Guerre puniche a parte il Ministro Cingolani si confuta da solo

di Daniele Dell'Orco
26 Novembre 2021

Il ragionamento del Ministro Cingolani si confuta da solo.
Dice:

«Non serve studiare quattro volte le guerre puniche, occorre cultura tecnica. Serve formare i giovani per le professioni del futuro, quelle di digital manager per esempio».

Uno dei problemi della politica moderna, come si vede, è invece proprio l’incapacità di comunicare. Competenza che si forma nel campo umanistico.

La sintesi del ragionamento di Cingolani infatti, di per sé, non è neppure sbagliata. Ma parte da un presupposto clamorosamente fallace.
Oltre alla solita “volgarità” del dover sminuire gli studi umanistici e usarli come termine di paragone al ribasso contro lo strapotere delle competenze tecniche, Cingolani parla come se questo fosse un Paese di dotti, eruditi, pensatori e acculturati che beneficiano di un sistema educativo volto SOLAMENTE ed efficacemente alla formazione umanistica.

Il problema è che non è così. Perché se è vero che gli italiani sono carenti nell’apprendimento delle lingue straniere, nell’educazione finanziaria, nell’innovazione etc. è anche vero che sono altrettanto carenti ANCHE in cultura.

Cingolani cita altre realtà “avanzate” d’Europa.
Ebbene, basta guardare un paio di grafici per capire che rispetto a loro siamo all’era geologica anche, ad esempio, per quanto concerne lo sviluppo del mercato editoriale.

Quello francese vale quasi il doppio del nostro, che peraltro non cresce.
Quello inglese (che beneficia della lingua mondiale) è triplo.
Quello tedesco è ancora maggiore.

In un altro grafico, invece, è possibile vedere la straordinaria percentuale di non lettori italiani. Soprattutto tra le classi formate, tra i laureati, tra i professionisti con stipendi sopra i 2mila euro mensili. Tra persone, dunque, che avrebbero, e dovrebbero avere, capacità, background, portafogli per alimentare il mercato librario.

Il problema, allora, caro Ministro, è duplice: non si tratta di dover sacrificare la storia, la filosofia, l’arte, la letteratura perché si studiano troppo e possono essere “tagliate” come fossero voci di bilancio pubblico (che infatti si vede cos’hanno prodotto); si tratta di dover cambiare radicalmente la concezione di termini come formazione ed erudizione.

Un esercito di ingegneri incapaci di elaborare un pensiero critico è un esercito di replicanti.
Un esercito di informatici con zero libri in casa è manovalanza.
Un esercito di tecnici che non conoscono la propria cultura e la propria identità è destinato ad essere vassallo di altri.