Festival delle falsità a sinistra nel ventennale del G8 di Genova

di Pasquale Ferraro
22 Luglio 2021

Da diverse settimane è in corso da parte della sinistra militante un festival delle falsità sul G8 di Genova, utilizzato per vilipendere le forze di polizia, ed in particolare nelle ultime settimane l’Arma dei Carabinieri.  Non è cosa rara che le sinistre provino una certa repulsione per le uniformi, simbolo di ordine, regole, tradizione e integrita – tutto ciò che essi detestano – portatori come  sono  del caos e dell’anarchia, qualità di cui vanno fieri e non mancano mai di dimostrare. 

Il clima d’odio che essi innestano contro le uniformi è sempre il medesimo, e si basa su un principio folle secondo il quale “ l’uniforme ha sempre torto”, non importa il come o il perché dei fatti, la sentenza è già scritta su di un modello prestampato nella loro mente. Basta osservare le dichiarazioni di svariati esponenti politici, gli editoriali dei vari intellettuali militanti ogni qual volta in un fatto di ordine pubblico e soprattutto di pubblica sicurezza viene coinvolto un membro delle forze dell’ordine. Conta per essi sempre e apoditticamente l’opinione della pseudo vittima – che poi non lo è quasi mai – ed arrivano persino a decontestualizzare gli eventi pur di avvalorare le loro follie. 

Il G8 di Genova dunque si presta benissimo alla loro narrazione demistificatoria e totalmente proiettata a difendere quel mondo allora “No-global” ed oggi abilmente riciclato – come nei migliori costumi della sinistra – in quell’universo  liberal che si fa portatore del pensiero unico. 

In questi vent’anni hanno costruito e mitizzato figure impresentabili che ancora oggi compaiono di tanto in tanto, un po’ più invecchiati ma sempre protesi verso quell’eterno ’68 che il padre di tutti i mali contemporanei nella vita sociale e politica del nostro paese. Sono arrivati – ed è cosa non da poco – a far assurgere a martire Carlo Giuliani, caduto per mano dei carabinieri, non perché stava raccogliendo margherite o distribuendo alimenti alla caritas, ma in quanto durante i disordini di Genova ha assalito con un estintore un defender dell’Arma, a bordo del quale si trovava l’unica vera vittima – assolta – il carabiniere ausiliario Placanica che esplose i due colpi , uno dei quali mortale,  che uccisero il teppista coperto di passamontagna. 

Eppure da settimane la figura di Giuliani viene issata ad imperitura memoria come vittima del “sistema” e dei carabinieri “ fascisti”, perché ovviamente chi serve lo stato in divisa e si prende le pietrate di questi galantuomini per loro è fascista. 

Cosi come si continua a parlare di “ macelleria messicana” attuata dalla Polizia di Stato e dai GOM della Polizia Penitenziaria, quando si dovrebbe puntare il dito contro chi per giorni ha messo a ferro e fuoco la città di Genova. Per cosa? Per nulla, per il loro insano gusto di distruggere, di giocare a fare i rivoluzionari credendosi eternamente impuniti, in quel paese in cui  non dimentichiamolo, gli intellettuali di sinistra condannarono a morte un Commissario di Polizia, utilizzando la stampa come mezzo denigratorio. 

Per questo i continui attacchi, i fiumi d’inchiostro utilizzati contro le forze dell’ordine, anche di recente, questa volta sul filone, vista l’ormai assoluta sudditanza culturale della sinistra nostrana, della stampa americana e del  movimento BLM. Ci hanno provato – loro – anche a Milano un mese fa, ad accusare i carabinieri di razzismo, con l’aiuto dei vari blogger e giornalisti improvvisati , perché i cronisti si sono estinti, che senza verificare i fatti, basandosi su video social tagliati ad arte e mistificando i fatti avevano subito lanciato accuse perentorie. Poi vista la solidità delle ragioni che condussero all’intervento dei carabinieri, si sono ritirati in buon ordine, in attesa di lanciarsi nuovamente ad azzannare la preda. 

Non esiste azione peggiore che delegittimare gli apparati dello Stato, che dare seguito a campagne di stampa, massificate da social, che minano le fondamenta stesse della legalità e della giustizia, togliendo serenità a lavoro di coloro che , sottopagati, tutelano la sicurezza del nostro paese, dei cittadini onesti, di quella maggioranza silenziosa – come lo furono allora i cittadini di Genova – che subisce le angherie di questi teppisti. 

La storia non ha insegnato nulla, i casi Calabresi, Cassarà, Falcone e potremmo citarne all’infinito, di ieri e di oggi, non hanno sortito alcun effetto sugli eterni difensori, che invece di inseguire la verità scelgono di abitare la menzogna e di fare del mito l’unico metro di narrazione.

Ma per quanto essi si sforzino non potranno mai cancellare le nefandezze, la violenza e l’illegalità commessi dagli unici “macellai” di Genova: i black bloc e i loro compari No-global.