25 aprile: gli assembramenti consentiti alla solita sinistra

di Redazione
27 Aprile 2021

di Federico d’Addato

Si è palesato e reso noto, se ancora non fosse stato chiaro, di come e quanto il doppiopesismo nel nostro Paese sia oltremodo ingombrante, oltre che ad essere intrinsecamente scorretto. Non per via ideale, opinabile di per se, ma per il corretto svolgimento della vita democratica. 
In questo caso specifico, è bene tenere presenti due contesti degli ultimi mesi, diversi nella forma ma non nella sostanza: le proteste dei ristoratori, dei commercianti, delle partite Iva e le manifestazioni per la celebrazione del 25 aprile.


Nel primo caso si pensa alle situazioni di Napoli e di Roma, definite dalla narrazione comune, e dai media mainstream, rispettivamente la prima come emendata da infiltrazioni camorristiche e la seconda come manifestazione di stampo fascista. Utilizzare questo termine ad un certo tipo di stampa evidentemente piace particolarmente, soprattutto per denigrare l’altro senza ascoltare le motivazioni, o magari aiuta a vendere copie in più ed aizzare la propria “tifoseria”, come dicono le malelingue.
Non è chiaro il motivo per cui, però, se pure ci fosse l’ipotesi che ci sia l’effettiva presenza di determinati elementi, non si sia parlato dei motivi che hanno dato vita alle proteste, per cui ridurre un intero movimento di persone, che portano avanti le proprie istanze, con appellativi che, nell’intenzione narrativa, ne sminuiscono l’intento è degno della peggiore propaganda totalitaria. 


Caso opposto per quanto riguarda la narrazione della giornata del 25 aprile, dove numerosi assembramenti, cortei, in cui il rispetto della normativa vigente riguardo il Covid è stato eclissato, sia stata portata avanti conducendo la linea della “sostanza”, tralasciando la “forma”, ovvero le regole che, e a questo punto bisogna dirlo, una parte d’Italia rispetta. 


Stando a quanto riporta, tra gli altri, il Corriere della Sera, ciò che è accaduto a Firenze ha avuto un risvolto ancora più grave.
È il priore della Basilica del Santo Spirito del capoluogo toscano a denunciare ciò che è accaduto.
Il corteo nella città durante la giornata di domenica è proseguito invadendo il sagrato ed impedendo ai fedeli di ascoltare la celebrazione religiosa. 
“La libertà di culto è garantita dalla nostra Costituzione”, dice giustamente il priore che si è sempre mosso nella direzione di mantenere il decoro dell’istituzione che rappresenta, seppur declinata, in questo caso, nella struttura locale.


Un’iniziativa promossa dalla confraternita agostiniana della zona è stata quella delle panche, per i fedeli, affinché si celebrasse la funzione nel pieno rispetto delle norme.
Queste sono state devastate da alcuni partecipanti alla manifestazioni che hanno rovinato e scritto termini non proprio rispettosi, fra i quali “maiale”, su di esse.
Problemi del genere erano già stati affrontati dai frati i quali si erano rivolti alle istituzioni locali, Prefettuta e Comune, che tuttavia, non hanno, al momento, agito in tal senso. 


La delusione della comunità religiosa per questi elementi ha portato gradualmente, magari anche in una reazione dovuta al momento di rabbia, ad una considerazione forte da parte del priore, che vorrebbe abbandonare il luogo dopo 750 anni.


Non è ancora chiaro dunque come mai i paladini del progressismo, i detrattori che tacciano di fascismo chiunque non sia d’accordo con la loro visione, senza neppure aprire un dialogo, si macchino poi di gesti non solo irrispettosi nei confronti di una fede, ma anche del proprio territorio, e ne siano anche giustificati.