La metamorfosi della Lega

di Jacopo Ugolini
30 Aprile 2021

Si narra che dalle sofferenze (vedi la pandemia da Covid) se ne esce migliori e più maturi, o forse sono stati esclusivamente i consigli di uno dei suoi più fidati (così si racconta) consiglieri, cioè Giancarlo Giorgetti, ma sicuramente il leader della Lega Salvini, da uomo politico esclusivamente di lotta, sta diventando sempre più uomo di governo. È tanto naturale utilizzare argomenti forti e populisti in grado di risvegliare il tuo elettorato quando prendi un partito al 4%, quanto cambiare la propria proposta politica (o, per lo meno, il proprio linguaggio) quando hai un partito quasi al 25% e pretendi, giustamente, di stare in un governo di larga coalizione.

Anche in politica estera il comportamento di Salvini si è via via sempre più avvicinato all’establishment (termine che bisogna smettere di demonizzare!) europeo e italiano. Come scrive il nostro Stefano Magni, responsabile del dipartimento Tasse di NF, su Atlantico quotidiano, Salvini ha preso in mano un partito, allora guidato da Bossi, che aveva forti rapporti con la destra nazionalista russa, per poi attualizzare questa antica vicinanza nei confronti di Vladimir Putin, uomo politico che ha sempre attratto tanto il centrodestra italiano (ricordiamo bene l’amicizia con Berlusconi oppure le dichiarazioni della Meloni, la quale disse, nel febbraio 2018, che con Fratelli d’Italia al governo si sarebbero eliminate le sanzioni contro la Russia). Ora Putin non sembra più nei sogni del leader della Lega, il quale si è spostato su posizioni più europeiste. Questo europeismo potremmo definirlo, letteralmente, leghista (e non esclusivamente di Salvini), infatti diversi uomini e donne della Lega si stanno distaccando da alleati europei (molto) discutibili, come l’AFD, il partito della destra nazionalista tedesca che fa parte, insieme alla Lega, del gruppo parlamentare ID. 

Altro campo in cui si possono notare dei cambiamenti è chiaramente la politica interna: se prima il cavallo di battaglia (e ai più poteva sembrare anche l’unica proposta) era costituito dalla lotta all’immigrazione clandestina (che, in realtà, dovrebbe essere combattuto da tutti i partiti dato che si tratta di una violazione di legge), il comportamento di Salvini risponde alle richieste dei ceti produttivi del Nord che hanno dato nuovamente fiducia alla Lega. Ha preso le orme da “industrialista” a seguito della voce di una possibile, poi realizzata, grazie a Renzi (anche se è difficile ammetterlo), caduta del governo Conte e nascita del governo Draghi. L’ex presidente della BCE è ben diverso dal precedente governo tecnico di Mario Monti, voluto da Napolitano (scusate, dall’Europa) per tagliare e sanare i conti pubblici. In Italia ora bisogna costruire e produrre, insomma sviluppare l’Italia, richieste fondamentali del ceto produttivo del Nord, che non a caso rappresenta una buona parte dell’elettorato della Lega. 

“Impaurito”, si può immaginare, dall’aumento dei sondaggi di Fratelli d’Italia, naturale dato che è l’unico partito all’opposizione, bisogna sperare che la Lega non torni alle urla populiste del passato. Che questo governo sia realmente la prova di maturità del partito di Salvini e di Salvini stesso, affinché, quando potremo andare a votare, si potrà formare un governo di centrodestra rispettato e credibile in Europa e nel mondo!