“Quando c’era Lui…” nel 2015 sono arrivati in orario solo 2 treni ogni 100

di Daniele Dell'Orco
17 Gennaio 2017

Avete presente la vecchia massima un po’ trash che vuole i nostalgici del Ventennio addurre come motivazione per il loro nostalgismo i treni che “arrivavano in orario”? Ecco, forse si farebbe bene ad iniziare a contenere l’ilarità, visto che i problemi con cui devono confrontarsi ogni giorno 2 milioni di pendolari italiani (sui 13 milioni in totale che raggiungono il posto di lavoro in città diverse da quelle di residenza, il 22% della popolazione) sono sempre di più. Nei giorni scorsi i giornali britannici hanno parlato delle tariffe ferroviarie europee, dopo che il prezzo dei biglietti dei treni nel paese è stato aumentato: il Regno Unito è il paese europeo in cui i pendolari spendono di più per andare a lavorare nelle grandi città in treno, e dove in generale viaggiare da stazione a stazione costa di più. Il Post ha messo insieme un po’ di dati europei da cui si vede che i treni in Italia costano meno e sono anche più sicuri rispetto a molti paesi europei, ma sono comunque aumentati di prezzo a fronte di un servizio sempre peggiore, dacché non c’è un treno che sia uno in grado di arrivare in orario.

Secondo Pendolaria, una campagna di Legambiente dedicata ai treni regionali e locali italiani, le regioni in cui i prezzi dei biglietti dei regionali sono aumentati di più dal 2010 al 2016 sono il Piemonte (più 47,3 per cento) e la Liguria (più 41,24 per cento); le regioni in cui sono aumentati meno sono la Sardegna (più 9 per cento), il Molise (più 9 per cento) e la Sicilia (più 7,7 per cento).

Gli aumenti dei prezzi, contenuti rispetto al resto degli Stati europei attrezzati con una grande rete ferroviaria, è dovuto anche al fatto che gli italiani viaggiano in treno molto meno rispetto a tedeschi, francesi e britannici: nel 2014 – l’anno più recente per cui si dispone di dati per tutta l’Unione Europea – il numero di chilometri percorsi in media in treno da un cittadino britannico erano 1.005, per un cittadino tedesco 1.126, per un cittadino francese 1.359, mentre per uno italiano erano 804. Il motivo, al di là del costo, sarà anche dovuto alla qualità scadente del servizio, che persuade sempre più persone a bypassare i binari come mezzo di trasporto.

Negli ultimi anni infatti si viaggia di più in treno in Italia, ma soprattutto grazie ai treni ad alta velocità. I servizi disponibili sugli altri tipi di tratte invece sono diminuiti, secondo Pendolaria: in 15 regioni InterCity e regionali in servizio. Tra i treni regionali la frequenza è molto più bassa in Italia rispetto alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea: sono meno di 20 al giorno tra due stazioni, mentre in Svezia, dove sono più frequenti, possono essere più di 80. In Germania più di 40.

Capitolo ritardi: il 91,6 per cento dei treni di media e lunga percorrenza (quindi tutti i Frecciarossa, i Frecciargento, i Frecciabianca, gli InterCity e InterCity Notte) del 2015 hanno avuto ritardi all’arrivo fino a 15 minuti. Ma si riesce addirittura a far peggio. Se nel medesimo anno ricordate di essere stati a bordo di un treno regionale in orario sappiate che si trattava di uno dei due treni ogni 100 che hanno goduto della stessa fortuna. Se si considerano i soli regionali, infatti, la percentuale sale al 97,9: praticamente tutti.

La Spagna, per dire, è uno dei paesi con una grande rete – anche se piccola in rapporto al suo territorio – ed è quello in cui si verificano meno ritardi: più del 95 per cento dei treni è puntuale. Secondo lo Study on the prices and quality of rail passenger services, sempre tra i paesi con grandi reti ferroviarie, la Germania e l’Italia sono quelli in cui ci sono più ritardi sui treni a lunga percorrenza: in entrambi i paesi meno del 75 per cento dei treni sono puntuali. Ma i ritardi italiani e quelli tedeschi sono diversi: in Germania un treno è considerato in ritardo se raggiunge la stazione d’arrivo dopo 5 minuti e 59 secondi o più rispetto all’orario previsto, in Italia la soglia è 15 minuti. Nel 2014 solo in Ungheria e in Slovenia i treni regionali e locali sono stati più in ritardo che in Italia. Un altro demerito dei treni regionali e locali italiani è che sono stati tra i più cancellati in Europa nel 2014, dopo quelli ungheresi e lituani.

Come spesso succede nel Bel Paese risolvere una questione del genere non è semplice, anzi, è in sostanza un cane che si morde la coda. L’italiano ogni 5 che continua a spostarsi con i treni lo fa per necessità economiche, proprio perché i nostri treni sono molto meno costosi non solo di quelli britannici, ma anche di molti altri paesi europei. Per aumentare l’efficienza e la qualità dei servizi si dovrebbe dunque far pagare un biglietto un po’ più salato (non per forza un assioma certo, per carità), ma a quel punto le tasche di 2 milioni di persone si alleggerirebbero. Aumentare l’efficienza senza aumentare i costi è poco auspicabile, visto che nonostante i progressi tecnologici i disservizi peggiorano col passare degli anni. Certo, qualche vecchio nostalgico la soluzione ce l’avrebbe: “Quando c’era Lui…”