La festa delle forze armate tra storia e sfide future

di Michele Orsini
8 Novembre 2021

Nel calendario istituzionale il 4 novembre, ricorrenza della fine della Prima Guerra Mondiale con l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, si celebrano le forze armate. Una ricorrenza che porta a due riflessioni: una di ordine storico e una sul futuro. Non solo è fondamentale ricordare il sacrificio di milioni di militari italiani, in tutte le guerre e le missioni internazionali, per la Patria, ma è anche molto importante analizzare l’andamento delle nostre politiche estere e di difesa. Purtroppo in questi anni l’Italia ha dovuto operare tagli di bilancio nel settore difesa e la classe politica non ha mai prestato particolare attenzione ai dossier esteri, con il risultato di rimanere spesso emarginata anche tra gli alleati e commettere errori grossolani. Occorre analizzare più attentamente le policy attuate e da attuare nelle varie componenti delle Forze Armate. 

La Marina, eccellenza italiana, è forse il settore più importante per l’attuazione di una politica securitaria efficiente. Sebbene abbia numeri esigui, può vantare alcune eccellenze come la portaeromobili Cavour o la Lending Helicopter Dock Trieste. Come sostenuto autorevolmente dalla Rivista Italiana Difesa, sarebbe utile per l’Italia varare una seconda portaerei. Questa proposta, assolutamente condivisibile, mira a garantirci una maggiore proiezione nel Mediterraneo, mare sempre più caldo e sempre più rilevante nello scacchiere internazionale. Oltretutto è necessario aumentare la dotazione dei mezzi navali da anni in calo. Occorre poi aumentare le nostre capacità di combattimento dotandoci sia di sottomarini con capacità di deep strike sia di vettori capaci di adempiere a tale ruolo. Un ruolo rilevante è svolto dagli F35 assegnati alla Marina: questi aerei, tra i più sofisticati al mondo, ci permettono di proiettare una notevole capacità militare.

La nostra Marina è tra le poche adatte, insieme a quella britannica, a operare con tali mezzi e Leonardo S.p.A. ha ottenuto le licenze di produzione dei velivoli. Per quanto riguarda l’esercito, va rilevata l’obsolescenza di molti armamenti a partire dal C1 ariete, il nostro carro armato (MBT). In questo ambito, dati gli ingenti costi di progettazione e realizzazione, diventa fondamentale cooperare con gli altri paesi europei o alleati. Una delle ipotesi vagliate, infatti, riguarda una possibile collaborazione con la Polonia, paese che necessita di molti MBT. Altre ipotesi sono una collaborazione con Spagna e Austria o con Francia e Germania o, infine, con Israele.

La necessità di un carro armato è stata riaffermata, dopo un periodo in cui era passato di moda, dagli eventi del 2008 e del 2014. Inoltre, anche il contesto afghano ha rilanciato la necessità dei carri armati: il Canada, infatti, ha dovuto prendere in leasing alcuni Leopard 2 A6M dalla Germania proprio da impiegare in Afghanistan. Gli MBT restano sempre una necessità per gli eserciti sia per la mancanza di alternative sia per il loro ruolo fondamentale in caso di scontri ad alta intensità. Altro tema rilevante nell’analisi delle politiche legate all’esercito è quello del suo impiego.

Manca, purtroppo da molto tempo, una strategia nazionale seria che preveda di impiegare l’esercito nei contesti vicini in cui i nostri interessi nazionali sono a rischio. Per citare il penultimo numero di Limes questa è la nostra lezione afghana: usare l’esercito dove abbiamo necessità noi o comunque, avendo contezza dei nostri interessi ed obiettivi, saper ottenere qualcosa in cambio di interventi in contesti lontani per aiutare l’alleato americano.L’aviazione sembra essere l’arma nelle migliori condizioni: abbiamo eccellenti mezzi, dagli F35 agli Eurofighter, e abbiamo ambiziosi progetti.

Partecipiamo al consorzio per la realizzazione del Tempest, caccia multiruolo di sesta generazione, che dovrebbe andare a sostituire gli Eurofighter Typhoon. Nel consorzio sono presenti sia gli inglesi che gli svedesi, neutrali formalmente ma è probabile una revisione di questa politica. Gli F35 sono al momento la migliore componente aerea nazionale data la loro elevata capacità tecnologica e le loro prestazioni. Anche a livello industriale le nostre capacità sono notevoli: oltre alla sopracitata capacità di produzione degli F35, abbiamo una notevole expertise nella produzione elicotteristica.

Nel Documento Programmatico Pluriennale emerge che l’Italia armerà i suoi droni Reaper ammodernando così la flotta. Fondamentale per colpire bersagli nemici con notevole precisione, senza mettere a rischio le vite dei piloti. 

Le forze armate sono elementi decisivi nello sviluppo di una strategia nazionale seria ed ambiziosa. Sebbene l’Italia non possa ovviamente ambire ad un ruolo di prim’ordine, può però, nel medio periodo e con i dovuti interventi, ambire ad un ruolo nel nostro estero vicino e le Forze Armate possono essere decisive nei contesti vicini in cui la situazione è complicata come in Libia o come potrebbe essere la Tunisia. Il problema è la mancanza di visione strategica della classe politica e il fatto che tali interventi potrebbero non essere ritenuti rilevanti dall’elettorato medio e che quindi anche importanti risultati non possano portare vantaggi elettorali.