“Mai reclutato mercenari, in Donbass si combatte gratis”, intervista esclusiva ad Andrea Palmeri

di Daniele Dell'Orco
28 Maggio 2021

Sulla sua testa pende un Mandato di arresto europeo (MAE), spiccato dalla Procura di Genova nel 2018. È accusato di aver facilitato l’arrivo di mercenari italiani nella regione separatista del Donbass, in Ucraina dell’est, dove dal 2014 i ribelli filorussi mantengono armi il braccio l’indipendenza da Kiev. Andrea Palmeri, 41 anni, ex ultrà della curva della Lucchese, si è trincerato da anni dietro un silenzio di tomba.
Da Lugansk, ha deciso di raccontare in esclusiva a Nazione Futura la sua verità.
“In primis ci tengo a fare un appello a tutti quelli che mi cercano dall’Italia: smettetela di chiedermi di venire”.

  • Ma perché lo fanno? Vogliono fare i mercenari?

“Ma quali mercenari, qui non ce ne sono. Per via di questa fantasia dei combattenti pagati a suon di rubli sono venuti qui in tanti, da soli, poi sono scappati. O comunque sono rimasti delusi. Se parliamo di contractor, arruolati soprattutto in compagnie americane e inglesi e pagati molto bene, qui non ce ne sono”.

  • Perché desiderano partire, allora?

“Non so, mi scrivono in 10 al giorno. Molti sono avventurieri, in passato c’era qualcuno che pensava di accreditarsi nel mondo dei contractor. La maggior parte sono ragazzini, anche minorenni, che hanno la fascinazione per Putin e magari non sono entrati nell’esercito o nella legione straniera, magari vogliono cambiare vita, magari credono nell’euroasiatismo. Ma i mercenari da qui stanno alla larga, la paga arriva a 200 euro al mese a malapena”.

  • 200 euro per fare la guerra?

“Fino al 2015 non si prendevano nemmeno quelli. Non c’era l’esercito inquadrato. Combattevano per la maggior parte volontari. Ora le Repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno un esercito regolare. Se stai in posizione al fronte puoi prendere qualcosina per sopravvivere. Ma se non parli nemmeno russo non puoi fare quasi nulla”.

  • Conosci “Ivan il messinese”? I Ros l’hanno arrestato con l’accusa di mercenariato.

“Qui siamo in pochissimi italiani e ci conosciamo tutti. Se posso dare una mano a chi è qui lo faccio, ma non l’ho fatto entrare io. Anzi, gli avevo detto di non venire”.

PER APPROFONDIRE

Donbass – Le mie cronache di guerra,
di Vittorio Nicola Rangeloni, Idrovolante Edizioni
  • Com’è entrato in Donbass?

“Non lo so. Ci sono mille modi grazie a internet passando per la Russia e procurandosi un contatto qui. Altro che rete di reclutamento”.

  • Come sei finito a fare il guerrigliero in Donbass?

“Sono venuto nel 2014 come volontario per motivi personali [deve scontare alcune condanne definitive per risse, NdR] e perché amo Putin e la Russia. Ritengo rappresenti una possibilità politica ed economica per l’Europa”.

  • Davvero non venivi pagato neanche un rublo?

“Zero. Nessuno qui combatte per soldi, ma fa comodo raccontarlo”.

  • In che senso?

“I media e le istituzioni raccontano la storia dei buoni e dei cattivi. In questo caso i ‘cattivi’ sono i russi e quindi bisogna demonizzarci. Gli italiani che hanno combattuto con gli ucraini non li incolpa nessuno, quelli che sono stati con i curdi contro l’Isis sono considerati eroi”.

  • Quindi secondo te è solo un fatto politico…

“L’Europa deve raccontare che qui ci sono i terroristi, ma io ho portato giornalisti della Rai, delle Iene etc e gli ho detto: parlate con la gente, sentite cosa dicono…”.

  • E cosa dicono?

“Che si sentono russi, vogliono l’indipendenza dall’Ucraina e non si sentono rappresentati dai governi dati dal golpe del 2014”.

  • La Russia però non sta certo facendo da paciere…

“Ma questa non è la Crimea, non è arrivato l’esercito. Qui hanno combattuto miliziani russi, alcuni volontari alcuni pagati, ma all’inizio veniva gente da tutta la Russia, e persone come noi dall’Europa, solo per difendere il popolo del Donbass”.

  • Cosa fai per vivere?

“Gestisco un’azienda agricola. Aiuto degli amici che hanno dei chioschi. Sopravvivo. Prima insegnavo italiano, ma poi…”

  • È arrivato il MAE.

“Sì, fino al 2018 lavoravo nel campo umanitario [per gli inquirenti si tratta di una copertura, NdR]. Abbiamo aiutato ospedali, scuole. Dall’Italia ci hanno sostenuto, poi si sono ritrovati le case perquisite perché inviavano soldi a me, ma per fare del bene”.

  • Non tutti la pensano così. È vero che gli ucraini hanno provato a rapirti?

“Non posso parlarne. Posso dire che ci sono siti in cui basta fare una ricerca in cirillico per trovare il mio nome e i miei dati sensibili. È facile immaginare per farci cosa. L’Ucraina non è uno stato democratico”.

  • Com’è la situazione al fronte?

“Gli ucraini ammassano truppe sostenuti dagli USA e ci provocano sparando sui civili. Prima avevamo l’ordine di non reagire, ora l’esercito risponde. Ma non possono attaccare, perché stavolta la Russia interverrebbe e la guerra durerebbe due giorni”.

  • Tornerai mai in Italia?

“Molto prima di quanto si pensi. Sconterò quello che ho da scontare”.