“Dio stramaledica gli inglesi”: storia di uno slogan

di Daniele Dell'Orco
8 Luglio 2021

Senza ombra di dubbio la radio fu il principale strumento di propaganda del Primo Novecento. Ovviamente anche prima e durante la Seconda guerra mondiale. Affidandosi alle voci note e popolari di alcuni speaker, i vertici politici cercavano di narrare storie di grandi vittorie e di atti eroici (talvolta reali, talvolta presunti) attraverso apposite rubriche. L’idea di una guerra vincente era, ed è sempre, indispensabile per compattare il fronte interno, ben più insidioso di qualsiasi nemico.
Tra le rubriche radiofoniche più popolari della Seconda guerra mondiale una fu quella ideata dal Ministro della Propaganda Alessandro Pavolini, “Notizie da casa” ed aveva l’intento di far pervenire ai soldati al fronte i saluti e gli incoraggiamenti dei familiari. La vita vera, però, era fatta di malessere per le gravidanze da condurre in solitudine, di raccolti andati a male, di piccoli drammi quotidiani accentuati dalla lontananza e dal clima di precarietà della guerra. Così i messaggi venivano “leggermente” ritoccati in senso apologetico, per non far prevalere la malinconia.
Ma certamente la rubrica radiofonica più popolare, vera e propria punta di lancia del Regime, era “Commenti ai fatti del giorno“. Andava in onda tutte le sere, alle 20.20 e vi si alternavano propagandisti scelti, come Mario Appelius o Giovanni Ansaldo.

Soprattutto il primo era uno degli uomini più riconoscibili e famosi d’Italia, grazie alla sua penna ma soprattutto alla sua voce. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1892 aveva avuto una gioventù avventurosa. Negli anni Trenta aveva girato mezzo mondo, da un certo punto in poi, come inviato del “Popolo d’Italia”. Etiopia, Somalia, Congo, Giava, Borneo, Indocina, Cambogia, Laos, Tonkino, Patagonia, Cuba, Haiti, Guatemala, Nicaragua e Giappone (il cui diario è stato riscoperto e ripubblicato da Idrovolante edizioni) i suoi racconti di viaggio, scritti con una prosa fantasiosa e forbita, sulle città ed i popoli che andava visitando in un momento storico in cui certamente non si girava in mondo con voli low-cost, né con i pacchetti vacanza, né in compagnia del fido Instagram.
La sua conduzione dei “Commenti ai fatti del giorno” era certamente la più brillante e, da campione di slogan quale era, gli venne chiesto di ideare qualcosa di efficace per fomentare gli italiani subito prima di interrompere le comunicazioni. Detto, fatto. Il suo spazio si chiudeva invariabilmente con la frase: “Dio stramaledica gli inglesi!“. Appelius è anche l’inventore del famoso complotto “demo-pluto-masso-giudaico” oltre ad un abile confezionatore di vittorie militari (anche inesistenti).

Siccome da Tribuno era tanto efficace quanto pericoloso per i nemici, Appelius vanta pure un altro primato. Essere il primo italiano della storia vittima degli hacker. Dalla Serbia titina, infatti, Luigi Polano, classe 1897, comunista di ferro che conobbe Lenin, agente impiegato dal Komintern in delicati incarichi in giro per l’Europa, uomo di fiducia, negli anni difficili a Mosca, del leader dei comunisti italiani Palmiro Togliatti, si avvaleva dell’assistenza di tale Lenochka (un agente del Nkvd, la polizia segreta staliniana) per “disturbare” le comunicazioni di Appelius facendo controinformazione e identificandosi come “la voce della verità”. Il “duello” tra Appelius e Polano caratterizzò specie l’ultima fase del conflitto, quella in cui le verità di ferro diffuse dal Regime iniziavano a scricchiolare sotto i colpi della cronaca.
Man mano che gli anglo-americani avanzavano, anche la popolarità di Appelius iniziò a battere in ritirata. Per lui, comunque, gli inglesi rimasero sempre degli “stramaledetti”, fino alla sua morte, il 27 dicembre 1946 (poco prima, beneficiò dell’amnistia Togliatti per evitare il carcere come “apologeta del fascismo”). Almeno nel calcio. Almeno domenica. Stramalediciamoli.