“Gli ungheresi non si inginocchiano a chi vuole colonizzarli” parla Judit Varga

di Francesco Giubilei
12 Luglio 2021

Judit Varga è una delle donne più influenti sulla scena politica ungherese, dopo una lunga
esperienza al Parlamento Europeo, nella primavera del 2018 è stata nominata dal Primo Ministro
Viktor Orbán Segretario di Stato per i rapporti con l’Unione Europea per poi diventare, nell’estate
del 2019, Ministro della Giustizia, carica che ricopre ancora oggi. Un ruolo tanto prestigioso quanto
delicato alla luce dei frequenti dibattiti tra il governo ungherese e l’Unione Europea, in particolare
sul tema dello stato di diritto. Abbiamo avuto con lei un’intervista esclusiva in cui ha parlato a 360
gradi dalla politica ungherese all’Unione europea, dalla crisi dell’Occidente alla Conferenza sul
futuro dell’Europa.


Nelle settimane precedenti l’approvazione del Recovery fund, c’è stato uno scontro tra
Ungheria e Polonia con l’UE sulla questione dello stato di diritto. Già nel 2018 è stata avviata
una procedura contro l’Ungheria, perché il governo ungherese non era d’accordo con l’Unione
Europea su questo tema?

La risposta richiederebbe un’intera giornata ma per essere breve: a dicembre dello scorso anno, il
nostro governo ha dichiarato di voler esercitare il diritto di veto sull’approvazione del Recovery
Fund per incertezze di diritto e di fatto con il regolamento proposto dalla Commissione Europea . A
nostro giudizio, qualsiasi nuovo meccanismo di condizionalità che sancisse presunte carenze nello
Stato di diritto, avrebbe aggirato i Trattati e violato la certezza del diritto. Senza una definizione
precisa dello stato di diritto e garanzie di una procedura equa, imparziale e obiettiva, un
meccanismo sanzionatorio non può rispettare lo stato di diritto. Pertanto, l’Ungheria e la Polonia
hanno cercato di annullare il regolamento dinanzi alla Corte.
Il veto è uno strumento legale per proteggere gli interessi della tua nazione. In questo dibattito era in
gioco la nostra sovranità e la legalità dell’intero funzionamento dell’UE. Non è un segreto che alcuni
politici liberal abbiano affermato di poter poi costringere gli Stati membri a “mantenere la linea” su
questioni come l’immigrazione, la politica familiare o sul genere con questo strumento di
condizionalità. Lo abbiamo impedito, però, con un accordo politico. Tendo a riferirmi a questo veto
come a una bomba che è stata disattivata. L’accordo raggiunto significa che nessuna nazione può
essere ricattata in nome dello stato di diritto! Ma abbiamo ottenuto molto di più. In effetti,
l’Ungheria ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. Abbiamo preservato la nostra sovranità: nessuno può
ricattarci su basi politiche, nessuno può imporci i migranti o l’ideologia di genere. Abbiamo
conservato le nostre risorse: nessuno può toglierci i soldi dovuti all’Ungheria e al popolo ungherese.
Abbiamo mantenuto la nostra credibilità: abbiamo impedito l’applicazione di norme contrarie ai
Trattati Ue. E, ultimo ma non meno importante, abbiamo mantenuto la solidarietà europea: abbiamo
permesso agli aiuti di raggiungere anche gli Stati membri più svantaggiati.


Quindi secondo lei, come Ministro della Giustizia, lo stato di diritto è rispettato in Ungheria?

L’intero funzionamento della democrazia ungherese si basa sul rispetto dello stato di diritto.
Rispettiamo sempre – ogni volta che abbiamo un contenzioso legale – le sentenze per essere in
armonia con la legislazione europea. Tuttavia, poniamoci la domanda, cosa significa violare lo stato
di diritto? Una violazione deve essere precisa per sanzionarla. Prendiamo ad esempio il codice
penale, che non è semplicemente una frase che dice “Sii un brav’uomo!” ma contiene centinaia di
pagine che definiscono con precisione queste cose, ciò dovrebbe valere anche per la questione dello
Stato di diritto: servono termini chiari e precisi. L’altro problema è che il concetto di Stato di diritto è stato politicizzato e non è più una questione legale ma politica. Forse ricorderete quando l’Ungheria ha impugnato la risoluzione del Parlamento europeo sulla procedura dell’articolo 7. Ci sono voluti tre anni perché la Corte dell’Unione europea giungesse a una conclusione, provi a paragonarlo con il caso relativo alla legittimità del
regolamento di condizionalità… È senza dubbio una delle questioni legali più complesse che la
Corte abbia mai affrontato. Tuttavia, la Corte ha appena accettato di decidere su questo caso in una
procedura accelerata. Questa è un’altra prova di quanto lo stato di diritto sia politicizzato in Europa.

