Roma Caput Mundi si, ma senza fondi

di Michele Orsini
28 Aprile 2021

Scoppia in questi giorni la polemica sul progetto Roma Caput Mundi. Un progetto che secondo il Governo dovrebbe servire a realizzare opere necessarie per superare le numerose criticità della città. Sulla carta sembra un’eccellente iniziativa, peccato però per la scarsa dotazione del piano (500 milioni di euro).Nel Piano Nazionale di Recupero e Resilienza sono previsti generici interventi di riqualificazione e di vario genere. Mancano invece quelli più importanti: smaltimento dei rifiuti e trasporto pubblico.

Con i soldi europei sarà finanziata la tanto famosa quanto contestata funivia Casalotti-Boccea dal costo di 212 milioni di euro mentre sarebbero stati preferibili finanziamenti per la linea metropolitana C e la futura linea D per potenziare il carente trasporto pubblico romano. Le opere più importanti per la Capitale sarebbero dovute rientrare nel PNRR, mentre gli interventi generici di riqualificazione sarebbero dovuti rientrare nella legge di bilancio o in altri strumenti di finanziamento.Roma risente di problemi dovuti ad anni di pessima amministrazione, inclusa quella della Raggi. E sono i cittadini a pagarne non solo il costo ma anche il prezzo: Roma, infatti, è la città con l’onere tributario più alto d’Italia.

Allo stesso tempo le carenze dei servizi sono notevoli: da un trasporto pubblico lento e inefficiente ad una pessima gestione dei rifiuti. Un intervento sarebbe più che dovuto per far rinascere questa città ormai decadente e per incentivare il turismo di qualità: nessuna capitale europea, infatti, ha raggiunto un tale livello di degrado. È urgente anche potenziare il trasporto pubblico per far fronte non solo alle esigenze dei residenti e dei pendolari ma anche per la gestione dell’immenso flusso di turisti.

Il rimpianto è ancora maggiore perché se i fondi per la capitale fossero stati presi dai 30 miliardi del fondo complementare, non ci sarebbe stato il limite temporale del 2026 del PNRR e quindi avrebbero potuto finanziare il potenziamento delle metropolitane, opera che richiederebbe tempi più lunghi del 2026.Altro grande problema della città è il dissesto di molte strade che mettono a rischio persone e mezzi di trasporto. Incentivare il ricorso al trasporto pubblico significa anche garantire la sicurezza e l’efficienza delle strade. Andrebbero inoltre potenziate le piste ciclabili, visto il recente aumento non solo delle biciclette ma anche dei monopattini elettrici e di altri mezzi di spostamento alternativi.

Parcheggi sotterranei restituirebbero ordine e decoro alla città. Urge il rinnovo del parco autobus, ormai giunto alla fine del ciclo di vita tanto che più volte abbiamo visto autobus in fiamme per le strade, uno spettacolo grottesco per una città come Roma.Una pioggia di finanziamenti per generici interventi di riqualificazione non basta per Roma. Serve una legge ad hoc sul modello delle capitali estere per consentire una maggiore autonomia e quindi interventi ben più mirati. Sinora al Governo si può criticare una mancanza di coraggio.

La speranza è che con i prossimi interventi si possa correggere il tiro approfittando anche della sospensione dei vincoli di bilancio europei. Del resto lo stesso Draghi ha più volte sottolineato che il debito fatto per investimenti seri e remunerativi, quali sono gli interventi auspicati, è un debito “buono”.