L’unico partito che arriva al 40% per ora è quello dei giovani disoccupati

di Andrea Saponaro
2 Febbraio 2017

Ormai alle prese con la legge elettorale, a seguito del parere della Consulta che ha di fatto scavalcato la legittimità politica del parlamento, i partiti e le forze di maggioranza sembrano far finta di non vedere i dati usciti fuori dalle rilevazioni dell’Istat riguardo il lavoro. Persi ormai nei calcoli per ridare a questa legge elettorale un premio di maggioranza più accessibile per la stabilità politica, hanno trascurato i dati sul lavoro, che non sembrano essere troppo buoni, anche in vista dei prossimi referendum sul Jobs Act.

La disoccupazione giovanile, cioè il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, risale a dicembre superando quota 40%. È quanto rileva l’Istat spiegando che la quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

È difficile non dar la colpa di questi dati alle fallimentari politiche del lavoro di Matteo Renzi. Ogni mese che passa, infatti, i dati dell’Istat certificano il flop del Jobs Act e l’incapacità del mercato del lavoro di riprendersi. A dicembre, per esempio, il tasso di senza lavoro è al 12%. Rispetto a novembre non è cresciuto nemmeno di un decimale. Immobile. Nel confronto con dicembre 2015, però, il tasso è salito di 0,4 punti percentuali. Meglio che niente.

La disoccupazione cala in tutta Europa, ma l’Italia resta comunque fanalino di coda. La stima dei disoccupati è in aumento su base mensile (+0,3%, pari a +9mila). La crescita è attribuibile alla componente femminile a fronte di un calo per quella maschile e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione dei 25-34enni. La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è in diminuzione nell’ultimo mese (-0,1%, pari a -15mila). Il calo interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età, a eccezione, degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è stabile al 34,8%.

Il dato più preoccupante rimane, però, il tasso di disoccupazione giovanile , arrivata al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Un dato allarmante perché sfonda una soglia psicologica, quella del 40%, per la prima volta da quando sono stati approvati il Jobs Act (marzo 2015) e i suoi decreti attuativi (settembre 2015). Come si evince dai dati dell’Istat, a marzo 2015 il tasso era al 42,1%. Da allora il dato non aveva fatto altro che scendere fino ad aprile 2016, quando si toccò il 36,6%. Da allora, però, il tasso della disoccupazione giovanile non ha fatto altro che tornare su. Fino al mese scorso quando ha toccato il 40,1%.

Una situazione preoccupante, tanto che più che con il passare del tempo si va sgonfiando la bolla della decontribuzione finanziata dal governo Renzi, senza che l’investimento di soldi pubblici abbia davvero invertito una tendenza tutt’altro che positiva. Intanto nei prossimi mesi sono previsti i referendum sul Jobs Act, in particolare sull’abrogazione delle disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti e sull’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio (voucher), e vedremo come si comporterà il governo Gentiloni a riguardo. Per adesso, comunque, l’Italia non sembra ancora essere un paese per giovani.