Per vaccinare i giovani la politica si affida agli influencer

di Daniele Dell'Orco
18 Maggio 2021

Altro che “fidatevi della scienza”. Il nuovo slogan a cui si aggrappano le istituzioni per convincere i ragazzi a vaccinarsi è “fidatevi degli influencer”. Il Ministero alle Politiche Giovanili, presieduto dalla grillina Fabiana Dadone, sta mettendo a punto una campagna di sensibilizzazione sui social, dedicata i giovanissimi, sull’importanza della vaccinazione. Per gli under 20 si useranno Tik Tok con i suoi influencer mentre per gli under 30 verranno coinvolti i vip di Instagram, Facebook e Twitch.

Serve il canale mainstream, quindi, per dare impulso alla campagna vaccinale in vista del ritorno a scuola in sicurezza a settembre. Con le 20 milioni di dosi di siero in arrivo a giugno si punterà così ad immunizzare i meno colpiti dal virus (almeno dal punto di vista della gravità dei sintomi) identificando inizialmente delle categorie ben precise, per poi procedere verso la generalizzazione. Si ragiona, infatti, sulla vaccinazione dei maturandi che, facendo il paio con i prof. già immunizzati, potranno svolgere gli esami di maturità in sicurezza. Poi, per la campagna su larga scala, entreranno in gioco i VIP.

Una iniziativa che somiglia molto alla chiamata alle armi voluta dall’ex premier Giuseppe Conte, che lo scorso ottobre arruolò Fedez e Chiara Ferragni per diffondere tra i ragazzi l’abitudine ad indossare la mascherina anche all’aperto e a rispettare le norme anti-covid. Sebbene social e canali 2.0 siano indubbiamente fondamentali per raggiungere il pubblico degli under 30, l’effetto collaterale di queste operazioni sarà quello di fagocitare il delirio di onnipotenza di cui sono già pervasi i re dei social, e di accentuare ancor di più la percezione degli influencer come semidèi agli occhi dei giovani. Così tanto “influenzati” che non solo potranno diffondere campagne pubblicitarie e proporre modelli di vita patinati, ma persino entrare nella sfera più delicata tra tutte, quella della salute.

La sensazione è che tanto la politica, quando la comunicazione mediatica tradizionale, quanto le cerchie di formazione ed educazione “de visu”, a cominciare proprio dalla scuola, stiano abdicando ai fenomeni del web, affidando a loro il compito di mediare tra il mondo reale e quello puramente virtuale in cui vivono i giovani d’oggi. Un bias terrificante, che andrebbe combattuto, e che invece in casi limite come quello del clima pandemico viene addirittura potenziato dalla politica. Poiché Fabiana Dadone è pressoché sconosciuta agli occhi della categoria che dovrebbe rappresentare, tanto varrebbe far diventare consegnare direttamente ai Ferragnez le chiavi del Ministero.