Altro che “Bella Ciao” suonate il Piave

di Pasquale Ferraro
7 Giugno 2021

La sinistra italiana, lo scriviamo da tempo, vive in una propria dimensione parallela, nella quale esclusi i problemi reali delle persone normali, passa il tempo a costruire nemici immaginari, e a formulare teorie deliranti. L’ultima in ordine di tempo è più di una teoria, ma una proposta di legge depositata all Camera dai deputati dal trio Boldrini, Fiano, Pezzopane, la quale puntata alla istituzionalizzazione di “Bella Ciao”. 
Secondo i proponenti dopo l’inno di Mameli si dovrà suonare “Bella Ciao” un secondo inno. Ironia che ciò avveniva proprio durante il ventennio, quando alla Marcia Reale – inno nazionale all’epoca – si faceva seguire Giovinezza – inno Fascista per antonomasia – insomma un precedente che forse  al trio dem non piacerà molto. 


Ciò che però deve far riflettere, oltre alla futilità delle preoccupazioni che animano la sinistra è la totale volontà di imporre la retorica resistenziale in stile comunista a tutti. Invece di unire la sinistra divide, invece di rasserenare gli animi getta benzina sul fuoco. “ Bella ciao” come scrisse chiaramente il giornalista e partigiano Giorgio Bocca  – quindi non un pericoloso fascista – non fu la canzone della resistenza, ma il suo successo e la sua popolarità risalgono al 1947, festival di Praga. 


La canzone della resistenza, almeno di quella comunista delle Brigate Garibaldi fu sempre “ Fischia il vento “ riadattamento della canzone russa Katiuscia, in voga all’epoca della guerra civile. Ora che la sinistra fosse cruda quanto ad approfondimento storico era risaputo, difficile però immaginare che lo fosse a tali livelli. 
Le canzoni popolari, gli inni sono tali perché uniscono la Nazione, perché in quelle note , nelle parole del testo e nel significato storico che esse assumano si condensa il passato, il presente e il futuro. Momenti in cui la memoria si fonde con le aspirazioni del presente. 


Ora in una storia tanto tormentata come la nostra , un paese che ha difficoltà a trovare un sentiero comune, ma costantemente dilaniato dai propri spettri e dalle pagine opache che si annidano dietro ogni piega degli eventi salienti del nostro paese,  dovrebbe guardare all’unico momento unitario, le trincee e la vittoria nella grande guerra. Perché è in quel bagno di sangue che è nata moralmente l’Italia, oltre cinquant’anni dopo la nascita formale di uno stato più imposto che condiviso. 


Li nelle trincee è nato un sentimento di fratellanza e di comunità che ha portato alla nascita della Patria, oltre gli orizzonti di una minoranza. L’Italia è nata nel sangue, quello dei ragazzi del ‘99; è nata con il coraggio degli assalti sul Piave, o fra le onde dei mari, a Buccari o nei cieli di Vienna. 
Non è “ Bella ciao “ ma la “ leggenda del Piave “ che suscita quel sentimento di unione e di onore che sono la base per l’unità e l’armonia. 

Perché il “ Piave mormorava “ e lo fa ancora, ricordandoci che dobbiamo essere “ degni del consenso dei morti “ di coloro che per l’Italia hanno versato il sangue. 
Basta dividere l’Italia, uniamola, senza imbastire battaglie ideologiche e imposizioni nelle liturgie civili che accompagnano la vita di un popolo e di una nazione. Si canti l’Inno Nazionale  e poi si Canti il Piave, la canzone degli Italiani che hanno fatto l’Italia.