Oggi l’Ungheria porta avanti una politica conservatrice mentre in Europa occidentale a causa
del politicamente corretto e della cancel culture è in corso un tentativo di cancellare le nostre
identità e tradizioni, secondo lei può l’Occidente ritrovare le sue radici nei prossimi anni?

Ho lavorato al Parlamento europeo per quasi dieci anni, quindi ho esperienza diretta di come si
presenta la situazione politica in Europa, tuttavia non è compito mio dire cosa devono fare le società
dell’Europa occidentale. Essendo un paese di medie dimensioni, in Ungheria sappiamo quale
posizione e potere abbiamo in Europa, tuttavia, non ci piace quando qualche altro governo vuole
darci lezioni su questioni politiche. Crediamo che tutto derivi dalla democrazia, quindi dalla
decisione dei cittadini. Se i cittadini ungheresi hanno optato per un governo conservatore per tre
volte consecutive dal 2010, senza compromessi verso i valori liberal, allora la loro decisione
dovrebbe essere rispettata. Quello che vediamo, tuttavia, è che esiste un’enorme egemonia
dell’opinione pubblica liberal, specialmente da parte dei media, per cercare di screditare
quotidianamente le politiche dei governi conservatori, solo perché pensano che il valore predefinito
debba essere liberal. Credo davvero che i cittadini in Italia e in Europa occidentale credano ancora
in ciò che vedono. E se vedono che l’immigrazione ha un effetto negativo, che le società parallele
non funzionano, che la famiglia deve essere una priorità e la chiave per la sopravvivenza delle
nostre nazioni, allora si renderanno conto che la cosiddetta politica o ideologia liberal di oggi è la
strada sbagliata.


Quali sono i principali risultati ottenuti dai governi Orbàn negli ultimi anni e dalla sua
attività di Ministro della Giustizia?

Il governo ungherese sta lavorando per difendere la nostra cultura e le nostre radici cristiane. Nel
2015, l’Ungheria è stata la prima nazione a difendere i propri confini costruendo una recinzione al
confine. Abbiamo detto fin dall’inizio che l’Europa deve essere in grado di difendere i propri
confini. Dobbiamo proteggere l’UE e l’area Schengen decidendo chi far entrare. A quel tempo, tutti
ci criticavano, ma sei anni dopo i paesi in qualche modo si sono resi conto che l’immigrazione non
può essere la soluzione a tutti i tipi di sfide del mercato del lavoro. Un’altra conquista del governo
Orbán è la decisione di basare la nostra economia sul rispetto del lavoro. Ciò significa che se lavori,
devi ottenere benefici, e se lavori mentre crei una famiglia, devi beneficiarne ancora di più. Ecco
perché diamo sempre valore al lavoro e abbiamo una nostra politica economica. Si tratta di un
modello sociale a quattro pilastri basato sulla demografia, la politica del lavoro, dell’economia e
dell’identità. Ha dimostrato di funzionare perché in quasi 10 anni abbiamo raddoppiato il salario
minimo, abbiamo tirato fuori dalla povertà in modo sostenibile migliaia di persone e il nostro tasso
di disoccupazione è uno dei più bassi d’Europa. È vero, la direzione del flusso delle risorse dell’UE
è da ovest a est ma il PIL di questi paesi occidentali è in aumento anche grazie ai loro investimenti
nell’Europa centrale e orientale. Quindi crediamo che questa sia una situazione vantaggiosa per tutti
e che nazioni forti possano rendere l’Europa più forte.


Di recente ha affermato che “la Conferenza sul futuro dell’Europa rappresenta
un’opportunità per tutti di dire la propria nei processi che governano l’UE” e che “il dibattito
non può essere completo senza le opinioni del popolo ungherese”, quali saranno le proposte
del governo ungherese alla Conferenza sul futuro dell’Europa?

