Marcia per la Vita 2021: “Lotta sino alla morte per la verità, il Signore Dio combatterà per te”

di Sofia Prezzia
29 Maggio 2021

A Roma su via dei Fori Imperiali sotto un sole splendente di fine maggio, sono scese in piazza – secondo i dati della Questura – circa 5000 persone tra famiglie, bambini, associazioni e gruppi ma soprattutto giovani non per manifestare ma per combattere in nome della Verità, per affermare a chiare lettere che l’aborto è la più grande piaga che possa affliggere le società odierne.

La Marcia per la Vita, di cui Presidente in Italia è Virginia Coda Nunziante, è giunta alla sua decima edizione che si è tenuta sabato 22 maggio nella Capitale.

Il movimento della Marcia per la Vita che si prefigge di difendere la vita dal suo concepimento fino alla morte naturale, ha sempre avuto un taglio internazionale: famosa è infatti la Marcia per la Vita di Washington che ogni anno raduna milioni di uomini e donne.

Anche per questa edizione diversi sono stati i relatori stranieri e italiani appartenenti a tutte le realtà sociali che hanno offerto il loro contributo a difesa della vita e della famiglia.

L’ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, Janusz Kotański, all’inizio del suo intervento cita l’Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II in cui si ribadisce l’inviolabilità della vita umana e afferma che a trent’anni da questa enciclica “abbiamo a che fare con trend, fenomeni socio-culturali e misure legali specifiche che cercano di sostituire la civiltà dell’amore con la civiltà della morte. Viene promosso un modello di vita che non solo giustifica i crimini contro la vita, ma in cui l’uccisione di bambini non nati viene presentata come un diritto inalienabile delle donne”.

Facendo riferimento al quinto comandamento delle Legge di Dio: “NON UCCIDERE”, l’ambasciatore ha definito l’aborto e l’eutanasia dei crimini che nessuna legge fatta dall’uomo può pretendere di legittimare. Ha continuato riportando i risultati ottenuti dal governo polacco attraverso politiche per il sostentamento delle famiglie e con la dichiarazione di incostituzionalità da parte del Tribunale Costituzionale della Polonia della “pratica eugenetica” e degli aborti selettivi nella legge sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni per l’ammissibilità dell’interruzione della gravidanza. Ha concluso incoraggiando il popolo pro-vita a non demordere: «Non dobbiamo aver paura! – Il bene vince sempre alla fine. Dobbiamo solo servirlo con tutto l’impegno ed il coraggio che abbiamo».

Di grande spessore è stato anche l’intervento dell’ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede e arciduca della Casa d’Austria, Eduard Habsburg, che sempre sulla scia delle politiche per il sostegno alle famiglie e per la tutela giuridica della vita umana in tutte le sue fasi ha raccontato come in Ungheria, negli ultimi nove anni, si sia registrato un aumento dei matrimoni del 40%, una diminuzione dei divorzi del 25% e degli aborti del 30%.

Ha poi affermato: “per un tale cambiamento è indispensabile la volontà del governo ad impegnarsi per le famiglie, aiutandole e dando loro il messaggio che tanti figli rappresentano un dono per la società. Le famiglie vanno aiutate economicamente, con prestiti a fondo perduto, tasse ridotte o abolite e aiuti finanziari per la casa o per altre esigenze”

L’ambasciatore ungherese ha dichiarato che per realizzare un effettivo cambio di paradigma e per poter far sì che le nostre società tornino a prosperare da un punto di vista etico (ma anche economico) è necessariopregareper le famiglie affinché siano poste al centro dello scenario pubblico e che i politici che si definiscono cristiani professino pubblicamente la loro fede e agiscano in quanto tali poiché cristianità e famiglia sono indissolubilmente legate.

La conclusione del suo intervento è stata particolarmente emozionante: intorno a mezzogiorno, l’ambasciatore ha intonato le note del Regina Coeli e la platea ha lodato la Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio con la preghiera di preservare le famiglie e il diritto alla vita di tutti i nascituri.

Parole forti sono state quelle pronunciate da John Smeaton che da circa 47 anni è Presidente della prima associazione pro-life dell’Inghilterra, la Society for the Protection of the Unborn Children, il quale ha affermato che viviamo in tempi dove l’ego, le pulsioni e i desideri dell’uomo hanno preso il posto di Dio e che il primo passo da compiere è sconfiggere l’idea, purtroppo dominante in tutto il mondo, che ci siano vite non degne di essere vissute.

