Collegium intermarium, l’università dei conservatori polacchi

di Francesco Giubilei
30 Maggio 2021

Mentre nelle università dell’Europa occidentale dilaga la deriva del politicamente corretto ed è sempre più difficile insegnare la storia classica e le tradizioni europee – in particolare nelle facoltà umanistiche – senza incorrere in censure, bavagli o proteste, a Varsavia è stato inaugurato il “Collegium intermarium”, la nuova università dei conservatori polacchi.

L’ateneo prende il nome dalla teoria politica dell’Intermarium per la creazione di un’alleanza dell’Europa centrale e dell’est dal Mar Nero al Mar Baltico al Mar Adriatico con un preciso progetto geopolitico che espande la visione del gruppo di Visegrad per abbracciare l’area della “Three Seas Initiative” realizzata nel 2016.

Promosso dal think tank cattolico “Ordo Iuris”, “la sua missione è costruire una piattaforma di cooperazione accademica dei paesi della regione Intermarium” con l’obiettivo di ripristinare l’idea classica di università attraverso la creazione di una comunità accademica radicata nella tradizione e nella cultura europea.

All’evento inaugurale intitolato “Intermarium: Space of Freedom and order”, hanno partecipato alcune delle principali voci del mondo culturale e politico dell’Europa centrale e degli Stati Uniti. Il riferimento al concetto di libertà non è casuale in un momento storico in cui il “free speech” in Occidente è sempre più limitato, specie in ambito accademico. In tal senso il Collegium Intermarium nasce “come risposta alla crisi della vita accademica. Il Collegium deve essere uno spazio per scienziati e studenti che non hanno paura di porre domande serie. In un momento in cui l’istruzione sta diventando di massa, unidimensionale e imitativa, stiamo ricordando alle persone che l’obiettivo dell’educazione è sempre lo sviluppo umano integrale. […] La nostra università è anche un paradiso per tutti coloro che, in cerca di libertà e ordine, non hanno paura di fare riferimento alle conquiste delle generazioni precedenti, comprese le basi della nostra civiltà: il diritto romano, l’amore greco per la verità e l’eredità vivente di Cristianesimo”, parole che oggi sarebbe impossibile ascoltare in qualsiasi università pubblica dell’Europa occidentale.

L’evento si è aperto con un discorso di Tymoteusz Zych, rettore del Collegium Intermarium, e con i saluti istituzionali del Ministro dell’Istruzione, della Scienza e dell’Istruzione Superiore della Polonia, Przemysław Czarnek e del Ministro della Cultura Piotr Glinski.

A fare da padroni di casa i relatori polacchi a partire da Stephen Baskerville, capo del dipartimento di studi statali del Collegium Intermarium, mentre a moderare il panel dedicato alla libertà accademica è stato David Engels dell’Institute for Western Affairs e curatore del libro Renovatio Europae. Pawel Lisicki, direttore del settimanale “Do Rzeczy”, ha coordinato il panel sul “Legal Heritage of Western civilization in contemporary world” intervenendo con numerose personalità, membri del governo e delle istituzioni polacche.

La delegazione straniera più numerosa è stata quella ungherese, segno del rapporto di collaborazione non solo in ambito politico ma anche culturale e accademico tra la Polonia e l’Ungheria. Oltre ai saluti istituzionali di Gergely Gulyas, Minister of Prime Minister’s Office, e di Tamas Sulyok, Presidente della Corte istituzionale dell’Ungheria, sono intervenuti Gergely Ekler, segretario di stato al Ministero della Famiglia in Ungheria e l’europarlamentare Erno Schaller-Baross che ha realizzato un brillante discorso.

In rappresentanza del mondo dei think tank e accademico, da segnalare l’intervento di Miklós Szánthó e Istvan Kovacs, rispettivamente direttore e direttore strategico del Center for Fundamental Rights di Budapest, realtà molto attiva anche a livello internazionale, e di John O‘Sullivan, presidente del Danube Institute.

Particolarmente interessate il discorso di Dóra Szűcs, international director al Mathias Cornivus Collegium di Budapest, che si sta affermando come un’istituzione accademica sempre più importante nel contesto dell’Europa centrale e dell’Est.

Il legame tra il Collegium Intermarium e gli Stati Uniti è florido e numerosi intellettuali e giornalisti americani hanno partecipato con un proprio intervento: da Rod Dreher, autore de L’opzione benedetto, a Gladden Pappin, professore associato di politica all’Università di Dallas, fino a Patrick Deneen, Josh Hammer (opinion editor di Newsweek), l’economista Matthew Tyrmand e Alejandro Chafuen, Managing Director dell’Acton Institute.

Tra i principali ospiti dell’evento inaugurale a Varsavia, c’è stato Vaclav Klaus, già Presidente e Primo Ministro della Repubblica Ceca che ha realizzato un discorso incentrato sul tema dell’Europa e dell’Ue riferendosi anche agli stravolgimenti determinati dal covid.

Se in rappresentanza del parlamento ucraino è intervenuto il deputato Sviatoslav Yurash, tra gli ospiti provenenti dall’Europa occidentale non si può non ricordare la filosofa francese Chantal Delsol e Francisco Javier Borrego Borrego, già giudice della Corte europea dei diritti umani.

Le conclusioni sono state affidate a Jerzy Kwasniewski, presidente di Ordo Iuris e del consiglio di formazione del collegio intermarium, voce influente nel panorama politico-culturale polacco.

Il progetto del Collegium Intermarium è particolarmente interessante per il mondo conservatore polacco e dell’Europa centrale poiché rappresenta un’occasione per avviare un percorso accademico alternativo ai criteri delle principali università europee e al tempo stesso è la dimostrazione di un interesse nei confronti delle giovani generazioni per la creazione di un’élite conservatrice educata secondo valori cristiani e tradizionali.