Recovery Plan, un oggetto misterioso per gli italiani

di Redazione
19 Aprile 2021

Il Recovery Plan, o Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dir si voglia, per i cittadini italiani continua ad essere un oggetto misterioso. 

L’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ― a totale insaputa di tutti (pare anche dei componenti del suo Governo) ― aveva imbastito qualcosa al riguardo e aveva inviato questo “qualcosa” a Bruxelles. Per evidenti ragioni di galateo politico, l’Europa aveva fatto trapelare che sì, quel “qualcosa” aveva una sua fisionomia, ma richiedeva ancora un buon lavoro di messa a punto. Il Commissario all’Economia dell’Unione europea Paolo Gentiloni disse: “C’è una base molto buona ma è necessario rafforzarla”. 

Mario Draghi sostituisce, alla Presidenza del Consiglio, Giuseppe Conte. Anche in questa circostanza, per altrettanto evidenti ragioni di galateo politico questa volta interno, si dice che si partirà dal PNRR di Conte, implementandolo secondo le “raccomandazioni” indicate da Bruxelles. Si annuncia un aumento di pagine del documento (pare che si passerà dalle 167 di Conte alle circa 500 di Draghi, che ora sembrano diventare 700) e una sua diversa impostazione: una scheda per ciascun progetto, scritta direttamente in inglese. 

Al tempo stesso, si informa che i 209 miliardi di euro inizialmente assegnati all’Italia dall’Europa si riducono a 191,5. Questo poiché ― secondo quanto comunicato dal Ministro dell’economia Daniele Franco ― la ripartizione dei 750 miliardi di euro previsti dal Recovery Fund deliberato dall’Europa avviene sulla base del reddito nazionale lordo, cioè della ricchezza prodotta dalle sole forze nazionali. Siccome il reddito nazionale lordo dell’Italia nel 2020 è diminuito più della media degli altri Paesi dell’Unione europea, diminuisce anche la quantità delle risorse attribuite (curioso sistema europeo di assegnare risorse: se uno s’impoverisce, le risorse diminuiscono mentre forse, se aiuto ci deve essere, dovrebbero aumentare). Dei 191,5 miliardi, un terzo è dato a fondo perduto e due terzi come prestito. Queste le indicazioni di cornice date dal Governo Draghi. 

Sulla struttura del documento, lo stesso Ministro dell’economia informa che: “L’orientamento del Governo è di confermare le missioni del programma enunciate nella bozza Conte: innovazione, digitalizzazione, competitività e cultura; transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute”. Ciascuna missione sarà divisa in componenti, a loro volta suddivise in progetti. Ogni progetto prevede una serie di interventi o investimenti

Dopo queste precisazioni, le notizie sul Recovery Plan diventano vaghe, occasionali e parcellizzate, cioè riferite ad argomenti specifici. Tante accattivanti dichiarazioni generali di una programmazione stravolgente, ma l’impianto complessivo del documento continua a essere ignoto. Se ne deduce che il Piano è ancora in via di elaborazione (infatti, si continua a dire che il Governo sta lavorando sul PNRR). Tuttavia si assicura che sarà presentato a Bruxelles nei tempi previsti, e cioè entro il 30 aprile, per poter ottenere subito il prefinanziamento: per l’Italia, 25 miliardi di euro.

Il 7 aprile si viene a conoscenza che il Presidente del Consiglio Draghi presenterà alle Camere il suo PNRR il 26 e 27 aprile, avendo concordato tali date con i capigruppo dei due rami del Parlamento. Del tutto naturale che il cittadino, in presenza di un quadro sul PNRR di questa natura, benché frastornato da pandemie e vaccini, si chieda quale oggetto misterioso sarà mai questo Recovery Plan. E poi si rende conto che, anche ai suoi rappresentanti che siedono in Parlamento, il Piano passerà soltanto sotto il naso senza possibilità per nessuno, stanti i tempi ristrettissimi, di entrare nel merito. In definitiva, al Parlamento non resterà che ratificare quanto deciso dal Governo.

Eppure lo stesso cittadino, mentre attendeva l’arrivo del nuovo Presidente del Consiglio, aveva dato da intendere di avere idee da tenere in considerazione nella stesura del Recovery Plan. Così almeno risulta dal sondaggio Winpoll realizzato per il Sole 24 Ore (Il Sole 24 Ore, 14.02.2021). Questi pensieri si saranno rafforzati sentendo il Presidente Draghi affermare, nel suo discorso di insediamento il 17 febbraio che, con il PNRR: «Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050». 

Evidentemente, erano parole di circostanza. I fatti seguiti fanno capire che, sicuramente, si stabiliranno le sorti del Paese per i prossimi 30 anni, ma le decisioni le avranno prese pochi intimi (difficile capire come simili comportamenti rispondano ai principi della democrazia costituzionale). 

Si obietta che, se il dibattito sul Recovery Plan avvenisse in Parlamento, ci sarebbe l’assalto alla diligenza, come dimostrato negli ultimi giorni anche dai progetti presentati dalla Regioni. Ogni gruppo politico avanzerebbe richieste magari improponibili secondo le direttive date dall’Europa per l’attuazione del Next Generation EU, pur di dimostrare ai propri elettori quanto egli si stia attivando nel loro interesse. La scusa non regge. Chi governa deve saper mediare, anche giungendo a dire ai proponenti che avanzano richieste fuori dalle linee da seguire che le loro proposte non possono far parte del PNRR. 

Relativamente al PNRR, l’unica area della quale si viene a sapere qualcosa è quella della Riforma della Pubblica Amministrazione. Il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ne ha anticipato le linee. Riguarderanno: le modalità di reclutamento dei dipendenti pubblici, la semplificazione dei processi amministrativi, il trattamento del capitale umano (carriere e formazione) e la digitalizzazione del funzionamento della macchina pubblica. Risulterebbe che siano destinati a questi progetti, complessivamente, 11,75 miliardi di euro. Il Ministro Brunetta ha anche annunciato che parte di queste riforme saranno già comprese in un decreto-legge che sarà pronto entro il 30 aprile quasi ad accompagnare il PNRR e, così, dare assicurazione all’Europa che l’Italia sta già lavorando per l’attuazione del Next Generation EU. Tuttavia anche il decreto Brunetta, al di là delle sue dichiarazioni a scopo giornalistico, al pari del PNRR è ancora un oggetto misterioso.

Parafrasando il noto aforisma dell’Araba fenice “che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”, potremmo concludere che il Recovery Plan che “vi sia ciascun lo dice, cosa contenga il cittadin non sa”.

Carlo Manacorda