Francia e Russia: breve storia di una vecchia amicizia ( fino alla guerra)

di Redazione
16 Aprile 2022

Di Umberto Marsilio

Ad eccezione dell’età napoleonica e della guerra di Crimea (1854-1856), tra Francia e Russia i rapporti son sempre stati buoni. Anche dal secondo dopoguerra al 1991, nonostante la Guerra fredda, tra la Francia e l’Unione Sovietica i rapporti sono sempre stati cordiali anche per ragioni storiche. Andando ancora più indietro nel tempo, è interessante notare come la Francia sia stata la più grande alleata della Russia in Europa. Dopo il crollo del Secondo Impero francese di Napoleone III nel 1870, verso la fine del XIX secolo la Francia tornata repubblica e l’Impero russo dello zar Alessandro III avevano rotto il proprio isolamento internazionale siglando un patto militare difensivo definito Duplice Intesa, un’alleanza in funzione antitedesca. Tale accordo era segreto, venne firmato nel 1892 e rimase in vigore fino alla Rivoluzione Russa del 1917. Per celebrare l’inedita e storica alleanza a Parigi, sulla Senna, venne costruito il ponte Alessandro III, che collega il Grand Palais e il Petit Palais all’Hôtel des Invalides.

Tra le due guerre, negli anni trenta, in particolar modo con l’ascesa di Hitler in Germania, francesi e russi, o meglio sovietici, tornarono ad unirsi e il 2 maggio 1935 venne firmato il patto franco-sovietico, un trattato bilaterale che prevedeva mutua assistenza in caso di aggressione da parte di un paese europeo verso uno dei due contraenti. Nonostante le profonde differenze politiche e sociali dei due paesi, entrambi erano consapevoli che bisognasse aiutarsi reciprocamente avendo entrambi un grande nemico comune, la Germania guglielmina prima e nazista poi.

Con la fine della Seconda guerra mondiale nel 1945, ma soprattutto con la nascita della Quinta Repubblica e il ritorno di de Gaulle al potere nel 1958, la Francia fu il paese che più ostacolò l’egemonia statunitense sul Vecchio Continente, nella prima metà degli anni sessanta, attirandosi le simpatie di Mosca. Non è un caso che il generale abbia auspicato in quegli anni un’Europa “dall’Atlantico fino agli Urali”. Certamente de Gaulle non era un simpatizzante del sistema socialista sovietico, era un anticomunista di ferro, ma nella sua visione la Francia avrebbe dovuto essere la guida politica e militare dell’Europa ed essere in grado di non temere la Russia, dialogando anche con essa, e di farsi rispettare, come potenza di pari forza e grandezza, dagli Stati Uniti d’America.

Una visione che per i francesi è valida ancora oggi. Con il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e dell’Unione Sovietica nel 1991, Francia e Russia, quest’ultima denominatasi Federazione Russa con un sistema repubblicano semipresidenziale (come in Francia), iniziarono a riprendere un dialogo politico che ha avuto il suo momento culminante nella comune opposizione nel 2003 all’invasione statunitense dell’Iraq di Saddam Hussein. Il presidente francese Jacques Chirac, in carica dal 1995 al 2007, e Vladimir Putin, in carica come presidente inizialmente dal 1999 al 2008, instaurarono fin da subito un rapporto proficuo e di amicizia. Celebre è diventata l’espressione dello stesso Chirac “non ci si può asciugare i piedi sulla Russia”, invitando anche altri illustri colleghi ad aprirsi a Mosca ed è significativo che ai funerali di Chirac a Parigi il 30 settembre 2019 abbia partecipato anche Putin.

Con la rielezione di quest’ultimo a Presidente della Federazione Russa nel 2012, la Russia e la Francia del nuove presidente François Hollande, eletto anch’egli nello stesso anno, inaugurarono nuovamente la formazione di una sorta di intesa d’intenti franco-russa: entrambi i paesi, nel 2015, auspicarono per primi la creazione di una grande e unica coalizione internazionale sotto l’egida dell’Onu contro l’Isis in Siria e il terrorismo di matrice jihadista, quest’ultimo riemerso prepotentemente con gli attentati di Parigi e del volo Metrojet 9268 in Egitto.

La Francia e la Germania, Hollande e la Cancelliera Angela Merkel, avevano l’anno precedente mediato alla stipula del Protocollo di Minsk, firmato il 5 settembre 2014 dopo lunghi colloqui nella capitale bielorussa. L’accordo avrebbe dovuto far cessare i combattimenti nella regione di Donbass, nell’Ucraina orientale, combattimenti iniziati nell’aprile dello stesso anno in seguito alla rivoluzione politica ucraina nel febbraio, rivoluzione che era la conclusione delle proteste dell’Euromaidan, quest’ultime iniziate nel novembre 2013.

