Budokan: le arti marziali per tutti a San Mauro Pascoli. E chissà che Tokyo….

di Redazione Romagna Futura
28 Maggio 2018

Per una volta si parte dal fondo. Meglio, da una frase pronunciata a chiusura di un lungo discorso che può davvero diventare un volano molto interessante: «L’entrata del karate come sport olimpico alle prossime Olimpiadi di Tokyo nel 2020 accenderà nuovi riflettori sul nostro sport e sicuramente si apriranno nuove prospettive». A parlare è Andrea Silenzi, da oltre 30 anni praticante, ed ora maestro, istruttore ed uno dei responsabili della scuola di arti marziali Budokan di San Mauro Pascoli. Volendo proprio approfondire tale discorso, su come tale sport sia radicato sul territorio, ci siamo dunque rivolti ad una delle scuole principali della Romagna.

Buongiorno signor Silenzi, il Budokan nasce nel 2005. Come si è evoluto nel tempo e ora quanti partecipanti può vantare?

«L’idea di aprire un corso a San Mauro Pascoli e chiamarlo “Budokan”, letteralmente “Scuola di arti marziali”, è venuta al termine di uno degli allenamenti più estenuanti che io ricordi con il mio amico Daniele Arcangeli. E’ stata proprio la soddisfazione che provavamo in quel periodo, e anche oggi, al termine di ogni lezione a spingerci a questo passo: ci sarebbe piaciuto poter condividere queste forti emozioni con nuovi praticanti. Così, nel 2005, abbiamo aperto un corso nella palestra di via Monti con un piccolo gruppo di 11 bambini dai 6 ai 11 anni. L’anno successivo si è aggiunto un secondo gruppo sempre di bambini ed è partito anche il corso adulti. Abbiamo raddoppiato gli iscritti nel giro di tre/quattro anni, tanto che con il sostegno della amministrazione comunale di allora, abbiamo avuto la possibilità di spostarci nella palestra della scuola media dove stiamo continuando i corsi di tutt’oggi».

E non vi siete più fermati.

«La voglia di divulgare questa bellissima disciplina sportiva e la crescita di alcuni nostri ragazzi come insegnanti, ci ha spinti ad aprire nuovi corsi. Nel 2010 è partito il corso 4-5 anni di gioco karate, nel 2012 è nato il corso a Borghi che oggi conta quindici allievi, nel 2016 si è aggiunto il corso bambini a San Vito con oggi venti praticanti che, assieme al gruppo storico di San Mauro ci ha fatto raggiungere l’incredibile numero di 150 allievi, cifre incredibili per il karate che è da sempre un sport meno conosciuto rispetto ad altri».

Avete saputo raccogliere notevole entusiasmo.

«L’entusiasmo ha ‘travolto’ anche un gruppo di genitori dei nostri ragazzi, i quali hanno dato vita al gruppo “Budofans” che da allora ha sempre supportato i ragazzi nelle trasferte e nell’organizzazione degli eventi. Il Budofans, gruppo simpatizzanti per il Budokan, collabora strettamente con noi maestri ma è anche molto attivo e indipendente nei progetti sociali e di beneficenza. Abbiamo avuto poi centinaia di altre partecipazioni con i nostri corsi di autodifesa femminile “Libera dalla Violenza”, i corsi di karate e disciplina nelle scuole elementari, i corsi di autodifesa al Liceo Scientifico e tutti coloro che hanno provato anche solo per poco questa attività nelle lezioni dimostrative, in spiaggia, nelle scuole medie….».

Che rapporto ha con il karate?

