Italexit: suggestioni e ambizioni di Paragone

di Michele Orsini
7 Agosto 2020

Qualche giorno fa Gianluigi Paragone, senatore ed ex membro del Movimento 5 Stelle, ha creato il suo partito “No Europa per l’Italia” il cui nome lascia già intuire quali siano gli obiettivi. Viene spontaneo, tuttavia, chiedersi cos’ altro proponga questo partito e se un’eventuale uscita dall’Unione Europea sia effettivamente fattibile o solo un miraggio della politica dei nostri tempi.


Il nuovo partito ha già le idee chiare sugli obiettivi: uscita dall’Unione Europea e dall’Euro, maggiore ruolo dello stato nell’economia, maggiore ruolo della sanità pubblica, lotta all’immigrazione clandestina e recupero della sovranità in moltissimi ambiti dell’azione pubblica. Ma quali saranno le modalità con cui raggiungere questi obiettivi, soprattutto i primi due, data la loro complessità tecnica e pratica? Già il Regno Unito ha impiegato per la Brexit tre anni e mezzo, pur non avendo mai rinunciato alla Sterlina ed avendo da sempre un’economia più in salute della nostra.

L’Italia non ha un’economia abbastanza forte da resistere ad uno shock così grande, senza contare che in un atto solo usciremmo non solo dall’Unione Europea e dalla moneta unica ma anche dal mercato europeo, vitale per le nostre aziende che esportano e mantengono così in forte attivo la nostra bilancia commerciale.

Ideologicamente questo partito non si colloca, a detta di Paragone, né a destra né a sinistra ma con chiunque voglia dialogare. Secondo l’Istituto Piepoli, il partito si attesterebbe intorno al 5%. Il manifesto programmatico critica aspramente le “politiche neoliberiste” che sono state portate avanti dai recenti governi e dall’Europa. Nello specifico non sono indicate quali siano queste politiche e, considerando la storia recente, definirle liberiste o neoliberiste sembra quantomeno azzardato.

Per quanto l’Unione non sia certamente perfetta, resta tuttavia importante per lo sviluppo economico del continente europeo. Il partito di Paragone sembra ispirarsi al partito di Nigel Farage, Brexit, ma con alcune importanti distinzioni circa i contesti in cui si collocano i due partiti.

Il Regno Unito ha sempre mantenuto una politica europea tutta sua, ben diversa dalla nostra, basata su una maggiore autonomia e riflesso del marcato eurocriticismo britannico. Inoltre il Regno Unito, per favorire i commerci esteri e creare occupazione, può comunque contare sugli Stati Uniti (con i quali sta infatti negoziando un accordo di libero scambio), su molte ex colonie come Australia, Canada e Nuova Zelanda e infine sulla creazione di ZES. A smontare il castello di carte del nuovo partito, oltre ai problemi di natura economica, vi è forte la perplessità circa l’interesse nazionale e la convenienza di una eventuale uscita, per non parlare delle difficoltà tecniche per completare la procedura di uscita, prevista dall’articolo 50 del TUE, e per realizzare il passaggio dall’Euro, probabilmente irreversibile, alla Lira 2.0.


In Italia, il dibattito sull’Europa ha raggiunto livelli francamente imbarazzanti per la superficialità delle argomentazioni sia degli antieuropeisti, pronti a dire di no a qualunque proposta venga fatta fuori dai confini nazionali senza minimamente analizzarne il merito, sia degli europeisti più convinti che agiscono in maniera uguale e contraria ai loro acerrimi nemici.

Un dibattito del genere non può essere affrontato esclusivamente con slogan e cieco ideologismo, che lasciano il tempo che trovano. Sarebbe decisamente più saggio affrontare il dibattito, a prescindere dalle conclusioni a cui si può arrivare, con sano pragmatismo. Ciò include elaborare strategie valide e basate su stime e dati concreti sia per una eventuale uscita sia per una proficua permanenza all’interno dell’Europa.


Nel frattempo il partito si prepara ad affrontare la sua prima battaglia politica: le comunali di Roma. Infatti Monica Lozzi, ex M5S e attuale presidente del settimo municipio di Roma, si candida con il partito di Paragone. Se non riuscirà a portare il paese fuori dall’Europa può sempre tentare con il comune di Roma.