Asia Argento, Asia Argento, Asia Argento!

di Daniele Dell'Orco
28 Agosto 2018

Con un ministro sotto indagine, un comune dei Castelli Romani in rivolta per l’arrivo dei migranti della Diciotti, e una ricostruzione quantomeno problematica del Ponte Morandi, di argomenti cruciali su cui riflettere ne è pieno il Paese. Tra questi, non c’è posto per il boomerang mediatico di cui è rimasta vittima Asia Argento. Le sue notti allegre con il minorenne Jimmy Bennett, francamente, interessano il giusto. Anzi, a quella vasta platea di italiani che per anni è stata controvoglia bombardata da ogni possibile dettaglio (e fantasia) sulle prestazioni sessuali di Berlusconi interessa quasi più che la faccenda rimanga confinata nelle camere da letto. Ma proprio per questo c’è da fare uno sforzo. Uno sforzo per impedire che una colossale figuraccia finisca del dimenticatoio del velavevodettismo. Ora che in tanti pensano che il karma abbia già degnamente punito la signora Argento, bisogna, controvoglia, tenere alta l’attenzione. Affinché ci siano conseguenze non solo e non tanto su di lei, ma su uno di quei mastodontici bluff progressisti che per settimane, mesi, anche grazie a lei (in veste di vittima) ha contribuito a minare le già piuttosto compromesse fondamenta del mondo occidentale.

Asia Argento lo sa bene. E infatti, saggiamente, si è rinchiusa nel silenzio. Quel silenzio che rappresenta anch’esso un privilegio per pochi. Perché a parti inverse, con le truppe cammellate del progressismo chiamate a raccolta, un capo d’accusa (peraltro tutto da dimostrare) è diventato ben presto caccia all’uomo. Caccia agli uomini. In pochi giorni, sulla scia di Harvey Weinstein sono saltati fuori almeno dieci presunti molestatori seriali, è stato fondato un movimento di portata planetaria che provasse a risolvere tutte le disuguaglianze della storia dell’umanità e le portatrici di valori sani sono diventate messaggere politiche (con quel pugno chiuso sfoggiato senza timore di ripercussioni tipo legge Mancino ovunque e in qualsiasi momento). Il #metoo è diventato sovversivo! Perché quando si tenta di stravolgere lo status quo con delle istanze quantomeno iperbolizzate si scende nel campo della sovversione.

Ora, al di là del contrappasso che ha colpito uno dei volti (seppur il più noto) del movimento che continuerà comunque a far danni, il tutto resterà confinato alla sfera privata di Asia Argento. Che magari andrà in Amazzonia, o magari no, ma il #metoo resta, con quel carico di ipocrisia che si porta dietro. Insomma, secondo quale sistema di pesi e contrappesi un caso di (presunte) molestie riesce a campeggiare su tutti i media del mondo per settimane, trasformando i suoi agnellini in influencer, e un altro caso di (presunte) molestie si risolve con una reprimenda nemmeno così severa?

Se il caso Weinstein non fosse già stato sufficiente per dimostrarlo, Asia Argento è una che sa bene come gira il mondo. Lo ha sempre saputo. E stavolta sa che, a trasformarsi da regina a pedone il passo è breve. L’importante è la salvaguardia della causa. Ma quale causa? Asia è stata tradita da una semplice gelosia, quella della modella Rain Dove nei confronti della compagna Rose McGowan, altra paladina del #metoo un po’ troppo vicina alla figlia del re del noir.

Ed ecco la chiave di tutto: il movimento di moralizzatrici inserite a tutti i livelli della società e diventate fiore all’occhiello delle più becere battaglie progressiste devastato da liti da banchi di scuola.

Di questo si dovrebbe parlare. Tutti i santi giorni. Non sarà importante (quasi) per nessuno. Ma lo diventa dal momento in cui si decide, e si deve decidere, da che parte stare: da quella degli sputasentenze o da quella dei naif troppo impegnati a discutere (solo) su come abbassare il debito pubblico da non rendersi conto che, mentre si disquisisce, si viene privati del diritto di poter crescere i propri figli in un mondo in cui non c’è bisogno di spiegare loro la differenza tra mamma e papà.

Per inciso: il silenzio di Asia Argento i suoi frutti li sta avendo. Perché la poltrona da giudice di X Factor, nonostante le tante chiacchiere, al momento non gliel’ha tolta nessuno. E visti i precedenti in casa Sky (Paolo Di Canio bandito dalle trasmissioni sportive per via del tatuaggio DVX sul braccio e poi riammesso dopo pochi mesi con le acque calme) non è nemmeno detto che la Argento non possa essere fatta uscire dalla porta per poi rientrare dalla finestra. Per questioni contrattuali, penali da pagare, processi che non si sa nemmeno se inizieranno e a quale sentenza potranno portare.

Insomma, quel senso di superiorità di cui si fanno portatori da sempre i protagonisti di un certo tipo di visione del mondo, è un lusso che non ci si può più permettere. Perché mentre Asia Argento per qualche settimana resterà nell’ombra, il #metoo continuerà a fare propaganda, la prossima frontwoman a difesa di qualche ingiustizia potrebbe non avere la sua stessa “sfortuna”, e tutti noi potremmo ritrovarcela Ministro delle Pari Opportunità.