Il Dio lontano, le riflessioni sul Bene e sulla Natura di Sossio Giametta

di Luigi Iannone
16 Novembre 2016

Sossio Giametta, autore di tanti libri su Nietzsche, raccoglie in questo suo ultimo volume dal titolo Il Dio lontano (Castelvecchi editore, euro 19,50), dieci conferenze di cui cinque tenute e cinque nuove.

Come si legge nella quarta di copertina sono riflessioni sul mondo, sul Bene, sulla Natura, sulle tre missioni essenziali di Nietzsche, sulla metafisica dell’amore sessuale, su Gesù, la Chiesa e il Cristianesimo, sul Dio lontano dei laici, sulla finis Europae, sul problema fondamentale delle neuro-scienze e sul dissidio odierno tra scienza e umanità. E per chi avrà il piacere di sfogliare questo bel libro ricco di riferimenti alla tradizione del pensiero europeo, si aprirà un ventaglio di sezioni analitiche che, a prima vista, possono sembrare sconnesse l’una dall’altra e che invece si ricompongono nel quadro complessivo disegnato del filosofo. Perché il libro è un condensato del suo percorso speculativo ma anche una sorta di eterno ritorno su questioni abbandonate da tempo ed ora riprese.

L’intento è filosofico e perciò la speculazione è di finissimo livello. Tuttavia, come capita sempre più di rado, sia per la scrittura che non eccede in inutili contorsioni linguistiche che per la varietà dei temi toccati, il lettore avrà dinnanzi a sé un volume di 140 pagine che scorre come un fiume in piena. E scorre nonostante la particolarità di una struttura organizzata per capitoli apparentemente a sé stanti.

Come si diceva, sono conferenze che vengono riportate su testo e quindi parrebbero avere una loro autonomia rispetto ad un nesso che per forza di cose devono possedere i capitoli di un libro. Se è possibile usare un ossimoro, possiamo perciò dire che in questo volume è ripresa in sintesi la summa del pensiero di Giametta. Il fatto che egli spazi, e con una certa confidenza, da una questione all’altra, denunciando e confutando, senza perdersi nella ermeneutica ma fornendo, appunto, per ogni argomento, una elaborazione analitica e quindi una propria prospettiva di analisi e di indagine, è fatto più che positivo.

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E ciò, forse, è già spiegato già nell’esergo di Pico della Mirandola che apre il libro: Se vedrai un filosofo discernere ogni cosa con netta ragione, veneralo; è animale celeste, non terrestre. L’invito di Giametta, alla fine di queste conferenze è proprio questo. Seguirlo con fiducia lungo questi inerpicati percorsi sempre carichi di una composita elaborazione filosofica ma che egli, alle soglie dei novant’anni, riesce a privare di freddezza e distacco: “Il senso della vita è la vita stessa, il suo sviluppo e il suo potenziamento. Nessun altro. Ogni altro preteso senso della vita o porta a questo o nega la vita. Beati coloro in cui il senso della vita è gagliardo! Perché la vita, o la possiedi o ti possiede”.