Il revisionista Pino De Rosa e i fatti di Piacenza
31 Ottobre 2016
Va ripetuto fino alla noia. A costo di essere pedanti e monotoni: la Storia o si nutre di ‘revisionismo’ oppure è altra cosa; solo rimacinatura ideologica e nulla più. E se tanti, a parole, sono pronti in pubblico ad accettare e fare propria un’affermazione di tal genere, nella pratica fanno fatica a modificare presunte verità le quali, per le ragioni che tutti conosciamo, si sono museificate da sembrare inconfutabili.
L’opera di Pino De Rosa, casertano trapiantato a Piacenza, va in direzione opposta e perciò potrebbe alimentare di linfa vitale analisi spesso ammuffite. Si rifà a quella che può essere definita micro-Storia, vale a dire la vicenda di una singola persona o di una minuscola ed apparentemente impalpabile comunità, e che invece letta senza partigianeria, potrebbe risultare snodo decisivo per comprendere quanto accadeva in molte parti della Penisola sul finire della Seconda guerra mondiale.
Perché in una cornice del genere, nel mare magnum dell’aneddotica, i sostenitori della mummificazione della storiografia nuotano benissimo. A loro vengono offerti infiniti spunti da tramutare in provocazioni polemiche: stragi, rastrellamenti, massacri sono faccende in cui è pericoloso avventurarsi, pena l’accusa di negazionismo o di vetero-fascismo per chiunque si permette di non passare al vaglio dei loro giudizi, supremi ed inappellabili.
E invece, Pino De Rosa, va controcorrente. Da anni si occupa di quella che solo a degli stolti può apparire come minuta storiografia.
Ora esce con un nuovo volume che, ne siamo certi, solleverà il solito vespaio di critiche a causa di ricerche focalizzatesi sulla parte finale della guerra e in quel minuscolo perimetro geografico che raccoglie parte della provincia di Piacenza, dove partigiani, fascisti repubblichini e tedeschi si incrociarono non poche volte.
De Rosa si è già occupato di quelle terre e di quegli eventi, raccontando per esempio le vicende di Rodolfo Graziadei, l’ultimo ufficiale della RSI che si è spento all’età di 90 anni, un anno dopo avergli rivelato la sua biografia. Ora con questo libro dal titolo, Strà. Finalmente la verità, (Strà è una frazione del comune di Nibbiano) rivela fatti del luglio 1944 che precedettero un eccidio da parte dei tedeschi. Svela particolari e aneddoti che si erano persi nelle brume di un resoconto storiografico volutamente capzioso, addirittura carente sotto il profilo della verità storica, e che tira fuori con scrupolo certosino. Fatti di cui nessuno ha mai fatto cenno.
Poco più di cento pagine per mettere in fila ogni singolo episodio. Ma pagine che sono anche un percorso a ritroso nel tempo e perciò indirettamente attraversate da una serie di domande volutamente retoriche che avrebbe potuto fare ognuno di noi ed invece non vengono fatte a volte per pudore altre per vigliaccheria: 1) È mai possibile che la follia omicida tedesca non sia stata preceduta da qualche atto, da qualche azione violenta tale da far scatenare la ritorsione? 2) È mai possibile che nessuno ne abbia mai parlato?; 3) È mai possibile che nessuno abbia mai scritto nulla su quelle vicende? 4) E perché accadde a Strà, visto che si trattava di un insignificante posto lungo la via del ripiegamento tedesco, e quando le truppe naziste non avevano alcuna intenzione di attardarsi in combattimenti microscopici e strategicamente inutili?
Domande che percorrono tutta l’opera ma che rimangono giustamente sullo sfondo. Nel senso che De Rosa non divaga; non traccia coordinate pretestuose le quali, muovendo da quel singolo fatto, possano poi spiegare o tentare di giustificare violenze accadute in Italia. Sollecita la nostra curiosità ma opera da storico, nel senso più stretto del termine. Resta ai fatti senza tentare di dare giudizi sul contesto ideologico, militare, sulle vicende politiche nazionali e su tutto il resto. Perché se è vero che i nazisti, in giro per l’Italia, si macchiarono di tante e ingiustificate crudeltà, va anche detto che in non pochi casi furono risposte militari ad attacchi partigiani. Questione pericolosa e controversa dal punto di vista etico e militare e che nessuno vuole mai affrontare per ritorsioni e per non subire accuse di vario genere.
È evidente che, per questa piccola frazione di Strà, nessuno ha visto, nessuno sapeva e nessuno ha scritto nulla, e di conseguenza per De Rosa non restava che sobbarcarsi un lavoro immane. Partire da zero per ricostruire ogni singolo avvenimento. Ed è quello che ha fatto iniziando a scartabellare tra polverosi archivi, consultare registri comunali e cimiteriali, tenere contatti con le associazioni di ex combattenti tedeschi, sentire testimoni fino a rintracciare documenti inediti, e quindi scoprire l’identità e fotografare la tomba di un soldato tedesco ucciso mentre probabilmente riposava per i fatti suoi. Un lavoro immane di ricerca per giungere ad una semplice, banale verità storica. Poco prima di quella efferata azione tedesca, era stato ucciso questo soldato di nome Walter Koch. Ma nessuno ne ha mai parlato, nemmeno all’epoca. La morte di quel soldato fu quasi sicuramente il preliminare fattore scatenante della furia tedesca. Ma noi conoscevamo solo una parte di quella vicenda; la parte finale ci è svelata ora, dopo ben 70anni da Giuseppe De Rosa.
Tutte le informazioni sul libro sono su: https://www.facebook.com/strafinalmentelaverita/
