Il vero vincitore è il governo Draghi

di Jacopo Ugolini
5 Ottobre 2021

Pur rimanendo prematuro commentare i risultati di questa tornata elettorale, dovendo aspettare alcuni importanti ballottaggi, siamo certi di non sbagliare se diciamo che il vincitore senza partecipare è l’attuale Presidente del Consiglio. Perché? Perché dalle elezioni esce un quadro abbastanza chiaro: hanno vinto i moderati e i partner principali dell’attuale premier. I due partiti che più degli altri gli sono vicini, cioè Forza Italia e il PD, hanno mantenuto il loro elettorato, la prima per l’interminabile capacità del suo leader nel trovare la quadra giusta, il secondo perché è rimasto come sempre ambiguo e aperto al necessario dialogo con le altre forze progressiste. Mentre i 5Stelle e la Lega (insieme a Fratelli d’Italia, che però è all’opposizione), i più litigiosi con Draghi e i suoi ministri, soprattutto il Carroccio., sono i grandi sconfitti, pur dovendo rimarcare le marcate differenze tra le due sconfitte.

Da una parte, il partito di Conte è scomparso (grazie elettori!) da tutti i palcoscenici importanti, lasciando in ogni dove mala gestione e danni tipici chi non ha competenza ed esperienza. Non a caso i 5stelle si son presentati in solamente 99 comuni (su 1342 al voto) mentre, quando il Movimento era guidato da Grillo, si presentarono in 251 sui 1363 al voto. D’altro canto, le vittorie grilline all’elezioni precedenti derivavano dalla rabbia dei cittadini nei confronti della “casta politica”, quindi non è stato altro che un voto di rabbia e di protesta. Abbiamo, ora, la conferma che i voti di protesta non servono a cambiare lo status quo, ma anzi, in tanti casi, solo a peggiorarlo, e che i cittadini vogliono persone pragramatiche e candidati che risolvono i problemi non attraverso slogan (si veda il gran risultato della lista civica di Calenda a Roma).

Dall’altra parte, abbiamo una Lega a trazione Salvini che non sfonda, anzi peggiora di molto i suoi ultimi risultati. In via Bellario immaginiamo ci sia forte agitazione: la Lega può essere sia di governo che di lotta? Può votare per il Green Pass pur continuando a far l’occhiolino a i no vax/no green pass? Questa volontà di farla divenire un partito nazionale è completamente fallita (si vede il risultato imbarazzante a Roma, quasi il 6%).

Passiamo ai territori, partendo dalla capitale della moda, Milano, dove ha vinto Sala più che il PD e dove allo stesso tempo si è mostrata tutta la debolezza, in primis, della Lega, ma in generale del centrodestra nel dialogare con le forze civiche e nella scelta dei suoi candidati (che spesso danno l’idea di essere messi lì per mancanza di alternative).

Letta e i suoi indovinano la carta Manfredi a Napoli che stravince il candidato del centrodestra Maresca; mentre Berlusconi indovina la carta Damilano che al ballottaggio si giocherà la presidenza della Mole col candidato PD, Lo Russo, che è avanti di 5/6 punto, e la Carta Occhiuto in Calabria, che stravince la regione raddoppiando la candidata Bruni. A Roma, il candidato di Fratelli d’Italia, Michetti, appoggiato da tutto il centrodestra, arriva oltre il 30%, col rischio che al ballottaggio contro l’ex Ministro dell’Economia Gualtieri il fronte del centrosinistra si unisca e vada a battere un candidato si competente, ma altrettanto sconosciuto ai più e scelto probabilmente in ritardo.

A Bologna sapevamo già come sarebbe finita, cioè con una larga vittoria del PD. Il Movimento 5stelle risulta scomparso in tutte le grandi città, abbandonando il Comune di Torino e di Roma con delle sonore batoste. Conte dice che si tratta di un percorso a lungo termine il loro: a noi sembrano tanto simili al PD che proprio non riusciamo a pensare ad un progetto che riesca ad avere, se non lo stesso, per lo meno un simil appeal di quello guidato da Grillo. 

Son state elezioni che hanno fortemente ridimensionato il centrodestra, che troppo stesso che basa sui sondaggi la propria proposta politica. Questo è il peggior male perché in questo modo non di crea un’identità precisa sulla quale i cittadini posso contare. Speriamo che siano di insegnamento per i leader e la classe dirigente dei partiti. Non dimenticando che il nuovo libro di Daniele Capezzone, “Per una nuova destra”, è sicuramente funzionale per formare una nuova e, plausibilmente, definitiva identità, pur nelle naturali differenze, del centro destra.