“Serve una rinascita cristiana dell’Europa” intervista a Elio Gallego García

di Redazione
17 Febbraio 2022

Il congresso internazionale “Hacia una renovación cristiana de Europa” (“Verso un rinnovamento cristiano dell’Europa”) avrà inizio il 2 marzo 2022 e terminerà il 4. La serie d’incontri si terrà presso la Universidad San Pablo CEU di Madrid. Molteplici i temi delle tre giornate, a partire dalla conferenza inaugurale dal titolo “Una proposta di rinnovo cristiano per l’Europa”, cui seguiranno le analisi incentrate sullo scenario europeo attuale. A ridosso dell’evento, Nazione Futura ha intervistato Elio Gallego García, Direttore di CEFAS.

Direttore, può parlarci di CEFAS? Quando è nato e quali sono le attività che avete intrapreso?

Il CEFAS (Centro Studi, Formazione e Analisi Sociale) è nato formalmente lo scorso luglio, quando la sua costituzione è stata approvata dal Consiglio della Fondazione Universitaria San Palo-CEU, anche se, logicamente, era in divenire da più di un anno. A oggi la sua attività principale è consistita nell’insegnamento di corsi di leadership per giovani professionisti, che si articolano intorno a due blocchi tematici nettamente differenziati. Uno ruota attorno alla domanda «Cosa devo sapere?» per agire nella vita pubblica; e l’altro, su «Come posso agire?» nello stesso campo. Contiamo anche d’iniziare il prossimo corso con un altro rivolto agli studenti universitari, ed estendendolo ai quattro anni (durata attuale delle lauree). Insieme a questi progetti di formazione – che costituiscono la nostra “Scuola di leadership” – abbiamo svolto un intenso lavoro di contatti internazionali, soprattutto europei, con persone e istituzioni che la pensano allo stesso modo.

Quali sono gli obiettivi fissati dopo “Hacia una renovación cristiana de Europa”?

L’obiettivo principale di questo congresso è favorire una presa di coscienza che potrebbe essere riassunta in questa frase di Isaia: «Se non credi, non sopravvivrai». L’incredulità è una malattia che, se non curata in tempo, porta inevitabilmente alla morte. L’unica cosa che possono fare le pseudo-religioni, come l’ ideologia del woke (del “risveglio), è accelerare questo processo di decomposizione e morte. Bisogna credere, ma non in nulla, ma in ciò che fin dall’inizio ha dato vita e vigore al nostro Continente. Insomma, se l’Europa vuole restare nella Storia, se vuole continuare a esistere, deve superare il suo momento razionalista per tornare alle origini della sua religiosità.

A chi si rivolge principalmente “Hacia una renovación cristiana de Europa”?

Si rivolge a un pubblico relativamente ampio di persone preoccupate per il futuro dell’Europa e che si chiedono cosa si può fare per invertire questo processo di declino.

Che ruolo gioca il cristianesimo nel mondo europeo in questo periodo storico?

Vedo il cristianesimo come la casa del Padre nella parabola del figliol prodigo. E spero e confido che, dopo l’avventura di tentare di costruire un mondo senza Dio, e dopo aver sperperato tutto il nostro patrimonio morale e materiale, potremo essere in grado di fare un esercizio di memoria, per ricordare chi siamo e da dove veniamo. E, con tutta umiltà, di alzarsi e dirigere i nostri passi verso il luogo da cui viene la vita.

Chi sono le personalità che interverranno in “Hacia una renovación cristiana de Europa” e in base a quali criteri sono state scelte?

Ci sono sicuramente molte personalità, a cominciare da pensatori dediti alla res publica come le francesi Chantal del Sol e Françoise Bellamy, o i pubblicisti nordamericani Rod Dreher e Rusty R. Reno; senza perdere autori rappresentativi della sempre ricca cultura cattolica italiana, come Francesco Giubilei e Giulio Meotti. Contiamo, ovviamente, su una grande partecipazione spagnola, di cui vorrei evidenziare la figura eccezionale dello spagnolo Dalmacio Negro, così come pensatori e accademici di altre parti d’Europa, in particolare della Russia e dell’Europa centrale, come è il caso dello stesso Balázs Orban, che aprirà il nostro congresso. Tutti “hanno qualcosa da dire”, hanno riflettuto a lungo sull’argomento e sono chiaramente consapevoli che “una malattia sta investendo l’Europa e l’Occidente”, e che non è altro che l’agonia della cristianesimo.

Politica e Cristianesimo: in che modo le due realtà entrano in contatto? Arrivano l’una a contagiare le decisioni dell’altra?

Naturalmente, sono realtà inseparabili. Al punto che, prendendo una distinzione da Henri Bergson – e di cui Karl Popper ha a lungo abusato – si può affermare che oggi le società europee si caratterizzano per essere società “chiuse” al religioso e al soprannaturale, contrapposte a società “aperte” di altri tempi. Naturalmente, questa “apertura” o “chiusura” è sempre in termini relativi, mai assoluti. Si tratta di un “più” e un “meno”, chiaramente, ma un più e un meno decisivi per la vita delle nostre società.

La neo-presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato che è anche sui fondamenti cristiani che può si può parlare di una nuova speranza per l’Europa. Sarà un tema analizzato durante “Hacia una renovación cristiana de Europa”?

Non so se saranno trattate nello specifico queste parole di Roberta Metsola, di cui sono lieto. Sì, si parlerà certamente di recuperare quelle basi cristiane per l’Europa, basi che solo la cecità e il settarismo più radicali possono negare come antidoto necessario al nichilismo ambientale che ci circonda. Ma vorrei introdurre anche un’altra immagine, un’immagine diversa da quella delle “basi”, quella della luce. Fin dalla prima volta che li ho letti sono rimasto colpito da queste parole di Mark Lilla: «Abbiamo deciso che la luce dell’Apocalisse non dovrebbe illuminare la nostra politica». Ebbene, la tesi di fondo di questo congresso è esattamente l’opposta: e se cercassimo di lasciare che la luce dell’Apocalisse illumini la nostra politica?

L’identità europea è strettamente legata al cristianesimo, ma durante la giornata del 3 marzo si parlerà di “agonia del cristianesimo nell’occidente”: quali sono stati i motivi che ci spingono a parlare di declino della religione?

Perché è un fatto e prima dei fatti non ci sono interpretazioni. Ci troviamo immersi, non c’è dubbio, in un’agonizzante decomposizione del cristianesimo in tutto l’Occidente. La domanda è se, come ha sottolineato Del Noce, siamo di fronte a un’eclissi o a un crepuscolo definitivo. Naturalmente non sono ottimista sull’attuale situazione del cristianesimo in generale e della Chiesa cattolica in particolare. Ma non essendo ottimista, credo nell’azione della Provvidenza nella Storia, e questo mi riempie di speranza.

In un mondo che muta giorno dopo giorno, reputa che la religione cristiana debba rinnovarsi?

Credo che debba essere rinnovata come si è sempre rinnovato ogni movimento o istituzione autenticamente religioso: risalendo alle fonti. Come disse Rilke: «Dio ci aspetta sempre dove sono le radici».

Ritiene che, dopo “Hacia una renovación cristiana de Europa”, saranno instaurarsi nuove collaborazioni a livello europeo?

Indubbiamente la possibilità di avviare e rafforzare queste collaborazioni è uno degli obiettivi di questo congresso. Perché non è una lotta di questo o quel Paese, è una lotta di civiltà. Ed è per questo che sono convinto che l’Europa e l’Occidente si salveranno o si perderanno insieme.