Il valore della repubblica di Venezia per il conservatorismo

di Raimondo Franchetti
28 Febbraio 2021

Come sappiamo tutti, il Conservatorismo è un’ideologia che nasce con la Rivoluzione Francese in opposizione agli eventi che portarono alla dittatura Giacobina di Robespierre. Un riferimento all’Antico Regime è quindi d’obbligo se si vuole capire fino in fondo tutti gli aspetti di questa validissima corrente di pensiero.

 La Repubblica di Venezia e la sua storia sono sicuramente un punto di riferimento imprescindibile per aiutare il conservatorismo a distaccarsi anche da una tendenza reazionaria che come i Giacobini non è riuscita a cogliere la differenza tra monarchia e tirannide, ben chiara agli studiosi del Medioevo e dell’Età Moderna. 

Modello per la costruzione del sistema politico degli Stati Uniti e considerata una terra di libertà dalla maggior parte degli europei la Repubblica di Venezia nacque all’indomani della caduta dell’Impero Romano e con il tempo sviluppò una struttura di governo incarnata nel patriziato che sarebbe rimasta inalterata fino al 1797. Il tema di una classe dirigente degna di questo nome è un aspetto fondamentale da tenere a mente di questa esperienza politica.

Le più antiche famiglie come i Galbai, i Candiano o i Partecipazi erano presenti nella città lagunare sin dalla sua nascita e da loro provennero i primi dogi eletti dalla popolazione. 

Alcuni di loro come i Candiano provarono ad instaurare un sistema di monarchia ereditaria ma fallirono sempre a causa della continua resistenza delle altre famiglie. Con la Serrata del Maggior Consiglio del 1297 si arrivò ad una definitiva stesura dell’elezione dogale, dell’accesso alle cariche e della struttura di governo che concentrava il potere nel patriziato, lasciava pochi poteri al Doge e dava il monopolio delle cariche politiche alle famiglie iscritte al Libro d’Oro. 

Nonostante la struttura oligarchica del potere, l’efficienza dimostrata dalla classe dirigente veneziana, comprovata dalla stabilità del sistema fino alla caduta della Repubblica, può farci dire senza complessi che a Venezia vigeva una forma di governo aristocratica intesa veramente come il governo dei migliori. Anche il rimprovero che viene fatto a queste forme di governo per avere un’elite distaccata dalla popolazione sembra fuori luogo in questo contesto. 

Venezia è una città costruita sull’acqua e il mare è una parte essenziale della sua vita. Il patriziato era composto da famiglie mercantili e il cursus honorum dei suoi membri si svolgeva principalmente sul mare quindi i suoi componenti possono perfettamente definirsi rappresentanti della città in quanto si immedesimavano nella stessa realtà dei veneziani comuni nelle sue forme più elevate. 

Il collettivismo che caratterizzava il patriziato in severe leggi sul lusso che imponevano di non esagerare nella costruzione delle dimore private non impedì neanche uno straordinario e ricco mecenatismo artistico da parte dei patrizi manifestato dai palazzi sul Canal Grande che fanno di Venezia la città più bella del mondo.

Infine un altro aspetto interessante della città lagunare è il suo rapporto con la religione. Popolo estremamente cattolico come dimostrato dalle secolari e ancora ricorrenti feste annuali del Redentore e della Madonna della Salute i veneziani lasciarono libertà d’Espressione a Paolo Sarpi che criticava alcuni eccessi del concilio di Trento. 

Questo deve far riflettere alcune menti benpensanti che vedono nel cattolicesimo la causa di tutte le dittature e attribuiscono il monopolio delle condizioni della democrazia al protestantesimo. La Repubblica di Venezia era uno stato estremamente cattolico e questo non le ha impedito di sviluppare una struttura collegiale di governo (condizione essenziale per lo sviluppo di una democrazia), una classe dirigente estremamente efficiente e ottime leggi per assicurare una vita degna agli abitanti del suo territorio.