«Ho iniziato a praticare la disciplina nel 1986, allora non esistevano corsi per bambini. Il karate veniva praticato nel su aspetto più duro e marziale per cui i miei 12 anni erano l’età minima per intraprendere questa disciplina con la serietà e l’impegno che essa richiedeva. Il mio modo di vedere il karate e le arti marziali in genere è cambiato nei miei 32 anni di pratica, si è evoluto e in un certo senso è maturato. Ho iniziato a praticare sulla scia dei film di Bruce Lee, ero attratto dall’aspetto più spettacolare e cinematografico di questa disciplina. Con il passare del tempo ho apprezzato l’aspetto tecnico, agonistico, mi è sempre piaciuto mettermi alla prova e cercare di migliorarmi, e il karate era l’ambiente ideale. Oggi per me il karate è un compagno di vita, oltre che una passione, perché continua tutt’ora a regalarmi preziosi insegnamenti che cerco di mettere in pratica pure nella quotidianità».

Qual è il messaggio principale che insegna ai sui allievi?

«L’agonismo inizialmente non è mai stato percepito come il fine principale dell’allenamento. Il karate tradizionale che pratichiamo punta alla crescita personale, al rafforzamento del fisico e della mente, a formare il carattere. Il lato agonistico è qualcosa in più, un ulteriore strumento per questo percorso di crescita che, però, negli ultimi anni è divenuto sempre più un esigenza per i ragazzi».

Ecco, ipotizzando di parlare con un loro di loro che vorrebbe entrare nella scuola. Quali traguardi, con impegno e perseveranza, potrebbe raggiungere?

«Abbiamo aumentato il livello tecnico dei nostri ragazzi tanto da aver avuto accesso alle selezioni per i Campionati Italiani del 2016 e 2017, in occasione dei quali abbiamo conquistato anche delle medaglie d’argento e di bronzo. E quest’anno abbiamo fatto un ulteriore passo di qualità con ben 8 atleti qualificati a partecipare ai Campionati Italiani di giugno 2018 a Lido di Ostia. Non solo, abbiamo dei ragazzi che si allenano costantemente a Bologna con la squadra regionale dell’Emilia Romagna, uno dei quali ha ottenuto l’accesso ai “raduni azzurrabili”, una serie di allenamenti in cui i coach nazionali selezionano i possibili candidati per la Nazionale Italiana».

Quali sono i prossimi obiettivi del Budokan?

«Il Budokan è nato senza grandi obiettivi e senza troppe aspettative, tanto che i primi 3 o 4 anni siamo rimasti sorpresi dal numero di allievi raggiunto pur trasmettendo l’insegnamento del karate in modo del tutto naturale e spontaneo. Abbiamo trovato il successo di questo modo di insegnare proprio nei valori che abbiamo trasmesso ai nostri allievi e da lì ci siamo costruiti un’identità: il Budokan sarebbe stato, e lo è tutt’oggi, un punto di riferimento per chi sente il desiderio di crescere, di migliorarsi. Il Budokan è l’ambiente per chi cerca soddisfazione non nella medaglia vinta, ma nel proprio personale obiettivo raggiunto e nella piccola o grande difficoltà superata. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e lo è sia che si parli di un bimbo di 6 anni alle prese con le prime insicurezze, un esperto agonista che cerca il massimo da se stesso o un adulto, non più giovane, che vuole rimettersi in gioco e riscoprire i benefici dello sport».

In atto però c’è anche un progetto di sviluppo, giusto?

«Sicuramente tra i nostri obiettivi c’è anche quello di aumentare le sedi dei nostri corsi. Dal prossimo anno saremo anche a Igea Marina presso la struttura del Gelso, per far si che i nostri ragazzi, con l’esperienza necessaria per l’insegnamento, abbiano la possibilità di proseguire il nostro percorso. Il sogno nel cassetto sarebbe avere una struttura idonea a nostra disposizione: abbiamo ragazzi e attrezzature che ci permetterebbero di crescere ancora di livello e sperare di affacciarci in un panorama agonistico internazionale o mondiale, ma ci mancano spazi e orari nelle strutture comunali. Quelle private hanno costi di affitto e di allestimento insostenibili. Siamo certi che l’occasione arriverà, come detto l’entrata del karate come sport olimpico a Tokyo nel 2020 potrà essere un valido aiuto».