Fischi, insulti, anti-sportività, razzismo: l’Inghilterra dà il peggio di sé

di Daniele Dell'Orco
12 Luglio 2021

Tutti in ginocchio prima di Italia-Inghilterra. Tutti uniti nella cerimonia laica di solidarietà nei confronti del Black Lives Matter. Un’iniziativa che fa rima con buonismo. Ipocrita nella forma, nella sostanza, e pure negli interpreti. Perché gli esempi di tolleranza, rispetto reciproco e politicamente corretto non sono di casa praticamente da nessuna parte.
Non sono di casa, soprattutto, in Inghilterra.

Già dalle prime gare dell’Europeo, che gli inglesi hanno giocato quasi interamente in casa, dagli spalti sono iniziati a piovere fischi contro il gesto del “take a knee”. E ancor prima della kermesse, nelle amichevoli di avvicinamento, negli stadi piovevano ululati di contestazione.
Eppure, nel nome del politically correct, il siparietto è continuato fino alla finale. Peccato che, dopo i rigori sbagliati da Jadon Sancho, Saka e Rashford, giocatori di colore, il primo ministro britannico Boris Johnson è stato costretto a denunciare gli insulti razzisti dei tifosi inglesi nei confronti dei propri giocatori. Un bell’esempio di rispetto e tolleranza, ma pure di successo della “nazionale multietnica” di cui a quanto pare molti inglesi non sono per nulla fieri.

Ma è solo uno degli aspetti controversi sfoggiati dall’Inghilterra.
Non ci sono stati contatti fisici tra le due tifoserie, ma fuori dall’impianto di Wembley un gruppo di sostenitori inglesi è riuscito a strappare la bandiera italiana ad alcuni fan azzurri. Hanno tentato di bruciarla e non riuscendoci, l’hanno calpestata e ci hanno sputato sopra. Contro altri italiani sono stati lanciate bottiglie vuote e lattine di birra

L’esecuzione di Fratelli d’Italia prima del fischio di inizio è accompagnata da sonore bordate di fischi dagli spalti, occupati in larghissima maggioranza da tifosi inglesi. Il ct dell’Inghilterra, Gareth Southgate, poiché la stessa vergogna si era verificata prima della semifinale con la Danimarca, è stato costretto a lanciare un appello al rispetto. Ovviamente ignorato.

In campo i giocatori dell’Inghilterra non hanno indossato le loro medaglie d’argento dopo la premiazione, segno di sportività scarsa o nulla. Tra i protagonisti negativi, i giovani. Come l’uomo che aveva aperto le marcature per l’Inghilterra, Luke Shaw, così come Phil Foden, Jack Grealish, Mason Mount e Kalvin Phillips, i primi che dopo aver ricevuto la medaglia d’argento se la sono sfilata e sono andati avanti per la loro strada sulla pedana della premiazione.

Insomma, l’Inghilterra è uscita con le ossa rotte dalla finale di Wembley. Ma a parte il risultato del campo, ha dimostrato di essere tutt’altro che un esempio.