Fiera e stadio ancora in dubbio, da due anni a Roma non ci sono progetti

di Andrea Saponaro
7 Febbraio 2017

Nessun progetto sulla città. Nessuno di quelli in cantiere che va avanti. Olimpiadi negate e Roma che perde appeal giorno dopo giorno. Non è solo una sensazione dei cittadini romani, che dopo soli sei mesi hanno perso la speranza di cambiamento di governo portato dal tiepido vento a cinque stelle, ma sono la mancanza di idee e di progetti denunciati dal mondo dell’impresa e del commercio romano.  «L’amministrazione di questa città è ferma ormai da due anni e mezzo», dice il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti che, abituato ad essere molto franco nell’esprimere le sue opinioni, aggiunge: «L’economia della città è in una situazione decisamente grave. Non si tratta più di inerzia ma di un blocco: prima con l’ultimo anno di Ignazio Marino, poi con il commissario Tronca, poi con Virginia Raggi, nulla è andato avanti. Così Roma nel periodo più duro e nella sua crisi economica più pesante non ha un punto di riferimento istituzionale».

Quello di Tagliavanti è il nuovo allarme che si aggiunge ai tanti già lanciati nell’ultimo periodo, con la capitale del nord che sta marciando ad una velocità decisamente più alta di quella a sud, con le industrie che continuano a spostarsi a Milano, mentre da noi le attività principali, dal commercio, al turismo, all’edilizia continuano a decadere. «La mancanza di un punto di riferimento istituzionale – prosegue – significa mancanza di certezza nel futuro. Un’impresa che vuol fare degli investimenti deve sapere cosa si aspetta. Questo oggi a Roma non c’è, per questo molte aziende decidono di andare altrove. Se ne va Sky perché non sa se avrebbe avuto la banda larga, se ne vanno capitali e società perché non sanno come finiranno i loro investimenti, che se non si chiudono creano delle voragini finanziarie».

Effettivamente di esempi ce ne sono tanti: dalla Fiera di Roma, investimento tutto pubblico che non si sa se arriverà alla chiusura del ciclo di dieci anni, alla vecchia Fiera sulla Cristoforo Colombo, per cui non è stata presa ancora una decisione. Dalle caserme di via Guido Reni, alla Vela di Calatrava, per finire allo stadio della Roma. «La situazione è grave soprattutto in termini progettuali – sostiene Tagliavanti-. Si continuano a chiedere soldi al Governo: ma per fare cosa?».

Un’altro allarme lo lancia Filippo Tortorieillo, presidente di Unindustria, l’associazione degli industriali romani e laziali che fanno capo a Confindustria: “Roma è una città ferma, versa in una situazione di totale stasi e assenza di progetti: se continua così sarebbe impossibile giustificare un’inerzia di questo tipo e la stessa Raggi dovrà trarne le conseguenze”. “Siamo davvero preoccupati – spiega Tortoriello – “Sul fronte Ama e Atac la situazione è drammatica. La metro di Roma è indecente, rifiuti e decoro sono fondamentali per la ripresa della città”. Il pensiero va alla crisi del lavoro e all’impoverimento del ceto medio: da Almaviva a Sky, gli esempi non mancano. “La decisione di Sky è stata associata anche alla mancanza di appeal di Roma. Qualcuno dice che se ci fossero state le Olimpiadi, Sky non sarebbe andato via”.

I progetti da sbloccare per rilanciare l’economia ci sono: lo stadio della Roma, la Fiera, le partecipate, il turismo. Eppure manca, secondo gli industriali, anche la programmazione per il futuro. E i risultati si vedono: secondo l’ultimo rapporto di ForumPa su sviluppo e sostenibilità in Italia, Roma è al 21esimo posto sempre più staccata da Milano, Bologna, Venezia. Se non arriva una brusca inversione di tendenza dal Campidoglio le conseguenze si sentiranno in tutti i settori della città.