La lezione per il centrodestra

di Pasquale Ferraro
5 Ottobre 2021

Per il centrodestra è arrivata l’ora delle riflessioni politiche, da compiere con la necessaria attenzione, ponderando attentamente i risultati di queste amministrative che presentano un conto amarissimo per quella che è ancora oggi la coalizione politica di maggioranza nel paese. Una maggioranza che non si concretizza nei momenti decisivi, ma rimane incisa sulle statistiche pre elettorali quasi a significare la persistenza di errori reiterati nel tempo. 

L’esito negativo di queste amministrative va certamente attribuito ad una valutazione errata nella scelta dei candidati, partendo dal falso mito, fatale in questo caso, di inseguire candidature civiche che non hanno attratto quell’elettorato moderato e indipendente per il quale in fondo erano state scelte. Milano, Napoli ma anche Roma devono essere la base delle riflessioni, dei mea culpa che molti saranno chiamati a recitare da qui alle prossime settimane, cercando allo stesso tempo di arginare l’evidente cappotto nei ballottaggi tanto a Roma – nonostante l’evidente difficoltà – quanto a Torino dove la partita è ancora aperta. 

In democrazia si può anche perdere, ma non si può subire una sconfitta al primo turno in tre città come Milano, Napoli e Bologna, perché allora dalla sconfitta si passa alla disfatta, e le responsabilità sono molteplici. 

Sui territori è evidente l’assenza di una classe dirigente e di amministratori locali in grado di intercettare le esigenze che provengono dai cittadini, ma anche e sopratutto di garantire quella “istituzionalità” che ha sempre pagato – in passato – elettoralmente per il centrodestra, e che oggi appare invece come la spada di Damocle sui destini di una destra incapace di costituire un’alternativa alle sinistre sui territori.

La destra macina consenso ma non convince quella parte decisiva dell’elettorato, quegli indipendenti e indecisi che votano in base alla capacità attrattiva dei candidati, dei programmi, delle parole, delle rassicurazioni. La destra non sa parlare i “politichese”, non sa giocare le partire difficili ed ha una notevole, quanto sorprendente  vocazione al suicidio politico. 

Molti errori sono stati commessi  sulla partita dei vaccini, sul greenpass, sulle mancate posizioni chiare in campo sanitario, le troppe ambiguità sul rapporto fra alleati. 

Queste elezioni devono essere un manuale su ciò che non deve essere fatto nella preparazione di una campagna elettorale. Non si possono scegliere i candidati sulla base di una divisione personalistica del territorio, “ qui a me, li a te”, con l’idea che il consenso si conquista fissando bandierine immaginarie sulla cartina dell’Italia, i candidati si scelgono in base alla possibilità che essi hanno di vincere, al legame con il territorio e sopratutto osservando quella che è la loro capacità di aggregare. Non si vince e non si costruisce nulla disgregando, e dividendo. 

Il gelo dell’elettorato c.d. “ moderato” verso la destra è un problema che deve essere affrontato con una seria ed attenta analisi, entrando nell’ottica delle tipologie delle sfide elettorali  e delle istanze che provengono dai territori: ascoltare e cogliere sono premesse indispensabili per vincere e per affermare un’idea di città e di regione che è quella del centrodestra. 

Dimostrare ora di essere una forza pronta a governare, ad assumersi la responsabilità del governo, trasmettere sicurezza e certezze ai cittadini è un passaggio indispensabile per costruire un consenso largo per 2023, ed evitando la solita beffa ad opera della sinistra. Il primo punto di questa partita a scacchi è l’appuntamento per l’elezione del Presidente della Repubblica, scelta che il centrodestra deve affrontare da protagonista, in maniera unitaria e non in ordine sparso ed assiemando la stessa iniziativa nella proposta di nome condivisibili per intavolare le trattative diplomatiche con le forze di centro, da strappare alla sinistra e sfruttando anche l’ampia a maggioranza nei consigli regionali. 

Sono segni che il paese aspetta di cogliere, passaggi che chi si candida a guidare un paese non può e non deve sbagliare, non servono le barricate, i candidati di bandiera o gli slogan, serve la capacità di fare politica e di agire politicamente. Siamo all’ora o mai più, prima che sia troppo tardi è l’ora di apprendere la lezione e tracciare un nuovo percorso.  Da qui al 2023 non sarà una strada facile, ma sta tutto nelle mani del centro destra, che deve partire da un assunto fondamentale: meno protagonismi, più politica, idee e programmi. Qual’è l’idea di Italia che ha il centrodestra per il presente e per il futuro, sono queste le domande che gli italiani si fanno e alle quali bisogna necessariamente rispondere.