Il nostro Primo Ministro ha già presentato le sue tesi il 19 giugno nell’ambito della Conferenza sul
futuro dell’Europa. Con il Ministero della Giustizia, organizzeremo anche molte conferenze per
coinvolgere i cittadini ungheresi nel processo. Saremo molto attivi, i circoli civici, i cittadini e gli
studenti saranno ascoltati per rappresentare e far sentire la voce degli ungheresi. Per quanto riguarda
alcune delle nostre proposte concrete, dobbiamo tutelare lo status quo, il che significa che nei casi
per i quali il Trattato richiede l’unanimità, come le questioni di bilancio o di politica estera, l’unanimità deve essere preservata poiché sussistono veri e genuini interessi nazionali. Dobbiamo
concentrarci maggiormente sulla sussidiarietà, quindi abbiamo bisogno di una legislazione a livello
dell’UE solo quando c’è davvero un valore aggiunto nel non regolamentare una determinata
questione a livello nazionale. Non esiste una soluzione univoca per tutto. Il mio messaggio è che
abbiamo bisogno di un’Europa più intelligente, non necessariamente di più Europa. Dovremmo
approfondire l’integrazione solo in quelle competenze dove c’è un valore aggiunto, con l’obiettivo di
rendere l’Europa un forte attore globale. Il Parlamento europeo negli ultimi tempi si è dimostrato
più parte del problema che della soluzione. Pertanto, anche il suo ruolo dovrebbe essere rivisto e i
parlamenti nazionali dovrebbero avere più voce in capitolo su chi delegare al Parlamento europeo.
Sosteniamo inoltre la necessità di introdurre la cosiddetta procedura del cartellino rosso in base alla
quale i parlamenti nazionali potrebbero porre il veto a una proposta della Commissione se incide
negativamente sui loro interessi nazionali. L’integrazione non dovrebbe essere un obiettivo fine a se
stesso, ma piuttosto un mezzo per difendere gli interessi nazionali e i valori tradizionali. Poiché
l’Europa ha molti valori tradizionali, questo è ciò che ci unisce nella diversità. La nostra tradizione,
la nostra storia. Consiglierei quindi agli europei occidentali di saperne di più sulla storia dell’Europa
centrale. Di solito, quando partecipo a un dibattito, so molto delle nostre controparti ma loro
sembrano non sapere molto del mio paese. E ancora non smettono di darci lezioni. Dobbiamo essere
aperti gli uni verso gli altri e dovremmo dichiarare che non c’è bisogno degli Stati Uniti d’Europa. Il
termine “unione sempre più stretta” dovrebbe essere eliminato dai trattati. Dobbiamo avere
un’alleanza per preservare la pace e riconoscere che abbiamo diversi background culturali. Questo è
un punto che sottolineeremo durante la Conferenza.


Dopo l’uscita di Fidesz dal PPE, si è aperto un dibattito su quale sarà il posizionamento del
partito al Parlamento europeo. In Italia si discute se Fidesz aderirà all’ECR presieduto da
Giorgia Meloni o se creerà con la Lega e Matteo Salvini un nuovo gruppo europeo, lei cosa ne
pensa?

A livello europeo, dobbiamo cercare di fornire a molti milioni di cittadini una rappresentanza
politica forte ed efficace. Ciò che vediamo nel PPE è che sostanzialmente ha partecipato a una
competizione per dimostrare chi è più liberal degli stessi liberal. Sono in una crisi di leadership, una
crisi di valori, quindi la domanda non è mai stata a chi appartiene Fidesz, ma dove è finito il PPE?
Perché non sono più fedeli ai loro valori? Concludo con un confronto. Se incontrassi un membro
della CDU, avremmo tante cose in comune ma, mentre in Ungheria oserei dire che sono un vero
conservatore che va in chiesa, in Germania non sono nella posizione per dire lo stesso, dal momento
che possono ferire gli altri. Dovremmo semplicemente fermare questa tendenza a nascondere le
opinioni politiche personali!


Negli ultimi giorni ci sono state numerose polemiche da parte dell’Unione Europea a causa
della nuova legge approvata in Ungheria sul tema dell’educazione di genere nelle scuole, può
spiegarci meglio cosa dice la legge? Perché così tanti governi dell’Europa occidentale come i
Paesi Bassi hanno attaccato l’Ungheria?

La legge è stata adottata per proteggere i bambini e garantire i diritti dei genitori ed è in linea con la
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, più esplicitamente l’articolo 14, paragrafo 3. È
diritto dei genitori garantire l’istruzione e che l’insegnamento sia in conformità con le loro
convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche. Crediamo crescere i figli sia un compito che
appartiene sicuramente ai genitori. Questa legge non si applica agli adulti, questa legge è in realtà
realizzata per proteggere i nostri bambini ed è vergognoso che ci sia questo attacco infondato e
senza precedenti contro il nostro paese. Se si controlla la dichiarazione degli Stati membri che
aderiscono ai paesi del Benelux, il testo citato dalla nostra legge manca in realtà di elementi
essenziali e riteniamo che nell’UE questa dichiarazione sia un peccato perché si basa su un’opinione
politica faziosa senza alcuna inchiesta. Riguardo alla dichiarazione del primo ministro olandese: il signor Rutte ha assunto un tono da vecchio colonizzatore e arrogante quando ha detto che vuole
mettere in ginocchio l’Ungheria! Finché vivrò, farò ogni sforzo affinché gli ungheresi non debbano
mai inginocchiarsi davanti a Rutte o a qualsiasi altro colonizzatore. Con questa frase, il leader dei
Paesi Bassi si è chiuso fuori dalla società civile!