Perché i liberali devono opporsi al Ddl Zan. Lettera aperta alla senatrice Bernini e a FI

di Redazione
14 Aprile 2021

Gentile Senatrice Bernini,

chi le scrive ha 31 anni, e quando nel 2006 ne aveva appena 17 si trovava con ad altri compagni di liceo a Piazza San Giovanni a Roma, rispondendo all’appello del Presidente Berlusconi contro uno dei Governi più illiberali della nostra Repubblica. Tanto premetto per chiarire i sentimenti di stima che, sin dall’adolescenza, legano la mia formazione liberal-conservatrice al ruolo che Forza Italia ha svolto, e spero vorrà svolgere ancora, per difendere l’ordinamento italiano da ogni deriva illiberale o, peggio, liberticida. Un rischio presente nelle tendenze culturali che, dietro l’allettante patina di una ‘uguaglianza’ omologante e la trasfusione di ogni pur legittima pretesa in un ’diritto civile’, sono mosse da matrici filosofiche e politiche di stampo smaccatamente social-marxista.

È per questa stima verso Forza Italia che sono rimasto perplesso davanti al tenore di alcuni passaggi contenuti nello scritto che ha pubblicato sul suo sito circa il Ddl Zan. Dichiarazioni che vale davvero prendere in considerazione, non senza aver premesso l’assoluta coincidenza di pensiero e sentimento che ci accomuna su due punti fondamentali: 1) l’inviolabile diritto individuale di vivere liberamente la propria identità e le proprie relazioni e 2) l’inviolabile diritto di farlo senza subire qualsivoglia forma di violenza o discriminazione, da reprimere, in caso, con la piena e pronta forza della Legge.

Lei riconosce che il Ddl Zan tocca i nervi scoperti di una visione liberale della società e dell’ordinamento giuridico, quando mette in guardia dal “rischio di travalicare il confine della tutela legislativa con l’effetto di imporre una diversa visione della società in odore di pensiero unico”, rischio al quale, aggiunge, “nelle sedi opportune va assolutamente trovato un correttivo” (sperando di trovare una maggioranza disponibile, aggiungo).

Come ricorderà, fu l’illustre e liberissima penna del compianto Piero Ostellino a criticare più aspramente l’ispirazione liberticida delle norme cosiddette ‘anti-omofobia’ (all’epoca il Ddl Scalfarotto), avvisando che “stabilire per legge ciò che è ‘politicamente corretto’ e ciò che non lo è significa teorizzare, e codificare, il reato di opinione” (CorSera 10/08/2013).

In effetti, è difficile trovare uno Stato estero in cui normative sovrapponibili al Ddl Zan non si siano diventate strumenti per imporre un regime di propaganda politica e di comportamenti omologati (per legge) su questioni essenziali come la sessualità, la famiglia, la filiazione, l’educazione, la libertà religiosa. Che cosa ci potremmo aspettare di diverso, in Italia, dal momento che il Ddl Zan fissa ciò che il cittadino deve (per legge) intendere per “sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere” nelle sue relazioni private (Art. 1)? Come lei ben sa, è anche sulla base di tali definizioni (legali) che un giudice valuterà presunte discriminazioni e violenze.

Così, sarà passibile di processo e condanna chi non riconoscerà a terzi quella ‘identità di genere auto-percepita’ che gli stessi (liberi di farlo) vorranno attribuirsi. In altre parole, il Codice Penale mi costringerà a trattare come se fosse una donna una persona che la mia ragione – non la mia fede – mi suggerisce a tutta evidenza essere, in realtà, un uomo. Non violerò un bizzarro galateo del politicamente corretto, Senatrice, ma il Codice Penale; quel delicatissimo strumento al quale, lei sa, ogni autentico liberale guarda solo in ragione di una extrema ratio assolutamente priva di vie alternative.

Che dire poi dell’altro pilastro liberale abbattuto dal Ddl Zan, il “diritto di priorità educativa” dei genitori (Art. 26 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) e quello di provvedervi “secondo le [proprie] convinzioni religiose e filosofiche” (Art. 2 Prot. Add. CEDU)? In che modo la libertà educativa è rispettata dalla previsione del Ddl Zan di una Giornata nazionale contro l’omo-trans-bi-fobia da celebrare nelle scuole, sulla cui scia si annuncia l’introduzione nelle classi di ogni ordine e grado delle opinabili dottrine sul genere fluido, sui poliamori, sull’utero in affitto…?

