Il Mare: Il grande assente della geopolitica italiana

di Michele Orsini
6 Dicembre 2020

Il mare: il grande assente della geopolitica italianaIl mare è uno dei grandi elementi dimenticati della politica italiana. La nota rivista di geopolitica “Limes” ha dedicato un numero al tema che dovrebbe essere prioritario nell’agenda politica di qualsiasi governo.

Solo recentemente è stato menzionato dalla politica grazie ad un disegno di legge che istituirà, quando diventerà legge, una zona economica esclusiva (ZEE) secondo quanto stabilito dalla convenzione di Montego Bay. Intervento certamente utile e necessario ma che probabilmente non sarà sviluppato ulteriormente dal Governo ormai concentrato nel tentativo di gestire la pandemia.
Il Mediterraneo è stato da sempre strategico per L’Italia.

Già Roma, quando sfidò la principale potenza navale della sua epoca, Cartagine, si dotò per la prima volta di una flotta. Flotta che poi mantenne per presidiare il mare dai vari pirati che lo infestavano – addirittura Giulio Cesare fu rapito dai pirati- e per espandere i propri traffici commerciali fino all’India e perfino alla Cina. Successivamente il mare divenne decisivo per lo sviluppo economico delle città marinare ed in particolare Venezia e Genova.

Queste due repubbliche sono diventate le grandi dominatrici del Mediterraneo con le loro flotte e i loro traffici marittimi.

Entrambe le città marinare, insieme alla Spagna e gli altri membri della Lega Santa, presero parte alla battaglia di Lepanto. Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto e molti altri esploratori e navigatori, al servizio delle monarchie europee, erano italiani. Solo dopo l’unità, l’Italia cominciò a concentrarsi sull’esercito, specialmente dopo il disastro di Lissa.

Nella Grande Guerra la Marina non vide grandi battaglie navali e le imprese principali della Regia Marina furono compiute affondando navi austro-ungariche nei porti, come nella celeberrima beffa di Buccari, oppure furono condotte con motosiluranti, piccole imbarcazioni armate con siluri, come nel caso dell’affondamento della corazzata Wien, o, infine, con torpediniere semoventi come nell’impresa di Pola in cui venne affondata la Viribus Unitis.

Durante il fascismo la flotta fu ampiamente potenziata ma la sua efficacia fu limitata dalla mancanza di tecnologie come il radar. Dopo il trattato di pace del 1947, la flotta italiana fu ridimensionata notevolmente a causa delle riparazioni di guerra (ad esempio, la Giulio Cesare fu ceduta all’Unione Sovietica); rimasero pochissime navi tra cui le corazzate classe Duilio. Durante la Guerra Fredda la Marina italiana tornò ad essere un corpo di eccellenza nel Mediterraneo e una delle principali flotte della NATO già dalla fine degli anni 50, con il programma 1958 e tale rimane anche oggi.


Il mare è strategico per l’Italia non solo per le risorse e la pesca ma anche per la difesa. Il mare è la prima linea di difesa del nostro paese e nei suoi fondali passano i cavi per le telecomunicazioni, gasdotti e oleodotti. Inoltre il Mediterraneo sta diventano sempre più un punto caldo geopolitico viste le crescenti mire turche e le varie tensioni nelle sponde sud.
L’Italia sta finalmente discutendo in Parlamento l’istituzione di una ZEE grazie ad un ddl proposto dalla maggioranza.

La Zona Economica Esclusiva, ai sensi degli articoli 55 e successivi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, garantisce lo sfruttamento delle risorse biologiche e non anche al di sotto della superficie. Fino ad ora l’Italia aveva istituito una zona di protezione biologica. Una volta istituita la nostra ZEE sarà importante delimitare la ZEE dell’Algeria, che arriva molto vicino alla Sardegna, e difendere la nostra ZEE e chi lavora in quelle aree come i pescatori.

Nel difendere la ZEE sarà fondamentale tenere a mente che l’Algeria si sta armando rapidamente: recentemente ha acquistato sei sommergibili russi e ha modificato la propria costituzione per prevedere un maggiore impiego del suo esercito al di fuori del territorio nazionale. Sarebbe anche ora di risolvere l’annosa questione degli F35B, modernissimi caccia di quinta generazione e superiori ai Rafale francesi, contesi dalla Marina e dall’Aeronautica.

La versione F35B è indicata maggiormente per la Marina più che per l’aviazione militare poiché, il decollo corto e l’atterraggio verticale rendono più efficiente l’imbarco sulle portaerei.


Fondamentale sarebbe anche sviluppare le infrastrutture portuali per poter intercettare le grandi navi che dal Mar Rosso passano nel Mediterraneo attraverso Suez in direzione di Gibilterra e dell’Europa centro-settentrionale. Inoltre porti come Trieste e Genova potrebbero facilmente collegarsi alle infrastrutture europee per poter diventare i principali porti nel Mediterraneo centrale per l’Unione Europea. Anche i grandi porti del sud, come Gioia Tauro, Brindisi e Taranto, ne beneficerebbero se oltre ad un potenziamento dei porti venissero anche migliorate le autostrade per consentire alle merci di transitare su gomma riducendo così i costi di trasporto.

Lo sviluppo di Trieste, in particolare, potrebbe essere utile per una politica estera rivolta verso la Mitteleuropa e i Balcani.


Per una nazione come l’Italia non avere una politica marittima è un gravissimo peccato non solo per la nostra storia e la nostra tradizione marittima, eccellenza mondiale, ma anche perché ogni paese bagnato dal mare che aspiri ad una dimensione di grandezza non può che cercarla anche tra le onde. Sarebbe utile la creazione di un ministero del mare, come già proposto da molti e recentemente istituito in Francia da Macron, che raccolga le varie deleghe sparpagliate tra i vari ministeri. Il mare ha da sempre fatto parte della nostra storia e dovrebbe far parte dell’agenda politica di ogni governo.