Benessere a lavoro, il club del libro della Vanoncini spa

di Redazione
13 Giugno 2021

Fare impresa in Italia, specialmente in questo momento storico, appare sempre più un atto di eroismo civile. La babele burocratica, l’eccessiva tassazione, nonché i numerosi e inveterati pregiudizi, scoraggiano molti ad aprire nuove attività, consegnando il Paese alla stagnazione e alla recessione. Una criticità che ha ricadute serie sull’intera rete produttiva e lavorativa nazionale. Il settore del privato eroga servizi e offre opportunità a milioni di persone. Negli ultimi mesi, inoltre, la precarietà e l’incertezza, dovute in parte all’emergenza sanitaria, hanno eroso intere filiere produttive, accrescendo disoccupazione, inattività e inasprendo tensioni sociali, soprattutto tra pubblico e privato. Abbracciare una politica di mero assistenzialismo non aiuta la ripartenza e non offre prospettive di crescita umana.

Colpevolizzare gli imprenditori, gravandoli di ulteriori richieste economiche, si configurerebbe, invece, come l’ennesima ingiusta vessazione nei confronti di chi, quotidianamente, si impegna a costruire un futuro per le nuove generazioni. È possibile coniugare le istanze dell’utile e del profitto con quelle della solidarietà e del servizio alla persona? Esistono modalità per ridurre la distanza, vissuta e percepita, tra l’autonomo e il dipendente? Fare impresa può coincidere, almeno in parte, con un progetto di edificazione etica e sociale? Si può essere liberali senza abbracciare fino in fondo le derive liberiste?

Sembrerebbe che a Mapello, comune della bergamasca, si stia concretamente realizzando un progetto di questo tipo. Danilo Dadda, amministratore delegato della Vanoncini spa, azienda che si occupa di edilizia sostenibile, ha dato vita a un’iniziativa che lo ha fatto salire agli onori della cronaca, ricevendo spassionati e unanimi elogi dalla stampa nazionale ed estera. In un articolo di Alberto Mattioli de La Stampa, il geometra cinquantaseienne è stato persino accostato ad Adriano Olivetti, colui che pensò la fabbrica quale luogo di valorizzazione della persona e non soltanto come contesto di produzione di merci e ricchezze. Dadda ha proposto ai dipendenti dell’azienda, ottenendo un seguito a tratti insperato e difficilmente preventivabile, la creazione di una club del libro. Per ogni libro letto e raccontato ai colleghi, in momenti assembleari, la Vanoncini si impegna a erogare un buono acquisto di 100 euro. L’iniziativa ha avuto un successo immediato: molti vi hanno aderito, dagli impiegati ai muratori, cimentandosi nelle letture di testi diversissimi per tipologia e contenuto. Libri di edilizia, di management, ma anche romanzi, testi poetici e trattati: la Vanoncini spa è divenuta un luogo di diffusione di cultura, un esperimento originalissimo di accademia contemporanea. 

Dadda, raggiunto telefonicamente, ha illustrato con chiarezza lo spirito e i principi che sottendono a tale iniziativa, riconoscendosi, tuttavia, profondamente sorpreso dalla notorietà raggiunta e dal clamore mediatico sollevatosi: “Non me l’aspettavo. Mi sembrava di avere fatto una cosa normale. Evidentemente normale non è. Ma mi fa molto piacere, mi suscita curiosità e interesse. L’obiettivo di questa iniziativa è la ricerca continua del benessere nell’ambiente di lavoro. Non costruiamo soltanto edifici, ma relazioni, cementandole con valori condivisi. È bello vedere padri e figli lavorare insieme nella stessa azienda, aiuta anche a ridurre distanze generazionali e ad agevolare la comprensione e il rispetto reciproci. Prima del cosa e del come, credo che sia doveroso porsi una domanda sul perché di ogni singola decisione presa: il capitale umano precede quello economico, non viceversa. È necessario adottare una logica “controintuitiva”, portando prima ogni singolo uomo al successo e alla realizzazione personale. Il successo dell’azienda è frutto di un viaggio continuo di scoperta, di una politica di alleanza, di una conoscenza e di un’amicizia che richiede tempo e pazienza. Per ricevere bisogna avere il coraggio di anticipare, di donare. Ai giovani dico sempre di diventare imprenditori e non semplicemente dei prenditori ”.

 Luca Bugada