Il nuovo libro di Enrico Ruggeri ci ricorda la follia degli anni di piombo

di Leonardo Tosoni
17 Gennaio 2021

Cantautore da una vita, conduttore radiofonico e televisivo, artista a tutto tondo e quindi anche scrittore. L’ultimo libro di Enrico Ruggeri (Un gioco da Ragazzi, La Nave di Teseo) è a tutti gli effetti un romanzo storico. 

La cornice è l’Italia che, uscita dalla guerra e attraversato il boom economico, si avvia inesorabile verso gli anni di piombo: anni di marciapiedi insanguinati, di giovani ragazzi le cui vite strappate alla giovinezza, o incarcerate, hanno straziato migliaia di famiglie. Anni orrendi in cui la lotta fratricida sembrava dover prendere il sopravvento sull’unità di un popolo che qualcuno aveva interesse a tenere diviso, anzi in guerra. 

Giovani ragazzi da un lato e dall’altro della barricata, spesso caduti nel vortice della violenza per sopire una rabbia sulla quale ci si ostinava a soffiare. Come nel caso di Mario e Vincenzo – i protagonisti del romanzo di Ruggeri – fratelli separati dal furore ideologico, dalla lotta politica vissuta fin nelle sue estreme conseguenze, figli di una normale famiglia della borghesia milanese e finiti nel vortice del terrorismo quasi per caso. 

Come il primo, Mario, spirito ribelle, partito da un impegno nel Movimento studentesco negli anni della contestazione, deluso dai partiti di sinistra si avvicina pian piano alle forze della sinistra extraparlamentare, entrando in contatto con alcuni elementi delle Brigate Rosse, così il secondo, Vincenzo, romantico affascinato dagli “sconfitti”, si avvicina al Fronte della Gioventù per poi fuoriuscirne, all’indomani della Strage di Acca Larentia, deluso – come tanti allora – da un partito che a molti ragazzi sembrò troppo moderato e arrendevole, per poi finire a solidarizzare con coloro che avrebbero scelto di armarsi. 

Mario e Vincenzo sono solo due ragazzi, e sullo sfondo, a dare una piega struggente al romanzo, la medesima famiglia. Lo stesso padre e la stessa madre, incapaci di accettare di vedere i propri figli camminare su due strade parallele, eppure avviati verso un comune triste destino, e la stessa sorella, che non sapendo scegliere da che parte stare continua negli anni ad amare i suoi fratelli, prendendo le accortezze più impensate per evitare litigi tra i due, per conservare la speranza – seppur remota – della loro riconciliazione. 

Colpisce nel profondo l’immagine dei due, schierati su opposte barricate, distanti una decina di metri durante uno scontro armato, rientrare a sera nella stessa casa, trovandosi a mangiare lo stesso cibo – seppur distanti e fuori dai rispettivi sguardi – preparato dal medesimo amore materno per loro.

Nel riavvolgere il nastro della storia di quegli anni, Ruggeri inserisce fra le pagine tanti eventi importanti, cogliendoli con gli occhi di ragazzi che si trovarono a viverli, come la Strage di Piazza Fontana e della Loggia a Brescia, la Strage di Bologna ma anche molti altri fatti storici reali il cui ricordo ha segnato la vita di tanti ragazzi nati e cresciuti anche dopo quegli anni, come l’omicidio di Sergio Ramelli, aggredito con le chiavi inglesi sotto casa, il rogo di Primavalle o la vicenda del giovane anarchico Giuseppe Pinelli. 

E poi le due figure di magistrati uccisi, rispettivamente da una parte e dall’altra, Francesco Coco e Vittorio Occorsio, trucidato il primo per essersi opposto al rilascio di sette bigratisti, e il secondo per aver spostato verso la destra eversiva le indagini sulla bomba di piazza Fontana.

Non è la solita narrazione ideologica a cui siamo abituati quando si parla di “anni di piombo”; non c’è una parte buona e una cattiva. Il fatto che all’inizio l’uno e l’altro siano attivamente impegnati in politica non è un dato negativo. Non tutti i ragazzi impegnati in quegli anni seguirono la strada del terrorismo. Per alcuni fu proprio quell’impegno a salvarli dal nichilismo consumistico, dalla droga o dalla criminalità. 

Quelle sedi di organizzazioni giovanili, prima degli anni di piombo erano in fondo solo il luogo in cui si contrapponevano Ezra Pound e Julius Evola a Pablo Neruda e Antonio Gramsci, o Nietzsche e Schopenhauer a Marx e Engels. Non si nega che nelle scuole di allora il solo fatto di militare a sinistra creava simpatie tra i professori, mentre farlo a destra spesso pericoli e gravi inconvenienti.

Ma nessuno di quei ragazzi armati sospettava di essere – scrive l’autore –  “carne da macello”, di essere insomma pedine mosse da un potere che da quello scontro aveva solo da guadagnare: esacerbare il conflitto nei giovani per fare in modo che l’opinione pubblica, spaventata e in cerca di pace sociale, non prendesse altre strade al di fuori di quelle già predefinite.

Una narrazione piacevole e scorrevole accompagna il lettore a un epilogo toccante, ma la forza delle pagine di Ruggeri è tutta nel lucido realismo che accompagna il racconto. Scrutando il lato umano e politico di quella contrapposizione, si giunge a comprendere la complessità di quegli anni, e si aprono le vie della pietà per coloro i quali, da innocenti, persero la propria vita in quella spirale di odio e di follia.