Due donne di destra alla conquista di Madrid

di Pasquale Ferraro
3 Maggio 2021

L’ennesima risposta a chi da sinistra parla sempre di destra “ maschilista, sessista” e ovviamente retrograda viene da Madrid, dove due donne di destra sono in corsa per la conquista della Presidenza della Comunità Autonoma. Isabel Diaz Ayuso attuale Presidente della comunità madrilena e figura simbolo della destra del Partido Popular, e Rocio Monasterio volto simbolo di Vox, l’anima conservatrice e tradizionalista della destra spagnola.  

Due volti che rappresentano le pulsioni e le trasformazioni di una destra giovane e impegnata nelle battaglie che interessano la gente comune, dimenticata dalla sinistra “politicamente corretta” e barriacadera in salotto.

In una campagna elettorale che verrà ricordata come una fra le più difficili e cruente degli ultimi decenni, fatta di violenze e prevaricazioni, come i numerosi e continui attacchi dell’estrema sinistra ai comizi di Vox. Il partito di Abascal e della Monestario si è reso protagonista di una fitta campagna nelle zone più abbandonate ed emarginate della comunità autonoma, parlando di sicurezza in luoghi in cui spaccio e violenza regnano sovrani.

Una destra coraggiosa che non teme di parlare agli ultimi, ai dimenticati dalle nuove élite progressiste. Per ora i sondaggi sembrano premiare tanto Vox e Rosio Monestario con un 12% che l’attuale Presidente Isabel Diaz Ayuso e la sua versione di Pp con il 41%, che se aggiunto al 4% di Ciudadanos porterebbe la coalizione di destra oltre i 69 seggi  che garantiscono la maggioranza assoluta.

Il risultato di Vox oltre all’importante valore simbolico  e numerico anche sullo scacchiere nazionale dove Vox è la terza forza politica alle Cortés, garantirebbe alla Diaz Ayuso una maggioranza solida e non soggetta ai ricatti di Ciudadanos, gli stessi che l’hanno costretta a correre la scommessa – vincente – delle elezioni anticipate. Si tratta però anche di una prova generale di alleanza che nei nuovi equilibri politici è l’unica possibilità per riportare la destra al governo e scalzare Sanchez e il suo governo social-comunista. 

Ma il voto potrebbe risultare micidiale per un altro protagonista della politica spagnola, e forse il più pittoresco personaggio che si possa immaginare, e comprensibile forse solo a noi italiani che abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora sulla nostra pelle il peso del movimento grillino e dei suoi attori protagonisti, l’ex vice primo ministro e ex indignados oggi leader di Unidas Podemos – il M5s spagnolo in salsa comunista – Pablo Iglesias. Iglesias infatti ha lasciato il ruolo scomodo e simbolico nel quale lo aveva isolato l’astuto Sanchez per provare a frenare l’emorragia di consensi di Podemos che è rapidamente passata dal 40% al 7-8%.

Per molti osservatori Podemos che rappresentava la rabbia anti casta – che noi italici conosciamo bene – salendo al governo si è fatta casta, dimenticando le promesse fatte all’elettorato di Indignados che si aspettavano di vedere un esito più dignitoso e non, come scrive qualche giornale di sinistra, il passaggio dello stesso Iglesias da una casa in un quartiere popolare ad una villa con piscina, cosa alquanto poco proletaria.

Fra Rocio Monestario e Iglesias le scintille non sono mancate, soprattutto quando la candidata di Vox gli ha riso in faccia in diretta tv, quando l’ex indignados comunicava di aver ricevuto una busta di minaccia con dei proiettili, e aggiungendo “ te li sei mandati tu”, facendo si che Iglesias abbandonasse lo studio insieme ai candidati delle liste di sinistra. Il nervosismo di Iglesias è comprensibile, vede la terra tremargli sotto i piedi, con Vox che si appresta – come già avvenuto parzialmente alle elezioni generali – a d espugnare tutte le roccaforti un tempo di Podemos.

Non si esagera se si afferma che dalle scelte che farà Isabel Diaz Ayuso passerà il futuro della destra spagnola.