Ecco perché l’intellettuale di destra non è inferiore a quello di sinistra

di Redazione
21 Maggio 2021

di Luca Bugada

Periodicamente ritorna la consueta diatriba intorno alla levatura intellettuale dell’uomo a destra, rispetto a quello collocato a sinistra. Secondo la visione parziale di taluni, l’intellettuale a destra sarebbe una sorta di ossimoro vivente, una contraddizione in termini, un insulto alla ragione pensante.

L’inferiorità intellettuale ed etica sarebbe certificata dall’evidenza dei fatti, lampante e non necessitante di dimostrazione alcuna.

Il ragionamento, il pensiero e la cultura, nelle forme più elevate, non risiederebbero nel cuore e nella mente di coloro che, per militanza o per semplice simpatia, guarderebbero, riconoscendosi, ad una narrazione di destra, ad un bagaglio di valori distinto da quello della sinistra.

Come rispondere efficacemente a tale pregiudizio?

In molti hanno infilato il corridoio della polemica, sottolineando come la penuria di intellettuali sia, in realtà, un male trasversale a tutte le forze politiche, un segno dei tempi. La sinistra, forse, sarebbe più abile nel promuoversi, nel vendere la qualità intellettuale dei suoi attori.

Il secondo approccio al tema è, invece, di tipo “apologetico”: alcuni giornali hanno inchiostrato pagine e pagine con i nomi dei più grandi intellettuali orbitanti intorno al mondo della destra, passata e presente. Gentile, Croce, D’Annunzio e molti altri: la destra rivendica, giustamente, un glorioso passato, una dignità culturale di primaria grandezza, diversificata e ricchissima. Nessun complesso di inferiorità, nessuna, vera o presunta, sudditanza o imbarazzo di fronte alla intellighenzia della sinistra nostrana.

Un terzo approccio è quello ben esplicitato da Pietrangelo Buttafuoco in una sua recente intervista al Giornale.it: “In punto di paradosso ha ragione Scanzi a dire che non c’è nessun intellettuale di destra perché nessuno che non sia di sinistra o mosca cocchiera del conformismo trova voce, visibilità e spazio nella vetrina delle idee”. Secondo l’opinione del noto scrittore catanese non sarebbe, pertanto, un problema antropologico, una questione di differente qualità umana, a relegare la destra presso luoghi marginali del dibattito culturale contemporaneo, ma lo spazio angusto ed eccessivamente ristretto concessole dal mondo dell’informazione e dell’editoria.

Tuttavia, a queste tre disamine se ne può aggiungere una quarta, a costo di mutare prospettiva, ribaltandone completamente l’approccio. Invece che definire che cosa significhi per un uomo di destra essere un intellettuale, si potrebbe partire da una maggiore comprensione dei tratti propri all’uomo di pensiero e di studio.

In che cosa consiste la categoria dell’intellettuale? Chi può definirsi tale? Quali caratteriste possiede? Quali sono gli intenti, i proponimenti propri, e distintivi, dell’uomo, o della donna, che si spende quotidianamente nella faticosa, e pressoché infinita, missione a servizio della conoscenza?

La categoria di intellettuale, riportando la definizione dell’enciclopedia Treccani, si riferirebbe “a persona, colt[a], amante degli studi e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica”.

L’intellettuale, quindi, sarebbe una persona istruita, competente, dotata di un’elevata sensibilità, desiderosa di elargire il proprio talento mediante opere e produzioni destinate alla comunità tutta.

L’intellettuale non si ripiega su se stesso, non si limita a contemplare la realtà, ma le conferisce senso e significato, la esperisce e la tramanda ai posteri. Traccia orientamenti e cammini, fissa l’orizzonte agognando l’infinito e l’eterno.

L’uomo di dottrina, come si autodefinirebbe Diego Fusaro, non rivendica una superiorità in nome della propria conoscenza, ma si fa strumento del sapere, profeta solitario nel deserto, araldo inascoltato: non promuove se stesso, ma il pensiero medesimo.

La ragione risiede nella persona, nelle sue scelte, nell’habitus virtuoso che abilita le singole esistenze. L’intellettuale si gioca nella politica di tutti i giorni, nella società civile, spesso senza clamori o sottraendosi alle luci della ribalta.

Sono milioni gli intellettuali di destra che fanno militanza tra gli uomini, senza per questo avocare a sé titoli, riconoscimenti o stellette appuntate al petto.