Il Protocollo di Minsk era stato firmato dal Gruppo di Contatto Trilaterale sull’Ucraina, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk, quest’ultime marcatamente filorusse e appoggiate da Mosca e in lotta con Kiev per l’indipendenza. Tuttavia i combattimenti non terminarono e così l’11 febbraio 2015 Hollande e la Merkel mediarono nuovamente un nuovo accordo, denominato Protocollo di Minsk II, questa volta stipulato direttamente tra Putin e l’allora presidente ucraino Petro Porošenko. Importante è sottolineare quanto il rapporto economico e commerciale fra Berlino e Mosca si sia consolidato durante il cancellierato della Merkel dal 2005 al 2021: un esempio di ciò è il gasdotto Nordstream-2 che collegherà (forse) la Russia e la Germania. Se la Francia, con Chirac, Sarkozy, Hollande, ha puntato, dall’arrivo di Putin al Cremlino, ad un dialogo con Mosca per questioni di sicurezza e stabilità internazionale, riguardo il teatro mediorientale in particolare, nell’ultimo decennio il ruolo della Germania quale mediatore fra Mosca e l’Unione europea (e più in generale l’Occidente)è aumentato, grazie anche alla statura politica e alla credibilità internazionale di Angela Merkel e il primato europeo tedesco nei rapporti commerciali con la Russia. Tuttavia la Francia rimane la prima potenza militare della UE, l’unica dotata di arma nucleare e con un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Di ciò era e ne è ben consapevole Emmanuel Macron, eletto presidente nel 2017, che invitando Putin a Versailles per un incontro già il 29 maggio di quell’anno, ha voluto fin da subito rilanciare l’ambizione storica della Francia di ergersi paese guida dell’Europa e di principale interlocutore europeo con la Russia.

Macron nel 2019 si è perfino spinto a dire che la Nato era oramai in stato di morte cerebrale, parole non condivise dalla Merkel e ben accolte al Cremlino. La Merkel ha sempre ribadito l’importanza fondamentale dell’Alleanza Atlantica come contrappeso ai suoi continui e notevoli rapporti commerciali con Mosca. Con la crisi russo-ucraina del 2021-2022 è emersa ancora più limpidamente la “rivalità” fra Parigi e Berlino per il ruolo di principale mediatore e interlocutore fra la Russia e l’Occidente, ovvero Nato e UE. Il 24 febbraio scorso con l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina decisa da Putin, preceduta dal riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche filorusse di Doneck e di Lugansk il 21 febbraio, sia Macron sia Olaf Scholz, nuovo Cancelliere dal dicembre del 2021, hanno visto la loro azione diplomatica (con viaggi a Kiev dal presidente ucraino Zelensky e a Mosca da Putin) vanificarsi di fonte all’azzardo putiniano. Per la Germania la guerra ha comportato l’interruzione del Nordstream-2, una decisione non poco facile. Scholz ha preso decisioni storiche sul fronte della difesa aumentando la spesa militare per portarla rapidamente al 2,0% del PIL come richiesto dalla Nato (oggi è dell’1,49%).

Il riarmo tedesco e il rafforzamento della sua difesa è però concepito per il contesto europeo più che per quello atlantico, e questo è un aspetto di non poco conto.

La Francia di Macron, che al momento detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, è ben consapevole che dato il suo primato militare la difesa europea non si può fare non passando per Parigi. Con la guerra in corso e la determinazione di Putin a non cedere, con le sanzioni della UE a Mosca, le possibilità di una azione diplomatica mediatrice di Macron e Scholz si fanno assai più complicate, visto il sostegno dei due paesi all’Ucraina del presidente Zelensky. Con le elezioni presidenziali francesi alle porte, molti sono gli interrogativi che ci si può porre: la guerra russo-ucraina rilancerà il progetto di difesa comune europea a scapito dell’Alleanza Atlantica o quest’ultima si è dimostrata più solida e compatta dei velleitari propositi di creazione, per l’appunto, di una difesa comune europea? La Francia saprà guidare, in comune accordo con Berlino e Roma, questo ambizioso progetto e come farà a farlo seguendo il desiderio gollista di una Parigi pari interlocutrice fra Mosca e Washington? Quanto sarà disposta a rinunciare la Germania in termini di rapporti commerciali con la Russia limitando il proprio ruolo geopolitico? Chi sarà secondo Putin l’interlocutore principale europeo con cui confrontarsi? Certamente, molto dipenderà da come finirà il conflitto e dalle conseguenze di quest’ultimo.

Il solco generatosi fra Mosca e Parigi è profondo: vedremo se mai tornerà l’amicizia che riporterà in auge l’idea di un’Europa “dall’Atlantico fino agli Urali”.