Politica estera bipolare nel dopo covid, fra atlantisti e filo cinesi

di Jacopo Ugolini
11 Luglio 2021

Questa pandemia, che ha stravolto le vite di tutti noi, complice anche di politiche liberticide messe in campo dalla gran parte dei governi nazionali, ha dato vita, o meglio, ha messo in risalto l’inizio di una spaccatura all’interno della politica italiana relativa alla posizione internazionale del nostro Paese: la sinistra italiana si sta spostando sempre di più su posizioni filocinesi, mentre il premier Draghi, che in questo incarna nettamente il centrodestra,  ha riportato l’Italia sui binari giusti, a fianco degli Stati Uniti e dell’Europa. 

Giuseppe Conte, Roberto Speranza , Massimo D’Alema, la Cina e Tedros Ghebreyesus: vi starete chiedendo che collegamenti ci sono tra queste persone, chi politici (o presunti tali), chi ex politici, il Paese da dove si è diffuso il Covid e il presidente dell’organizzazione che avrebbe dovuto gestire la pandemia in modo equo e coraggioso. Li accomuna l’attrazione verso il governo di Pechino. Come sappiamo l’OMS è governata de facto dalla Cina mediante l’elezione appunto dell’ex ministro della Salute e (poi) degli Esteri etiope. Tra l’Etiopia e la Cina vi sono rapporti strettissimi: più di metà del debito estero etiope é in mano comunista e vi si trovano enormi investimenti cinesi come la ferrovia Addis-Gibuti, molto strategica dato che a Gibuti è collocata la prima base navale cinese in Africa. Ormai tutti ritengono, da destra a sinistra, che l’OMS sia stato troppo buono (un eufemismo!) nei confronti della Cina riguardo alla tarda ammissione dell’esistenza del Covid-19 e alla causa scatenante di quest’ultimo. 

Un altro fattore importante: l’Etiopia fa parte della Belt and road Iniziative, cioè il grande progetto cinese di infrastrutture in tutto il mondo. Questa iniziativa è collegata, o meglio gestita, dalla Silk Road Cities Alliance, associazione di cui D’Alema è presidente onorario e che è strettamente collegata a Pechino. È inutile ricordare il rapporto che lega il baffino D’Alema e il ministro della Salute, Speranza. Questo implica la vicinanza anche di Speranza nei confronti della Cina. Non è un utopico questo rapporto: le inchieste di Bergamo di questi mesi mostrano come il ministro della Salute, in accordo con l’OMS, di cui il rappresentante italiano è Ranieri Guerra, non ha mai alzato ipotesi relative all’operato cinese nei confronti della diffusione del Covid 19. Anzi, si è esposto più volte per ringraziare il governo di Pechino dei presunti regali all’Italia, cioè mascherine e ventilatori (tanti non funzionanti), da parte della Cina. 

E infine, il rapporto tra Conte e la Cina è sempre più un intrigo pericoloso: l’ex avvocato del popolo sappiamo che ha utilizzato più volte D’Alema come suo consigliere personale. L’ultimo episodio della soap opera “Conte e Pechino” risale all’incontro, nel medesimo giorno in cui si è svolto il G7, tra Grillo e l’ambasciatore cinese in Italia, incontro che avrebbe dovuto vedere la partecipazione anche del futuro (se mai lo diverrà) leader dei 5 stelle. Stranamente, in via Bruxelles (sede dell’Ambasciata cinese), giungerà solamente il garante Grillo. Forse anche Conte si è accorto che un tale incontro, in un giorno tanto importante per i Paesi del G7, gli avrebbe chiuso le attuali porte del potere? 

Gli elettori devono sapere che l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca determinerà un robusto bipolarismo, davanti al quale l’Italia non può rimanere incerta. La sinistra (attuale) la vedremo sempre più aperta alla Cina, soprattutto se si formerà un centrosinistra duro e puro (quindi un PD alleato stabilmente con i residui dei 5stelle e la sinistra “radicale”), mentre il centrodestra sarà sempre determinato sui binari atlantici.