Chi assicura, poi, che l’iniezione di ideologia ‘gender’ nel Codice Penale operata dal Ddl Zan non permetterà a un giudice di revocare la potestà genitoriale al padre o alla madre che proveranno a distogliere un figlio dall’insano proposito di bloccare, con farmaci, il proprio sviluppo ormonale per facilitare una futura transizione sessuale? Chi assicura che non accadrà quanto è in corso in Canada mentre le scrivo, dove per una norma più blanda del Ddl Zan un padre è attualmente in carcere, in attesa di processo, per non aver assecondato la transizione sessuale della figlia quindicenne con approcci del tutto pacifici e rispettosi?

Per quanto la sola immagine di un simile scenario faccia tremare le vene ai polsi di un autentico liberale, lei scrive che, comunque, il valore aggiunto del Ddl Zan sia tale da “prevale[re] sulle criticità” appena citate. Deve trattarsi di un quid pluris giudico davvero eccezionale per meritare una posta in gioco così grave! In proposito, lei scrive che “non possiamo negare diritti di libertà a nostri concittadini che fanno parte, a pieno titolo e senza distinzioni, di quel perimetro all’interno del quale agisce il nostro contratto sociale”; pertanto, continua, “l’unico importante messaggio che va trasmesso attraverso questo atto legislativo” è “la certezza che se qualcuno cercherà di strapparvi o di comprimere questa libertà o di farvi del male (si sta rivolgendo a giovani omosessuali e transessuali/Ndr) verrà adeguatamente perseguito”.

Senatrice, senza giri di parole: dove, concretamente, l’ordinamento giuridico italiano manca di provvedere a una adeguata repressione di qualsiasi forma di violenza o discriminazione nei confronti di una persona che voglia vivere i propri ‘diritti di libertà’ sessuale e affettiva? Quale caso cita in cui a minaccia, insulto, offesa, lesione, violenza, fisica o morale, non sia seguita la risposta dello Stato per una qualche lacuna normativa da colmare con urgenza? Persino una vicenda tanto orribile come quella della giovane Malika, barbaramente cacciata di casa perché lesbica, ha dimostrato non solo la straordinaria risposta morale della società italiana, ma soprattutto la pronta tutela del nostro ordinamento giuridico, concretizzata nell’indagine aperta dalla Procura di Firenze per violenza privata (come minimo!).

Veramente Forza Italia contribuirà a mettere mano al Codice Penale, sfruttando la sua natura coercitiva, solo per ‘fini empatici’, solo per ‘trasmettere un messaggio’, pur importante? Veramente ritiene congruo ‘usare’ il Codice Penale affinché, scrive, sia “sradicata dalle menti deboli l’idea che essere omosessuali sia sbagliato o peggio ancora un atteggiamento da punire”? “Sradicare idee dalle menti deboli”… tramite il Codice Penale? Senatrice Bernini, mi consenta di dirmi onestamente turbato da un lessico che evoca le operazioni con cui gli Stati Totalitari pretendevano il dominio sull’intelletto dei loro sudditi. Suscita orrore l’idea che il Legislatore voglia dotare il giudice penale di uno strumento espressamente volto a rintracciare, nei comportamenti dei cittadini, il fumus di ‘idee’ da ’sradicare’ dalle loro ‘menti deboli’. Orrore.

Lo stesso Ostellino, nell’intervento già citato, affermava con sfrontato coraggio che “l’avversione per l’omosessualità – ciò che diciamo omofobia – è un’opinione eticamente sbagliata e moralmente censurabile, ma non è un reato. Giuridicizzarla significa confondere Etica e Diritto e creare le condizioni del reato di opinione”, rispetto al quale, continuava, “salterebbe fuori, prima o poi, qualche Procuratore della repubblica troppo zelante che si sentirebbe in dovere di «raddrizzare il legno storto dell’umanità» incriminando per omofobia chi dicesse che non si farebbe mai vedere in giro con un omosessuale. Una opinione stupida, ma pur sempre, e solo, un’opinione”.

Usare la Legge Penale per “raddrizzare il legno storto dell’umanità” o per “sradicare le idee dalle menti deboli”, Senatrice, non è e non sarà mai la formulazione liberale di una visione di diritto e di società. Spero davvero che Forza Italia, nel corso dell’iter legislativo incipiente, vorrà bilanciare con maggior criterio e prudenza i rischi profondamente liberticidi del Ddl Zan rispetto ai nobili e condivisibili scopi che, quand’anche non fossero davvero già tutelati dall’ordinamento vigente, potrebbero senz’altro essere rafforzati con strumenti ben diversi da quelli repressivi.

Forza Italia ha tenuto alta la bandiera della Libertà quando la ‘gioiosa macchina da guerra’ che la minacciava era tinta di rosso. In molti ci auguriamo che questa vocazione, più attuale oggi di allora, non venga meno sol perché quel rosso si è confuso in mezzo a mille sfumature arcobaleno.

Filippo Savarese

Attivista pro-family, già Direttore di CitizenGO Italia