Referendum: No in vantaggio, lo spauracchio spread non funziona più

di Andrea Saponaro
19 Novembre 2016

L’ultimo sondaggio disponibile per il referendum costituzionale del 4 dicembre, uscito nelle ultime ore, da lo schieramento dei “no” in vantaggio di oltre sette punti percentuali, e la finanza e i mercati, con impeccabile puntualità, preparano la loro controffensiva: un ultimo assalto mediatico prima del voto. Il tentativo più evidente, ma non l’unico di questi giorni, di condizionare il voto popolare del 4 dicembre arriva direttamente dal premier Matteo Renzi, che cita il famigerato spread, la minaccia sempre buona con la quale terrorizzare i timorosi cittadini nei momenti decisivi per il futuro di questo Paese e la stessa scusa con la quale i mercati finanziari portarono a deporre l’ultimo Presidente del Consiglio scelto dagli italiani, Silvio Berlusconi. E’ proprio l’attuale premier, però, dicendosi bugiardamente non preoccupato dai sondaggi negativi, a fomentare la speculazione con messaggi del tipo “se vince il No, sale lo spread” i quali, oltre a non portare nel Paese l’unità di cui tanto parla, agitano e spronano le turbolenze dei mercati. La causa di queste, infatti, sono proprio le sue parole irresponsabili che terrorizzano gli italiani, non esclusivamente l’incertezza dell’esito del voto referendario.

Dopo queste affermazioni arriva puntuale la previsione di Bankitalia che pronostica delle forti turbolenze sui mercati nei prossimi giorni a causa del referendum. Gli indicatori di mercato, secondo il rapporto sulla Stabilità Finanziaria di Banca d’Italia, registrano un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre, proprio in corrispondenza con il voto.

La strategia adoperata da Renzi e dai mercati finanziari è chiara, ma siamo sicuri che sia efficace questa volta? La vittoria della Brexit e il più recente trionfo di Trump hanno aperto molti dubbi sulla infallibilità dei processi mediatici manovrati dai detentori dei più forti poteri economici mondiali. Infatti, chi ha investito nella Borsa inglese il giorno dopo la Brexit oggi guadagna anche al netto della svalutazione della sterlina. Stesso discorso, se non più evidente, per chi ha investito a Wall Street il giorno prima delle elezioni americane e che oggi si ritrova in tasca un +10%. Non solo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma anche nella gran parte di’Europa sta soffiando un vento di rottura contro questi poteri, in Italia incarnato dai sostenitori del No al referendum costituzionale, ognuno di questi per motivi diversi sia chiaro, e la “cura dello spread” questa volta non funziona, anzi potrebbe dare l’effetto contrario.

E’ ormai noto a tutti che l’economia italiana negli ultimi anni non sta vivendo un buon periodo e che il debito continua a salire. Inoltre, non è stata trovata nessuna soluzione alla questione delle banche, di cui tutti ne auspicavano un effettivo cambiamento. L’incertezza porta sempre delle turbolenze nei mercati, ma questo non vuole assolutamente dire che gli investitori avranno paura di comprare domani ciò che oggi è sconosciuto. I casi Brexit e Trump ne sono un esempio. Se oggi i mercati sono condizionati dall’incertezza, sono altresì dominati da una certezza: con la vittoria del Si i mercati non saranno più incerti, ma l’economia italiana resterà ancora una volta immutata così com’è.