AstraZeneca sì, AstraZeneca no e la comunicazione che non funziona

di Daniele Dell'Orco
10 Giugno 2021

Stavolta, è difficile da ammettere, il giubilo del fronte no-vax è più che giustificato. Non per via del vaccino in sé, sia chiaro, ma della comunicazione disastrosa che ricorda molto quella dei tempi del trio Conte-Arcuri-Speranza. Le indicazioni “preferibili” rilasciate da Ema e Aifa sull’utilizzo dei sieri a vettore virale per gli over 60 hanno dato il via al solito liberi tutti. Le Regioni si sono attrezzate in modo arbitrario e politico. Non essendoci divieti ma solo raccomandazioni, c’è chi ha puntato forte sugli Open Day aperti anche ai giovanissimi (es. Lazio e Sicilia). Chi invece no (es. Veneto e Friuli). A Napoli, prima era annunciato un Open Day AstraZeneca, ora è annullato.

Dopo la levata di scudi di diversi esperti (pro-vax) sui rischi della somministrazione sui più giovani (specie donne), c’è l’ipotesi concreta che la cabina di regia del Governo possa inserire restrizioni più chiare, sconsigliando l’utilizzo per gli under 50 e creando un caos unico sia per le Regioni che stanno andando avanti con gli Open Day, sia per chiunque, sotto quella soglia d’età, abbia già ricevuto una prima dose.

Ieri in una riunione del Comitato tecnico scientifico Speranza e il capo di Aifa Nicola Magrini si sono ritrovati di fronte a un dilemma non da poco: chi rettifica? Il ministero della Salute, con una circolare firmata dal direttore della prevenzione Giovanni Rezza? Oppure lo stesso Cts? Ma soprattutto, perché? Prima degli ultimi casi di trombosi i rischi non si conoscevano? Le Agenzie del Farmaco l’avevano detto, pur con pochi dati alla mano e soprattutto con scarsa chiarezza sul legame diretto complicazione-vaccino (che ancora non c’è).

Ma se si è scelto di andare avanti visto il “modello UK” (e non il “modello Israele”, dove primeggia Pfizer), ora come si può anche solo caldeggiare l’ipotesi di fare una rettifica senza offrire una sponda a chi dice che “siamo tutti delle cavie” e avremo tutti “le braccia magnetiche”? È un cinema tale da confondere anche i più pro-vax, i medici vaccinatori, i titolari delle farmacie. Persone con cui siamo in contatto nient’affatto soddisfatte di questi continui dietrofront. La vaccinazione è importante, ma in questo cinema anche alcuni tra i più convinti accetteranno di ricevere il vaccino con meno certezze, per colpa di una comunicazione carente di cui non si sentiva proprio il bisogno e che finisce, ancora un volta, dritta dritta nel manuale “Come non gestire una pandemia sotto l’aspetto psicologico”.