Ora l’Europa ammette che esiste un problema migranti

di Daniele Dell'Orco
20 Maggio 2021

Non c’è più Salvini Ministro dell’Interno e di conseguenza le rimostranze dell’Italia sulla questione migranti possono essere ascoltate. L’Unione europea, con parecchi anni di ritardo, si accorge che il problema esiste, che i trattati penalizzano oltremodo il nostro (e gli altri Paesi di primo ingresso) e che l’unico modo per gestire il fenomeno non è deificare il ruolo delle Ong, bensì affrontare il tutto partendo dalla fonte.

In un’intervista a Repubblica, quindi senza correre il rischio di essere tacciati di sovranismo e xenofobia, la commissaria Ue agli Affari Interni, Ylva Johansson, mentre si prepara a partire verso Tunisi con la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, promette un nuovo Patto globale per affrontare la crisi da chiudere entro il 2021, un sostegno ai paesi partner per ridurre le partenze, un sistema di redistribuzione per aiutare l’Italia.

Fondamentale, secondo la commissaria, che l’Italia riceva solidarietà europea. Il riferimento è alla nuova riforma sulle politiche migratorie, ancora al palo per i veti incrociati tra i paesi di Visegrad e quelli del Mediterraneo: “Abbiamo imparato che la ridistribuzione volontaria non è abbastanza e dunque l’approvazione della riforma delle politiche migratorie con i ricollocamenti obbligatori è essenziale”. Una riforma che però, specifica, non potrà essere chiusa entro l’estate.

Sul blocco delle partenze, la commissaria, poi, continua, sottolineando che sta già “parlando con le autorità libiche e con il governo ad interim di Abdel Hamid Dbeibah” e che “ci sono riscontri e opportunità positive”. Un impegno senza precedenti da parte di un rappresentante europeo. “Sono pronta a impegnarmi per esplorare la possibilità di chiudere un nuovo accordo con la Libia senza aspettare le elezioni di dicembre“, prosegue ancora Johannson. “Abbiamo riscontri molto positivi con il governo ad interim, ci sono opportunità di lavorare bene con Tripoli – continua – Detto questo, ogni Paese ha le sue specificità, non si può fare un copia incolla di altre intese come quella con la Turchia. La Libia ha anche bisogno di strumenti e capacità nella gestione dei migranti e inoltre è inaccettabile lasciare le persone nei campi in cui oggi sono rinchiuse”.

L’Europa, insomma, sembra aver capito che senza risolvere al caos in Libia non si risolverà mai nemmeno il fenomeno degli sbarchi. E l’idea sarebbe quella di utilizzare 7 miliardi di quelli stanziati da Bruxelles per aiutare i Paesi in via di sviluppo a contrastare il Covid anche per fermare l’immigrazione. L’accordo, da stipulare con la Tunisia ma pure con la Libia, sarebbe: l’Ue stanzierà dei fondi per far riprendere l’economia, gli investimenti e l’occupazione, mentre le autorità locali si impegneranno nella gestione dei confini, nei rimpatri e nella riaccoglienza dei loro cittadini partiti verso l’Europa.