“Caso Amadeus”: la strumentalizzazione delle femministe

di Maria Cristina Ferraro
18 Gennaio 2020

“[…]La capacità di una bella e simpatica donna di stare un passo indietro ad un grande uomo”. Questa è la frase – pronunciata da Amadeus nel corso della conferenza stampa di presentazione delle vallette vi saranno a Sanremo 2020 e riferita a Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi – che, da qualche giorno, ha lasciato perplessa l’Italia e le donne italiane.

La questione su cui si deve riflettere non è semplicemente che una donna non possa essere definita simpatica e bella, ma che questi siano gli unici aggettivi con cui possa essere definita. Poteva essere utilizzato qualsiasi aggettivo che non l’avrebbe sminuita ma, certamente, arricchita: intelligente, forbita o dinamica.

Le femministe, dal canto loro, pronte all’attacco, hanno visto disgregarsi cento anni di lotta in dieci secondi. Ritenendo che le donne, ormai, siano un passo avanti; che il loro posto non sia più quello delle retrovie; che le donne ormai siano centro e non cornice; che siano i soggetti determinati dell’azione.

Sicuramente le parole utilizzate da Amadeus, non sono state formulate ed utilizzate nella maniera adeguata, ma, allo stesso tempo, da questo grottesco episodio, deriva un’ulteriore strumentalizzazione di genere.
Sì, perché è stato servito su piatto d’argento alle femministe radicali un ulteriore pretesto per insorgere, con forchettoni in mano, per sottolineare quanto questa società sia retrograda e maschilista e quanto sia necessario sottolineare e lottare per far capire quanto le donne marcino più veloci e
che è ingiusto che questo non venga riconosciuto a sufficienza.
Ma non è forse proprio questo che porta ad una discriminazione? Perché le donne, oggi, non solo si sentono nel giusto, ma si sentono anche di avere il diritto pulsante di calpestare un uomo, per il semplice fatto di ritenersi migliori.


Ora, nei giorni come questi non bisogna lottare per scavalcare, ma per camminare insieme: donne e uomini le une di fianco agli altri. Nessuno avanti e nessuno indietro, ma al pari.
Perché fomentare l’odio verso l’uomo, in quanto tale? Non è necessario. Siamo donne? Comportiamoci da donne, con la nostra dignità; lavoriamo per la nostra società e per evitare che manchino gli aggettivi per definirci.
L’odio genera odio. Il risentimento genera risentimento.
Non dobbiamo essere uno ma un tutt’uno.