Il ritorno dei Marò e la sconfitta dell’Italia

di Jacopo Ugolini
19 Giugno 2021

L’agonia che ha colpito i nostri due fucilieri di Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, sembra essere finita. La giurisdizione indiana ha dichiarato la chiusura dei procedimenti giudiziari a carico dei due marò. Ma ci sono due problemi, anzi tre. Andiamo per gradi: innanzitutto dobbiamo sapere che l’Italia ha versato alle famiglie dei defunti ben 1,1 milioni di euro, su input del Tribunale internazionale di Amburgo con la sentenza del 2020, con la quale è stata riconosciuta l’immunità funzionale dei due militari italiani.

Come per dire: “i nostri due marò sono colpevoli, hanno sbagliato, ci scusiamo ma ora ridateceli indietro”. Siam d’accordo sul fatto che bisognasse far di tutto per portare indietro i nostri due militari, ma la nostra forza diplomatica si è minimizzata a tal punto? Secondo fattore importante è che in realtà i problemi giudiziari per Girone e Latorre, quindi anche per le loro famiglie, non finiscono qua.

Come dire: “se non ci pensano gli indiani, ci pensiamo noi italiani”. Infatti la Procura di Roma ha aperto nove anni fa un procedimento, affidato ora al procuratore Erminio Amelio, quindi i nostri militari verranno giudicati anche dalla loro nazione, sebbene sappiamo della loro innocenza, giustificata ad esempio dal fatto che l’orario del passaggio dell’imbarcazione Enrica Lexie, dove i marò risiedevano per difendere l’equipaggio della petroliera, nel punto in cui furono uccisi i due indiani, ritenuti dei pirati dal nostro equipaggio militare, non coincide con l’orario dell’uccisione dei, poi rivelatosi, due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine e inoltre siamo ben consapevoli dell’opera di disinformazione e di sabotaggio attuata dagli indiani. Infine, ultimo passaggio, viene proibito da nove anni a Latorre e Girone di esporre la propria versione dei fatti. E saremmo un paese democratico e liberale?! La moglie di Latorre, ieri, ha urlato tutta la rabbia, raccontando di come da nove anni è costretta a parlare per suo marito,  obbligato ad un inspiegabile segreto militare.

Anche la moglie di Salvatore Girone, Vania Ardito, ha spiegato che “prima di tutto bisogna ringraziare i due soldati che si sono sacrificati alla sottomissione indiana” piuttosto che, come ha fatto il ministro degli Esteri Di Maio, elogiarsi della bravura della diplomazia italiana nel riportare indietro i due militari.

Il punto più basso di questa vicenda non è tanto il segreto militare né il numero degli anni di agonia, bensì l’incapacità dell’Italia di farsi rispettare innanzi a una super potenza come quella indiana , l’incapacità di alzare la voce senza farsi sottomettere. E inoltre, fatemelo dire, sentiamo tanto parlare, giustamente, della necessaria verità per Giulio Regeni, ma sentivamo pochissimo chiedere a gran voce la liberazione dei due marò, che desiderano unicamente proteggere e salvaguardare la propria patria. Patria che li ha barbaramente abbandonati.