Le scorciatoie di Draghi sul Pnrr

di Jacopo Ugolini
31 Maggio 2021

Chiamato per impostare e poi guidare il Recovery, il premier Draghi si è forse lasciato un po’ troppo prendere dall’autonomia e autorevolezza che tutti, se non quasi, gli hanno attribuito. Il decreto-legge sulla governance del Pnrr (il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza) e sulle semplificazioni, chiamato Recovery, approvato il 28 maggio dal consiglio dei ministri, possiamo considerarlo sotto alcuni aspetti come un vero e proprio stravolgimento dell’assetto istituzional-parlamentare. Daniele Capezzone, su La Verità, parla di una sorta di “commissariamento della Repubblica, col rischio di un potere centrale che decide ogni cosa”. A cosa si riferisce il giornalista de La Verità? Soprattutto al fatto che le grandi opere e i grandi progetti saranno sotto il vaglio principalmente di Palazzo Chigi, che si sostituirà alle regioni che faranno obiezione. Infatti una volta fatta obiezione, entro venti giorni, cinque per presentare la discussione più quindici per valutare, sarà la Conferenza Stato-Regioni a decidere, dopo di che interviene Chigi facendo scattare i poteri sostitutivi (tutto ciò rientra nell’art 12 del decreto). È giustificato il disappunto delle regioni che hanno parlato ieri di “leale collaborazione istituzionale” messa a rischio. Chi non capisce che qualcosa non va sono i partiti, i quali con la nuova impostazione della cabina di regia gradualmente saranno sempre meno potenti. Infatti, il decreto prevede all’art. 2 una cabina di regia, interna a Palazzo Chigi, composta dai ministri e sottosegretari competenti a partire dai temi affrontati. A primo impatto si può pensare che ciò velocizzi le decisioni (se sarà così, saremo i primi ad approvarla), ma i partiti devono star bene attenti. 

Oltre a questa centralizzazione, che per i liberali, come il sottoscritto che scrive, fa leggermente paura, pur conoscendo l’autorevolezza del premier (certo è che se fosse stato Conte a fare tutto ciò, bisognava mettersi le mani nei capelli), sono contenute nel decreto diverse norme che l’Italia chiedeva da tempo per velocizzare realmente i lavori. Soglia al 50% per i subappalti fino a fine ottobre, procedure più veloci per il Superbonus 110%, tempi dimezzati per le valutazioni ambientali, procedure per accedere alla banda larga più veloci e tanto altro (68 articoli conteneva la bozza entrata ieri nel cdm).

Velocità, velocità e velocità: norme volte a rendere il nostro Paese più produttivo ed efficace. Ma siam sicuri di poter sacrificare il sano dibattito parlamentare tra maggioranza e opposizione nel nome della velocità?