La legge anti-immigrazione danese che manda in tilt l’Unione europea

di Daniele Dell'Orco
4 Giugno 2021

La Danimarca come anomalia del sistema. Ieri ha approvato in Parlamento la nuova legge sull’immigrazione voluta dalla sinistra socialdemocratica. Una legge, tuttavia, applaudita da tutti i conservatori d’Europa. Prevede l’istituzione di centri per richiedenti asilo fuori dai confini europei dove gli individui sono trasferiti mentre la loro pratica viene esaminata.

L’Ue è subito finita in cortocircuito, poiché la legge rischia di “minare le basi del sistema di protezione internazionale per i rifugiati”. In base alla normativa, i richiedenti asilo devono presentare la domanda di persona al confine danese per essere poi trasferiti in un Paese extra-europeo in attesa della valutazione del caso da parte del Paese ospitante. Se la domanda viene accettata, possono continuare a vivere nel Paese terzo dove si trovano ma non in Danimarca; se la domanda è respinta vengono rimpatriati.

Al momento nessun Paese ha acconsentito a partecipare allo schema danese ma Copenaghen ha riferito di essere in negoziati con 5-10 Paesi, senza precisare quali. Secondo la stampa, ci sarebbero in lista Egitto, Eritrea, Etiopia e anche il Ruanda.

La legge è stata proposta dai socialdemocratici della premier Mette Frederiksen e sostenuta anche dai liberali di Vestre, ma anche dalla destra ovviamente. D’ora in poi chi vuole presentare domanda d’asilo in Danimarca, dovrà farlo al confine. A quel punto sarà “trasferito” in un Paese extra-Ue, dove dovrà attendere l’esito. La legge è stata fortemente appoggiata anche da Mattias Tesfaye ministro dell’Immigrazione, che non ha mai nascosto di essere egli stesso figlio di un immigrato etiope.