Il Pil cresce dello 0,9%: nel 2017 l’Italia è l’ultima classificata nella crescita UE

di Andrea Saponaro
15 Febbraio 2017

La Commissione europea ha sostanzialmente confermato le previsioni sulla crescita economica dell’Italia, stimando che nel 2016 il Pil italiano sia cresciuto dello 0,9% (lo scorso 9 novembre la previsione si fermava al +0,7%), cui dovrebbe seguire un’espansione analoga nel 2017 (lo stesso dato diffuso in autunno) e un +1,1% nel 2018 (dal +1% stimato a novembre). I nuovi dati, contenuti nelle previsioni economiche invernali, sono comunque i più bassi di tutta l’Unione europea. Le prospettive di crescita dell’Italia rimangono “stabili ma modeste”, si legge nel documento pubblicato oggi a Bruxelles.

“In Italia si prevede una crescita del Pil dello 0,9% quest’anno, allo stesso livello del 2016, e un leggero aumento nelle stime per il 2018, sostenuto dai bassi tassi d’interesse e da una forte domanda esterna – ha commentato il commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici – ma le debolezze strutturali ostacolano una ripresa più forte”. La Commissione ha rivisto anche le previsioni sui conti economici dell’Italia. Il debito-Pil è indicato al 132,8% sul 2016, al 133,3% quest’anno e al 133,2% nel 2018. Tre mesi fa era stimato al 133% del Pil sul 2016 e al 133,1% su 2017 e 2018.

L’Italia è perciò fanalino di coda dell’Unione Europea, e si aggiudica il record negativo un anno prima rispetto a quanto risultava dalle stime dello scorso autunno. Infatti Bruxelles, nelle sue Previsioni d’inverno presentate lunedì, ha sì rivisto al rialzo (da +0,7% a +0,9%) il progresso del nostro prodotto interno lordo nel 2016, ma ha lasciato invariato a +0,9% quello che si attende per l’anno in corso. Quando nessun altro dei 28 Stati Ue crescerà meno dell’1 per cento. La Grecia, unico Paese a far peggio della Penisola nel 2016, stando ai calcoli della Commissione che è tra i suoi maggiori creditori dovrebbe registrare addirittura un +2,7%. La Finlandia, che nel 2015 era ancora in recessione, è data a +1,2%.

Così l’Italia, l’anno scorso penultima e nel 2015 terzultima, finisce appunto in ultima posizione. L’andamento discendente era quindi previsto, ma lo scorso ottobre la stessa Commissione riteneva che il 2017 ci avrebbe visti ancora penultimi (davanti alla Finlandia), mentre solo nel 2018 con un risicato +1% avremmo dovuto “conquistare” l’ultimo posto in classifica, a fronte di una media europea del +1,8%. Invece i Paesi partner, compresi quelli più in difficoltà, ci stanno già superando.

Inoltre, Bruxelles sta lavorando al nuovo rapporto sul rispetto della “regola del debito”, atteso per il 22 febbraio: “Come nei rapporti precedenti – ha continuato Moscovici – esamineremo i fattori rilevanti che potrebbero spiegare perché, a prima vista, l’Italia non è in conformità con le regole” del Patto di Stabilità. In ogni caso, ha precisato il francese, la Commissione non intende inviare “ultimatum all’Italia”, ma instaurare un “dialogo costruttivo” con il nostro Paese. Quanto al deficit-Pil, ora l’Europa parla di un 2,3% nel 2016, cui farà seguito un 2,4% quest’anno e un 2,6% nel 2018. Il 9 novembre l’Ue prevedeva prevedeva un 2,4% sul 2016 e sul 2017 e un 2,6% sul 2018.

Il deficit strutturale di bilancio, invece, voce cruciale nella valutazione da parte di Bruxelles delle regole del Patto di stabilità e di crescita, è stimato all’1,6% del Pil sul 2016, al 2% sul 2017 e al 2,5% sul 2018. Tre mesi fa era indicato rispettivamente all’1,6%, al 2,2% e al 2,4%. A frenare l’aumento del credito, secondo la Commissione europea, sarà probabilmente la bassa redditività del settore bancario e l’alto onere dei crediti deteriorati. L’inchiesta sulle forniture di crediti da parte delle banche nel quarto trimestre del 2016 indica che non ci sono cambiamenti e non sono attesi ulteriori miglioramenti per il primo trimestre del 2017 per quanto riguarda i prestiti alle società.

Il governo italiano non ha perso tempo per aggiudicarsi il merito e festeggiare i dati della Commissione, secondo Padoan “migliori del previsto”. Il Ministro dell’Economia italiana, infatti, ha dichiarato che questi dati “danno ragione a politica economica fatta di attenzione ai conti, riforme, sostegno a investimenti privati e investimenti pubblici”, ma c’è davvero poco da festeggiare, considerando anche che, appena 24 ore fa, l’Unione ha stimato che l’Italia sarà, per tre anni, il fanalino di coda dell’Europa in quanto a crescita.

E’ la certificazione del fallimento delle politiche economiche del governo Renzi. Cresciamo di uno 0,9 mentre la media europea e’ quasi del doppio, 1,6%, perfino meno della Grecia, e tutti gli altri indicatori sono negativi: la nostra disoccupazione generale resta tra le più alte, oltre l’11%, quella giovanile supera addirittura il 40%, i nostri conti non sono in regola e serve una manovra correttiva tutt’altro che semplice che porterà ad aumenti di accise e nel 2018 scatteranno gli aumenti Iva. Infine, oltre ad essere risaputo che i dati sul Pil vanno valutati in riferimento all’ eurozona, il ministro Padoan non si ricorda che solo un anno fa nel Def aveva previsto una crescita dell’1.2% del Pil nel 2016.