Così l’argine rosso ha frenato l’avanzata del centrodestra in Toscana

di Lorenzo Somigli
22 Settembre 2020

Ha i connotati diversi la Toscana che si presenta al voto. La prospettiva di un cambio al vertice non più così remota, soprattutto dopo il risultato delle Europee. Sul possibile ribaltone influisce l’emergenza sanitaria divenuta grave flagello economico. La Toscana, per la vocazione turistica di molti territori, è tra le più colpite a livello nazionale. Non solo, la Regione già portava le stimmate della crisi del 2009 che aveva martoriato i suoi distretti produttivi, una caratteristica precipua del suo tessuto produttivo ancorché socio-culturale.

L’argine regge. La Toscana rimane saldamente in mano al Centrosinistra, nonostante un risultato positivo di Susanna Ceccardi (male nella sua Cascina), che rasenta quello di Altero Matteoli. Ma allora c’era il bipolarismo. Susanna conduce una campagna sobria, intelligente, tentando anche di far dimenticare alcune sue uscite maldestre. A cominciare da quelle sull’aeroporto di Firenze: non stupiscano i voti disgiunti nelle zone attualmente sorvolate. Fa scendere Salvini dalla ruspa e lo relega in panchina. Giani al contrario incespica più di una volta, scontenta i suoi e allarma i vertici nazionali del PD ma vince. A trascinare verso il basso la coalizione di Ceccardi è il risultato di alcuni capoluoghi, soprattutto Siena, attualmente governata dal Centrodestra, e Firenze.

Non stupisce il risultato deludente a Firenze proprio della Lega (13,6%), tallonata peraltro da Fratelli d’Italia (11%) grazie al duello interno a preferenze Marcheschi-Torselli (eletto quest’ultimo). Il partito di Giorgia Meloni, a un anno dalle Comunali, balza da circa 7000 voti a oltre 17.000. Decisiva invece per la lista del Carroccio la copiosa messe di preferenze di Giovanni Galli (4463 voti), ex portiere dell’Italia e già candidato sindaco contro Renzi. Al netto di Galli, la lista non corre e la scelta di un candidato con il suo profilo, forte nella società civile, punto di riferimento per lo sport, significa sconfessare la propria classe dirigente.

Fallisce per la seconda volta in due anni l’assedio di Firenze. È significativo notare che nel capoluogo di Regione, dove la componente del pubblico impiego e affini, che non ha subito contraccolpi economici con la crisi, si è scelto di preservare il sistema. Il PD raggiunge i risultati più alti. Può festeggiare anche Dario Nardella, impegnato in prima linea a favore di due suoi assessori, Cristina Giachi e Andrea Vannucci, entrambi eletti insieme al capolista Iacopo Melio. Sul fronte del Centrosinistra, Italia Viva non brilla e si attesta solo sul 4,5%. Molto lontano dalla doppia cifra. E infatti arriva subito la stilettata del governatore uscente Rossi: “Visti i risultati avremmo potevamo fare a meno anche del contributo di Italia Viva”.

Tempo di analisi nel Centrodestra. Conferma senza appello per il Doge Zaia, il cui strapotere non farà dormire sonni tranquilli a Salvini, e per Toti, rieletto nel suo fortino ligure sebbene deprivato delle sue ambizioni nazionali (“Extra Silvio nemo salvatur”). Piange meno Giorgia Meloni che, nonostante il disastro inaudito di Fitto porta a casa un presidente di Regione unitamente a percentuali da capogiro. Sul banco degli imputati sale anche Forza Italia, troppo arrendevole, ancillare alla narrazione sovranista del mondo. In Toscana un solo consigliere contro i due della volta scorsa e un partito quantomai lacerato al suo interno.

Dopo la fragorosa battuta di arresto in Emilia-Romagna, le Regionali di settembre 2020 segnano un netto fallimento della linea sovranista, incapace di svoltare nella sua agenda tematica e nei suoi codici comunicativi. Colpevolmente fermi al mondo di ieri, quello senza Coronavirus. Serviranno pensiero politico, classe dirigente, organizzazione, cultura per trasformare rabbia e protesta in consenso stabile. Non è immediato, non è semplice ma ora è indispensabile.