Sei proprio tu Diabolik ? Come uccidere un’ icona

di Pasquale Ferraro
17 Dicembre 2021

L’attesa febbrile -prolungata dalla pandemia – ha finalmente avuto termine, e Diabolik dei Manetti Bros è arrivato nelle sale ( purtroppo), ma qui all’attesa per questa pellicola si è soggiunta quella per la prossima che cancelli al più presto questa desolante trasposizione cinematografica dell’antieroe per eccellenza del fumetto italiano. 

Fortunatamente le sorelle Giussani non vedranno l’amara sorte toccata alla loro creatura , totalmente distorta e reinterpretata in chiave psichiatrica, da una sceneggiatura scialba e da uno stile eccessivamente fumettistico che finisce per annullare le atmosfere  noir che dovrebbe  circondare un personaggio come Diabolik, nato appunto come antieroe per eccellenza, un criminale  spietato, ma  con un’anima, e soprattutto un cuore. 

Gli occhi della pantera infatti non si sono mai illuminati  di quel fuoco a cui siamo abituati -persino nel bianco e nero del fumetto –  per le due ore del film,  dove più che un’affascinante criminale, Luca Marinelli  ha messo in scena una versione sociopatica e disconnessa dalla realtà di un personaggio che del carisma e del fascino fa la sua carta d’identità.  La somiglianza fisica con il Diabolik è totalmente assente, e certo capiamo la difficoltà di reperire un Robert Taylor ( l’attore americano sul cui volto le sorelle Giussani modellarono il volto di Diabolik), ma non è giustificabile neanche una cosi scarsa somiglianza, per non parlare del naso alla Cyrano de Bergerac che non ci risulta fra le caratteristiche dell’ inafferrabile criminale di Clerville, e anche cosa alquanto scioccante la poca fluidità nei movimenti, caratteristica al contrario dominate nel Diabolik del fumetto, paragonabile nel film all’agilità  di un cactus nel deserto del Nevada. Altra note orribilis lo sguardo, la peculiarità di Diabolik per l’azzurro glaciale degli occhi e la profondità che trasmettono, resi nella pellicola come sopiti dalle gocce prima di un controllo oculistico. 

Tralasciamo le scene d’azione e sopratutto gli inseguimenti , che ricordano le disavventure degli attempati automobilisti occupanti la destra della carreggiata alla velocità di crocerà di 10 km/h e che si attirano  le ire degli altri automobilisti malcapitati, causando enormi colonne sulle nostre arterie stradali. Eppure dalla possente Jaguar di Diabolik e dalle Lancia della Polizia di Clerville ci aspettavamo molto di più, visto anche che negli anni ‘70 tra Alfa e Lancia sfrecciavano per le vie di Milano, Roma e Napoli negli spettacolari inseguimenti del poliziottesco all’Italiana. Bei tempi e quanta nostalgia. 

La delusione è tale per gli appassionati e gli estimatori del fumetto che l’unica nota positiva è la presenza dell’eterea bellezza di Miriam Leone,  che rianima lo spettatore con la sua sublime interpretazione di Eva Kant,  il sogno su cui tanti giovani hanno costruito l’ideale della loro donna perfetta, e che saranno grati alla Leone per non aver deluso le attese. Bravi i costumisti – fiore all’occhiello del cinema nostrano – per i costumi e per gli outfit di Eva Kant, eleganti e capaci di potenziare la già venerea bellezza di Miriam Leone. 

Non delude neanche il buon Valerio Mastandrea il miglior caratterista su piazza, che nonostante le pessima sceneggiatura , è riuscito grazie alla sua bravura a salvare un personaggio cruciale ed imprescindibile nella trama come l’ispettore Ginko. 

Gli aspetti positivi sono talmente pochi che non è difficile coglierli e rammentarli, e del resto anche la delusione è tanta, perchè in fondo questa è l’ennesima occasione persa di lanciare nell’Olimpo del cinema un eroe – antieroe – del nostro fumetto, che non ha nulla da invidiare ai personaggi d’oltre oceano. 

Certo se autori e sceneggiatori si fossero rivisti la tricologia  di Nolan su Batman forse avrebbero prodotto qualcosa di migliore, calando Diabolik non in una scenografia che alla nostra generazione ricorda il fantabosco della  “Melevisione”, ma qualcosa di più indicato e adatto al  “re del terrore”. Non ci resta che sperare nel futuro, cercando – ma non sarà facile di dimenticare questa triste pagina del cinema nazionale. 

Qualche anno fa Sky annunciò una serie su Diabolik, presentò un trailer – bellissimo – ancora rintracciabile sul web che ci lasciò con il fiato sospeso, poi a quanto pare non se ne fece nulla, ma forse ora approfittando dell’eco del film si potrà riprendere il progetto, dando un senso al film e salvando Diabolik. Un suggerimento, nel caso riavviaste la produzione per il ruolo di Eva Kant suggeriamo Miriam Leone e non si accettano compromessi.