Berlusconi è tornato, ma tra i leader del centrodestra la distanza resta notevole

di admin
26 Giugno 2017

La sfida era tutta tra centrodestra e centrosinistra. Ma l’onda d’urto della coalizione che tiene insieme Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia ha travolto il Pd. Ai ballottaggi il centrodestra non solo espugna Genova, roccaforte rossa da settant’anni, ma vince a Sesto San Giovanni, da sempre definita la Stalingrado d’Italia, a La Spezia e soprattutto all’Aquila. E ancora: strappa Verona all’ex leghista Flavio Tosi e conferma Sergio Abramo alla guida di Catanzaro. Unica punta di amarezza è Padova dove a Massimo Bitonci non riesce la riconferma.

La sfida simbolo è sicuramente quella di Genova. Per la prima volta dal dopoguerra, il candidato del centrodestra unito Marco Bucci vince nella città della lanterna. “È un risultato storico”, esulta il governatore Giovanni Toti parlando già di “metodo Liguria”. “La Liguria è sempre stata una regione rossa – incalza – ma il vento è cambiato grazie alla nostra capacità di aggregazione”. Genova non è la sola roccaforte rossa a capitolare. A La Spezia vince Pierluigi Peracchini, mentre Roberto Di Stefano strappa Sesto San Giovanni (Milano). Il centrosinistra perde anche L’Aquila dove viene eletto sindaco Pierluigi Biondi. Al centrodestra va anche Verona, dove finisce l’era di Flavio Tosi: la compagna Fabrizia Bisinella, sostenuta anche dal Pd, si ferma al 42%. Federico Sboarina è il nuovo sindaco con il 57% del centrodestra. Il centrodestra conquista poi Catanzaro con Sergio Abramo.

Una trionfo che rappresenta alla perfezione il “ritorno” di tale Silvio Berlusconi. Eppure, il cammino verso il Governo del Paese è ancora lungo. La sensazione, anche dopo essersi resi conto di una potenza di fuoco notevole, è che i leader del centrodestra quando iniziano a parlare proprio non riescano ad andare d’accordo. Toti, il “regista” della “centrodestrizzazione” della Liguria, dice:

“Un messaggio per Berlusconi ma anche per gli altri dirigenti del centrodestra e di Forza Italia: gli elettori ci vogliono uniti, non vogliono che strizziamo l’occhio a Grillo o a Renzi. L’altro messaggio – prosegue – è che noi abbiamo le energie e le capacità per governare il territorio al nostro interno, senza andare a cercare gli ‘uomini della provvidenza’, parlo dei vari Montezemolo, Draghi, Calenda”.

Con il leader di Forza Italia però la distanza resta siderale: “Io – spiega Toti – sono per il maggioritario, per un premio alla coalizione, per il dire agli elettori cosa faremo prima del voto, e non per il tenerci le mani libere”. Una coalizione che deve prendere dentro tutti: “Da Forza Italia alla Lega, alla Meloni, a Fitto, ad Alternativa popolare. Con uno schieramento del genere possiamo ambire addirittura al 40% previsto dall’Italicum e guadagnarci il premio di maggioranza”.

Resta, per Berlusconi, un dato certo: “Sono tornato e si vede”, con “quarantasei interviste alle tv locali” che “sono state una iniezione di fiducia”.