Dal palco della Marcia per la Vita, Smeaton lancia un grido di aiuto e per certi versi di richiamo ai vertici della Chiesa Cattolica chiedendo ai Vescovi di spendersi maggiormente per la battaglia contro l’uccisione dei bambini nel grembo materno: “Il mondo pro-life necessita di essere rafforzato dalle voci inequivocabili dei vescovi di tutto il mondo che predicano fedelmente il Vangelo di Gesù Cristo per due ragioni: perché senza Cristo non possiamo fare nulla e perché l’intero messaggio del Vangelo sulla Verità, (…) sulla sacralità della vita umana (…) non è più affermato pienamente in nessun luogo secondo l’insegnamento della Chiesa. (…) Credo che se in Gran Bretagna avessimo anche un solo buon vescovo che proclamasse il Vangelo di Gesù Cristo e la crudeltà dell’aborto, questo buon vescovo potrebbe fare di più in 47 giorni per porre fine all’aborto di quanto abbia fatto io in 47 anni”.

E a coloro i quali credono che la Chiesa dovrebbe non prendere parte in questa lotta chiede: “Ai miei bravi colleghi pro-life che sostengono che dovremmo tenere la Chiesa fuori dalla battaglia per la vita, pongo rispettosamente la domanda di San Pietro a Nostro Signore: Da chi andremo? La Chiesa, e solo Essa, ha parole di vita eterna. Infine, ha concluso dicendo che “il movimento pro-life fa parte di una crociata storica molto più ampia e profonda per la restaurazione della Civiltà Cristiana”.

È noto che quasi in tutti i Paesi, la tendenza all’aborto selettivo e al ricorso alle pratiche eugenetiche sia in forte crescita. In Danimarca e in Islanda, alcuni medici si sono vantati di aver debellato la sindrome di Down, infatti, quasi il 100% delle donne che con la diagnosi prenatale scopre che il figlio che porta in grembo è affetto da questa sindrome decide di abortire.

Per condividere la propria esperienza personale è salita sul palco della Marcia per la Vita, la ventitreenne Anna Bonetti, influencer pro-life e testimonial di Pro Vita e Famiglia, sorda dalla nascita che con forza e coraggio dimostra ogni giorno come chiunque, anche il più diverso, ha diritto di vivere:

La mia sordità è stata spesso vista come una disgrazia e a scuola sono stata spesso vittima di bullismo ma devo soprattutto alla mia sordità la persona che oggi sono, e proprio grazie ad essa ho capito l’importanza di difendere la vita umana innocente sin dal grembo materno.

Anche coloro che vivono la mia stessa condizione vengono eliminati per mezzo della diagnosi prenatale (…). Mi sono convertita alla causa pro-life nel momento in cui sono venuta a conoscenza della scioccante verità sull’aborto dei bambini sordi. Infatti, la connessina 26, ossia il gene che provoca la sordità, è individuabile per mezzo della diagnosi prenatale. Diagnosi dopo la quale buona parte dei bambini “come me” non vedono più la luce. Per molto tempo mi sono sentita un errore, un pezzo difettoso della fabbricazione umana. Ma poi ho capito che l’errore non ero io, bensì il modo in cui la società mi aveva vista fino a quel momento e credo sia fondamentale restituire ad ognuno la dignità che merita. A volte vi è la concezione che essere contro l’aborto significhi essere contro la libertà, mentre l’unica libertà che viene negata è quella del concepito, che in quanto essere umano non ha alcun diritto (…) un paradosso inconcepibile, specie per una società che si fa paladina dei diritti di tutti e, poi, elimina prima della nascita chi è troppo diverso”.

Oltre alle tante associazioni ed onlus (da Universitari per la Vita, Pro Vita e Famiglia, CitizenGo, Farmacisti Cattolici, Giuristi per la Vitae Sentinelle in Piedi soltanto per citarne qualcuna) che si prodigano da anni per la difesa della vita umana, anche il mondo ecclesiale e politico è stato presente all’appello.

