Pubblica amministrazione, il nuovo dossier di Nazione Futura

di Redazione
7 Giugno 2021

È uscito il nuovo dossier di Nazione Futura in collaborazione con la Fondazione Tatarella intitolato “Pubblica amministrazione. Passato, presente e futuro. Per una nuova e libera Italia”. 
Il nostro Paese è di fronte alla scelta di cosa vuole diventare e soprattutto di come vuole affrontare il futuro. Questa pandemia, che ormai da oltre un anno ha invaso la nostra normalità, equivale chiaramente a una guerra, di conseguenza di fronte a un evento che ha raso al suolo il nostro passato bisogna rimboccarsi le maniche, stringersi intorno al tricolore e ripartire uniti.
Finita l’esperienza drammatica del Conte bis, un mix di assistenzialismo e improduttività mai visto prima, insediatosi esclusivamente per far sì che la brutale e cattiva destra non andasse a governare (tra le file del PD, e il resto del centrosinistra, risuonava questo eco), si è insediato il governo presieduto dall’ex presidente della BCE, Mario Draghi, l’uomo del “Whatever It Takes”, uomo illustre e largamente apprezzato all’estero, forse meno apprezzato in Italia, soprattutto da una parte di popolazione non avvezza al mondo delle banche e della finanza. Il governo Draghi, che rappresenta una (forzosa) unione di tutti i partiti italiani, eccezion fatta per FdI, tra i suoi primi atti ha posto attenzione alla Pubblica Amministrazione e alla coesione sociale. Il 10 marzo, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, alla presenza del premier e dei tre segretari sindacali di CGIL, CISL, UIL, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, il ministro della Pubblica Amministrazione ha annunciato la firma del patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale.
Il presidente Mattarella ha parlato dei dipendenti pubblici come il volto della Repubblica. Andando oltre al duello tra il dipendente pubblico garantito da qualunque evento avverso e il privato che è il primo a soffrire le conseguenze dannose derivanti dalla pandemia da COVID-19 (ma come da qualunque crisi), è effettivamente vero che i dipendenti pubblici sono i rappresentanti della Repubblica perché se il singolo dipendente pubblico lavora bene e al servizio del privato, va a crearsi quella coesione sociale necessaria per un paese forte e produttivo.

Crediamo siano molto significative anche le parole del premier Draghi, quando dice che «il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società, quindi se il primo funziona anche la seconda funziona, mentre se il primo non funziona la società diventa più ingiusta» ed è proprio da queste parole che vogliamo partire per comporre questo dossier.
Innanzitutto se vogliamo uno Stato in cui il settore pubblico sia quasi inesistente, allora da una parte non ci troveremmo in realtà in uno Stato bensì forse in una tribù, dall’altra crediamo sia umanamente ingiusto un’assenza totale dello Stato, essendovi settori di vitale importanza per tutti. Fermi tutti: non stiamo dicendo che il privato in questi settori di vitale importanza non possa essere imprenditore, ma stiamo sottolineando che lo Stato deve garantire un buon servizio a tutti i suoi cittadini (vedi, in primis, sanità e istruzione). Non usiamo la parola “servizio” casualmente, infatti il settore pubblico deve fornire un servizio ai cittadini, esserne un alleato e non un nemico, mettere il privato nelle migliori condizioni per arricchirsi (poi vedremo quanto sia necessario un cambio di paradigma nel rapporto tra PA e cittadini).
La scelta del governo Draghi di cominciare dalla PA è dovuta anche a quanto è richiesto all’Italia dalla Commissione europea nell’ottica del Recovery Plan.

Conosciamo tutti bene la farraginosità e le procedure elefantiache della nostra PA (non sono sicuramente solo questi i problemi), le quali possono e devono essere cambiate adesso grazie all’importante budget che ci arriva da Bruxelles. Un grande e visionario piano a cui è chiamata l’Italia e il resto d’Europa per rinascere da questa pandemia che sta creando un solco sempre più largo tra la crescita europea e quella orientale, e anche quella americana che gode di un intervento pubblico unico nel suo genere e nelle sue quantità.
Quindi, sulla scia del Patto sociale firmato il 10 marzo, abbiamo deciso di affrontare, sicuramente con un punto di vista più profano che tecnico in senso stretto, il problema del malfunzionamento della nostra Pubblica Amministrazione. L’obiettivo, va da sé, non può essere quello di trovare soluzioni, ma ci accontentiamo di proporre riflessioni, così da generare, speriamo, dibattito. Rimettendoci al giudizio di Voi lettori, crediamo valga la pena aver scritto queste parole su un tema tanto discusso quanto irrisolto, e, dato che una nuova Italia dovrà sorgere, quale tema è più appropriato di quello che andrete a leggere?

Jacopo Ugolini – Simone Zanin

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