GDPR, imparare a districarsi tra le normative per proteggersi meglio
26 Maggio 2018
In queste settimane si è parlato molto di privacy e dell’attuazione del GDPR – General Data Protection Regulation, e possiamo essere certi che sarà un argomento che non si esaurirà prima di diversi mesi.
Ne hanno parlato stampa, giornali, e ci ha coinvolto in prima persona a tutti noi con le numerose mail informative ricevute in questi giorni da parte di chi si adeguava a questa normativa.
Ma di cosa si tratta? L’ennesimo costoso vincolo burocratico che ci regala l’Unione Europea? In realtà è una disciplina che ha bisogno di essere trattata con accuratezza per capire che si potrebbe trattare finalmente di un servizio di cui sia imprese che cittadini potranno usufruire.
Intanto partiamo con il dire che questo provvedimento vide per la prima volta la luce nel 2012, per essere definitivamente approvato, dopo quattro anni di dibattiti e trattative, nel 2016. Le disposizioni rafforzano la protezione dei dati, coerentemente con le attuali preoccupazioni sulla privacy, e devono essere rispettate sia dalle aziende con sede nell’ Unione Europea sia da quelle che, pur avendo sede al di fuori della UE, elaborano dati dei cittadini di uno Stato membro. Il Regolamento avvia la responsabilizzazione dei titolari del trattamento e l’adozione di un approccio basato su una costante valutazione del rischio che un determinato trattamento di dati personali può portare per i diritti e le libertà degli interessati.
Entra in vigore, come ormai sappiamo bene, in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, imponendo obblighi stringenti sul trattamento e la gestione dei dati dei cittadini europei. Tra gli elementi salienti del testo assume sicuramente un’importanza rilevante l’introduzione della figura del DPO (Data Protection Officer), che coinvolgerà in prima persona tantissime imprese italiane, e qui si spiega il perché della valanga di mail che stiamo ricevendo.
Per intenderci, saranno tenuti alla nomina del responsabile della protezione dei dati personali sopracitato attività come: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle “utilities” (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/ diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.
Le normative degli Stati Membri sono state armonizzate con l’introduzione del Regolamento che si applica in tutti i 28 Stati Membri ed a tutte le società extra UE che offrono servizi e beni ai cittadini europei. Le violazioni del GDPR comportano pene severe, con multe fino a 20 milioni di euro o del 4% del fatturato globale se superiore.
Fino a qui abbiamo parlato di obblighi giuridici, adeguamenti e certificazioni, corsi di aggiornamento, multe in caso di violazioni; insomma tutti elementi che portano come anticipato in apertura a far pensare che anche stavolta gli italiani perderanno una grande quantità di tempo e soldi.
Come far comprendere quindi che si tratta di una grande opportunità per vincere le sfide del mercato del lavoro? di un investimento che va ben oltre la mera imposizione normativa? Possiamo partire dall’affermare, certi di non poter essere smentiti, che la protezione e il controllo dei requisiti dei dati utilizzati per il raggiungimento di una determinato lavoro è essenziale per garantire la validità di un’attività commerciale e industriale.
Pensiamo a quanto la tecnologia stia prendendo sempre più spazio in ogni settore, dall’erogazione dei servizi alla persona alla produzione di beni collettivi, e quanto sia importante che i dati che si inseriscano in queste macchine siano sicuri e controllati. Qualche settimana fa, proprio su Nazione Futura, analizzammo i pro e contro dell’avvento sempre più veloce e immediato dell’intelligenza artificiale nella nostra quotidianità.
Ecco è proprio in questo contesto che si deve inquadrare l’esigenza di una disciplina come il GDPR.
Immaginiamo un sistema robotizzato addetto ad autorizzare o negare l’accesso ad un determinato luogo (per semplificare, un semplice dispositivo di allarme come quello che abbiamo nelle nostre case) che per errori dovuti ai dati forniti e inglobati negli algoritmi, confondesse il codice da inserire per permetterci di entrare. O ancora a un veicolo a guida intelligente (senza quindi la presenza di un essere umano) che per un errore dei dati e degli algoritmi che li usano, confondesse segnali e compiti da eseguire. Le conseguenze sia per la aziende che producono questi dispositivi e queste macchine sarebbero estremamente gravi.
Questi sono esempi banali ma che aiutano a capire dove si vuole intervenire e per migliorare cosa. Diversi articoli riportano poi quello che forse è il caso più classico: le iscrizioni, gli abbonamenti, o le prenotazione fatte via web, tutti quei dati personali che inserimento quotidianamente in un sistema informatico. Grazie al GDPR impone che sia sempre possibile all’ interessato conoscere la logica con la quale questi trattamenti avvengono e chiederne, se necessario, il controllo umano.
Per una volta quindi possiamo uscire dal solito guscio difensivo nel quale ci rintaniamo quando l’Unione Europea decide di intervenire con direttive e regolamenti. In questo caso possiamo davvero guardare con meno diffidenza questa normativa, e capire meglio come ci potrebbe tornare utile.