Virginia Coda Nunziante ha ringraziato i politici presenti in quanto anche se l’evento è apartitico ha affermato che “abbiamo bisogno dei nostri uomini politici, per abrogare la 194 e per cambiare quelle leggi del nostro Paese, che contrastano il diritto naturale”. Così, per Fratelli d’Italia erano presenti Isabella Rauti, Cinzia Pellegrino, Lavinia Mennuni; per la Lega, Lorenzo Fontana, Simone Pillon, Simona Baldassarre, Filippo Bianchi ed Andrea Asciuti; per Forza Italia, Maurizio Gasparri e per il Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi ed Andrea Brenna. Matteo Salvini, non potendo prender parte alla manifestazione, ha inviato un messaggio, in cui ha ringraziato tutte le associazioni pro-life ed in particolare, quelle che offrono sostegno alle mamme con gravidanze difficili.

Dal mondo ecclesiale sono arrivate voci imponenti e rigorose come quelle del Cardinale e Arcivescovo statunitense Raymond Leo Burke e del Vescovo di Sanremo-Ventimiglia, Mons. Antonio Suetta, il quale fece un comunicato ufficiale in cui condannava e confortava i fedeli per le blasfemie trasmesse dal palco dell’Ariston durante l’ultima edizione del Festival di Sanremo.

Il Cardinale Burke, nella veglia eucaristica tenutasi nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini la sera prima della marcia, ha ribadito con estrema chiarezza che occorre seguire la Verità di Cristo e non gli slogan del mondo ed ha invitato a comportarsi quotidianamente da “soldati di Cristo” che combattono “la buona battaglia” in tempi “tragici” per il mondo e di “confusione” nella Chiesa. Sono tempi in cui “la Verità non è più vista oggettivamente, ma soggettivamente, così da soddisfare gli impulsi e i capricci umani”, in conformità alle “menzogne imposte” dal mondo “che si rivela contro Dio”.

Il Vescovo Suetta nel suo discorso ha ribadito che “la principale causa della denatalità che spegne e mortifica soprattutto il mondo occidentale è la piaga dell’aborto, e non soltanto per i numeri – cifre da paura e da autentico genocidio -, ma anche per la mentalità da esso presupposta e, purtroppo, ulteriormente incrementata, una mentalità individualistica, edonista e priva di prospettiva verso un autentico orizzonte antropologico e un effettivo bene comune (…)”.

Ed è proprio in virtù di ciò che “lo scopo principale di questa manifestazione è ancora una volta di dire con chiarezza, con coraggio e con perseveranza instancabile che chiediamo la abrogazione di questa legge iniqua (…)”.

Deciso è stato l’attacco ai paladini dei diritti dell’era progressista che portano avanti una cultura e delle politiche che “sotto le inadeguate e mentite spoglie delle libertà personali e dei diritti individuali, minacciano uno dei capisaldi della umana convivenza: la famiglia. Il dibattito in corso sul ddl zan ne è amara conferma.

Ai sacerdoti che si ritrovano a proclamare la parola di Cristo in società intrise di idoli malsani e fortemente ideologizzate ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II: “consapevoli del ruolo ad essi spettante, non si assumano mai la grave responsabilità di tradire la verità e la loro stessa missione esponendo idee personali contrarie al Vangelo della vita quale il Magistero fedelmente ripropone e interpreta” (Evangelium Vitae, n. 82).

Al popolo in piazza, ai credenti e ai non credenti, alla classe medica, agli uomini e alle donne di scienza, ai giovani e a tutti coloro i quali si sentono parte di questa battaglia “pacifica” ha chiesto di non temere “di affrontare una cultura di morte dilagante, di annunciare i tesori della nostra fede e della sana ragione, di contrastare anche i poteri più forti con tutti i mezzi (…) Con buona pace, anzi con salutare tormento, di chi tanto in Europa come oltreoceano si arrampica sugli specchi per conciliare fede cattolica con sostegno all’aborto o ad altre situazioni contrarie alla legge di Dio! Può sembrare una battaglia impari, e umanamente magari lo potrebbe anche essere; non dimentichiamo però la storia di Golia e Davide: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti” (1 Sam 17, 45). Ci assistano e ci accompagnino la Beata Vergine Maria e San Giuseppe, che, docili alla guida di Dio, si sono sobbarcati anche la dolorosa e dura fatica dell’esilio, per sottrarre il Bambino Gesù alla furia omicida di Erode. Ci insegnino a smascherare ogni falsa idea di progresso e di libertà e a capire che chi vorrebbe condurci contro la verità di Dio non vuole il nostro bene, ma piuttosto i nostri beni, la nostra libertà e la nostra sottomissione. Di personaggi come Erode è piena la storia ed è pieno il mondo, e noi possiamo guardarli con lo sguardo limpido e sereno di chi sa che “non praevalebunt”.

La manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti e le parole della Presidente Virginia Coda Nunziante, la quale ha posto l’accento sulla cristianizzazione della società: “la Marcia per la Vita ha sempre rappresentato un evento unitivo. Dobbiamo desiderare che tutta la nostra società torni ad essere profondamente cristiana, perché solo in questo modo si ritroverà la pace, l’armonia, la crescita e la prosperità. La società o si converte o andrà verso un inesorabile declino”. 

Questa edizione della Marcia per la Vita si inserisce in una cornice particolare ed è stata ancora più sentita e partecipata poiché nell’ultimo anno, in molti Paesi del mondo sono state emanate delle leggi che hanno messo maggiormente a rischio il diritto alla vita dei nascituri e delle madri: è infatti, fondamentale sottolineare che l’aborto comporta gravi rischi per la salute delle donne che vi ricorrono.

Ad esempio, in diversi Stati europei, tra cui l’Italia con la pillola RU486 che può essere assunta fino alla nona settimana di gestazione, è stato approvato il ricorso all’aborto chimico senza ricovero ospedaliero; in Argentina è stato legalizzato l’aborto dopo un aspro confronto parlamentare e malgrado l’impegno a favore della vita della Chiesa locale; in molti Stati Usa è stato allungato il periodo di gestazione in cui poter procedere all’aborto e in Nuova Zelanda è possibile addirittura abortire fino al nono mese di gravidanza; in Spagna è stata approvata una legge che autorizza l’eutanasia e in Francia è attualmente in discussione una proposta di legge simile.

Voglio ricordare, inoltre, che il 24 maggio scorso, per la prima volta da quando la legge 194/78 è in vigore è stato presentato in una conferenza stampa all’Università LUMSA di Roma, un resoconto su I costi di applicazione della legge 194/78 in Italia (frutto del lavoro di economisti, medici, giuristi e con il patrocinio della Società italiana per la bioetica e i comitati etici, dell’Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici, della Fondazione Il Cuore in una Goccia e di Pro Vita & Famiglia), da cui si evince che oltre ad aver permesso l’uccisione di 6 milioni di bambini, la 194/78 è costata ben 5 miliardi allo Stato Italiano.

Temi come l’aborto e l’eutanasia vengono trattati sempre ed esclusivamente da una prospettiva ideologica che si trincera dietro termini e locuzioni semplificative usate ad hoc per trovare consenso facile tra la gente come ad esempio, “diritti umani”, “il corpo è mio, decido io” o definire “grumo di cellule” e non bambino il feto; ma per portare quante più persone a pensare che l’aborto sia un’azione da poter compiere con leggerezza e a far credere che non ci sia altra scelta possibile, i promotori dei “nuovi diritti” ribaltano anche le verità scientifiche: il dato oggettivo e biologicamente provato che nel momento stesso del concepimento si crea un nuovo individuo del genere umano (che possederà un DNA proprio, unico e irripetibile) viene completamente ignorato e molti si dilettano a inventare nuove teorie, infatti c’è chi chiama il bambino “prodotto del concepimento”, chi afferma che la vita inizia quando si forma il sistema nervoso e addirittura chi giustifica l’aborto fino al nono mese sulla base della convinzione che fin quando il feto non è al di fuori dell’utero della madre ed emette il primo respiro non si può definire un essere umano.

La menzogna regna sovrana e i movimenti e le associazioni pro vita, insieme a molte realtà civili, religiose, scientifiche e politiche lottano tutti i giorni, anche nei piccoli gesti quotidiani, per difendere ed onorare il diritto alla vita degli innocenti e indifesi.

L’obiettivo è porsi come banco della verità, della controinformazione e della formazione.

Trovarsi in quella via incorniciata dai Fori Imperiali e piena di storia, vedere e sentire le anime di chi come te non vuole spezzarsi di fronte alla furia e alla violenza di ideologie distorte, accorgersi che c’è una gioventù sana, viva, radiosa che punta al trionfo della Verità, che non è vero che a pensarla così si è in pochi e isolati, dà la gioia e la forza di continuare a percorrere imperterriti questa strada lastricata di difficoltà senza mai farsi intimidire perché si ha nel cuore il coraggio e l’amore per Qualcuno che tanto tempo fa disse: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).