Michela Murgia e il razzismo con la schwa

di Daniele Dell'Orco
8 Giugno 2021

Quasi come se lo staff della comunicazione di Michela Murgia fosse capace di indovinare la causa giusta, le parole giuste, il momento giusto per diventare “trend topic”, le uscite della pseudoscrittrice sarda, in un modo o nell’altro, diventano sempre ultrapopolari. E spostano il limite dell’assurdo sempre un po’ più in là. Stavolta l’oracolo dell’ordofemminismo, sostiene candidamente che “non tutti i bianchi sono razzisti” sia un’affermazione che “nega la realtà”.

Per farlo, Michela Murgia utilizza in modo vergognoso e strumentale praticamente tutte le notizie di cronaca che si susseguono in Italia. Anche quelle che, per paradosso, negano la sua stessa affermazione. Come il suicidio di Seid Visin. La Murgia ha scelto di commentarlo sulla stampa, parlando di razzismo con la “Ə”. Senza che sia minimamente accostabile a qualsiasi altra cosa, la Murgia addirittura applica l’uso dello schwa, tipico delle istanze pro gender, ad una tragedia che col sessismo e col razzismo c’entra zero.

Nonostante le smentite di una famiglia che, seppur straziata dal dolore, ci ha tenuto a precisare in tutti i modi che la morte di Seid Visin non sia da attribuire al razzismo, la Murgia la accosta in modo del tutto arbitrario a quella di Moussa Balde, che si è ucciso in un Cpr, e all’aggressione di un medico fiscale camerunense da parte del lavoratore chioggiano di cui aveva riscontrato l’assenza irregolare da casa.

La conclusione di Murgia sulla vicenda Seid Visin è:

«Se sei nerə, sei un parassita da mantenere, ma se ti mantieni da solə, stai rubando le opportunità a un italianə. Se ricevi asilo devi ringraziare l’Italia che ti ha offerto un’occasione, ma se vieni respintə è perché comunque finiresti nelle mani dello sfruttamento o della criminalità. Noi ti facciamo un favore anche quando ti cacciamo. Noi bianchə che concediamo, generosə o prudenti. Noi bianchə, così tanto migliori di te».

Non riesce, l’antirazzista fetish, in alcun modo a non categorizzare. Per lei, una persona di colore non può avere altri problemi, altre insidie, altri malesseri se non quelli legati al colore della propria pelle, e alla dimensione storica e sociale che ne deriva. E invece, dietro molte di queste storie, che sono particolari e non generali, si celano delle intricate dinamiche che vengono vergognosamente tralasciate. Chi è il razzista, dunque?