Le morti bianche aumentano nonostante i lockdown

di Daniele Dell'Orco
19 Luglio 2021

I dati relativi al 2020 sono emersi dalla Rapporto annuale presentata alle Camere dall’Inail, quello caratterizzato dal Covid. All’Istituto sono arrivate poco più di 571mila denunce di infortunio (-11,4% rispetto al 2019) e un quarto sono contagi di origine professionale. Il dramma sono gli infortuni mortali: 799 (+13,3% rispetto ai 705 del 2019), di cui 261, circa un terzo del totale.

Gli incidenti “in itinere” sono crollati (-38,19%) come pure quelli mortali sempre nel percorso casa lavoro (-31,72%) con 226 contro i 331 del 2019, ma è ovviamente per effetto del lockdown. Nel 2020 si registra un calo delle denunce di malattia professionale del 26,6% con 45.000 casi.

Capitolo protezione Inail. Con la firma dei primi contratti che prevedono migliori condizioni di lavoro per i lavoratori autonomi delle consegna a domicilio sono stati fatti passi avanti per la protezione dei “rider”, che hanno conquistato oltre a diritti fondamentali (compensi orari minimi, indennità integrative, incentivi rapportati al numero di consegne) anche l’applicazione delle norme sulla salute e sicurezza (assicurazione Inail e per danni a terzi, formazione, fornitura gratuita di dotazioni di sicurezza). Paradossalmente, però, dalla protezione Inail sono esclusi i medici.

Tutte problematiche ben note da tempo ma che sono tornate d’attualità a causa della pandemia. Ciò che colpisce, però, è che nemmeno il lockdown ha fermato l’emorragia di morti bianche, cresciute (anche a causa di contagi e malattia) nonostante lo smart working e i posti di lavoro polverizzati.
Drammi di cui si parla sempre troppo poco. E nel 2021 gli infortuni sono già in aumento, al netto dei casi legati ai contagi da Covid.